Col TRISE si disincentivano gli investimenti e aumentano le tasse
Il TRISE, introdotto dal Ddl. di stabilità, rischia di aggravare il conto delle tasse sull’abitazione. A sostenerlo, ieri, nel corso di una serie di audizioni alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, le associazioni di categoria.
Infatti, se l’ANCE (Associazione nazionale costruttori edili) ha calcolato aggravi fino al +72% rispetto a quest’anno, Confedilizia ha fatto presente che senza modifiche alla Ddl. di Stabilità i proprietari di immobili si troverebbero nel 2014 a versare 10 miliardi di euro in più rispetto sempre al 2013.
Nel dettaglio, il nuovo tributo rischierebbe, per l’ANCE, di “disincentivare gli investimenti immobiliari. Si tratta di un tributo – ha sottolineato il presidente Paolo Buzzetti – che, con la sua componente relativa ai servizi comunali indivisibili (TASI), si sommerà, su una seconda casa, all’IMU e alla tassa sui rifiuti. Inoltre, se la seconda casa, non locata, si trova nello stesso Comune nel quale è situata l’abitazione principale, i tributi dovuti saranno ben quattro, considerata la reintroduzione dell’IRPEF sulle case sfitte”.
Per Confedilizia, inoltre, nella legge di stabilità, come ha detto il segretario generale, Giorgio Spaziani Testa, “non viene rispettato l’impegno del Governo ad un alleggerimento del carico tributario sugli immobili o, almeno, ad un mancato aumento dello stesso”.
Nella seduta di ieri, poi, le Commissioni Bilancio riunite hanno ascoltato CNEL e ABI.
Secondo il CNEL, “le misure di politica fiscale orientate verso obiettivi di maggior favore per lavoratori e imprese risultano ancora largamente insufficienti a dare un segno della volontà di perseguire l’obiettivo di bilanciare il carico fiscale”, come ha spiegato il presidente Antonio Marzano. Per “rilanciare investimenti e consumi interni” occorre “un’effettiva restituzione fiscale impostando una riforma organica e graduale dell’IRPEF, ma iniziando sin dal 2014 da un miglioramento significativo delle detrazioni per lavoratori dipendenti, pensionati, incapienti, e una equivalente riduzione del costo del lavoro, riducendo la sua incidenza sull’IRAP, selettiva per le imprese che investono e realizzano innovazione e nuova occupazione”.
Anche l’ABI ha chiesto “una riduzione della pressione fiscale e contributiva in un contesto di riqualificazione della spesa e di forte ridimensionamento del perimetro dello Stato, anche attraverso significative operazioni di dismissione del patrimonio mobiliare ed immobiliare, compresi gli Enti locali. Bisogna sapere – ha dichiarato il direttore generale Giovanni Sabatini – che si possono avere politiche espansive anche a saldi invariati, nella misura in cui si sposta per esempio spesa improduttiva verso spesa «amica della crescita» o si riducono contestualmente entrate e spese. Il punto sta sempre nella qualità degli interventi. La spending review generalizzata e continua è dunque certamente la via maestra”. (Redazione)
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