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MEF, su Bankitalia nessuna violazione della Costituzione

/ REDAZIONE

Martedì, 3 dicembre 2013

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Il Ministero dell’Economia e delle finanze ha spiegato ieri, attraverso un comunicato, che non c’è stata alcuna violazione della Costituzione nelle norme sulla rivalutazione delle quote del capitale della Banca d’Italia per le quali il Governo ha utilizzato lo strumento del decreto-legge. Per il MEF, le critiche sollevate nei giorni scorsi sono “assolutamente immotivate”.

Il Ministero dell’Economia e delle finanze si concentra in primo luogo sulla revisione dell’assetto organizzativo della Banca d’Italia. La via d’urgenza si è resa necessaria anche per adeguarlo al nuovo Sistema Unico Europeo di Vigilanza Finanziaria, in cui le funzioni di vigilanza verranno esercitate dalla BCE in cooperazione con le Autorità nazionali con l’obiettivo di assicurarne l’omogenea applicazione della supervisione bancaria nei Paesi dell’area dell’euro e negli altri Stati membri aderenti. Il MEF assicura che la questione della rivalutazione del capitale della Banca d’Italia è stata previamente approfondita a livello tecnico da una Commissione di esperti nominata dall’Istituto di via Nazionale; sul testo normativo proposto è stato quindi richiesto il previsto parere della Banca Centrale Europea, che è ancora in corso di acquisizione.

Non si tratta, inoltre, per il MEF, di “privatizzazione”. La definizione sarebbe fuori luogo perché “nulla cambia nella tipologia dei soggetti azionisti, che sono e restano le banche e altri soggetti finanziari determinati”. Il ministero dell’Economia e delle finanze spiega che l’obiettivo del decreto-legge, è invece, da un lato quello di aggiornare il valore delle quote dei partecipanti al capitale, rimasto immutato da lungo tempo, e dall’altro far sì che ciascun partecipante non possa detenere più del 5% del capitale, prevedendo un meccanismo di cessione delle quote di valore eccedente, per realizzare una più equilibrata distribuzione delle quote.

“Le nuove norme – conclude il MEF – sono in linea con l’indipendenza richiesta dai Trattati europei alla Banca d’Italia, che non impongono specifiche soluzioni organizzative, ma riconoscono libertà agli ordinamenti nazionali, purché sia garantita l’autonomia e l’indipendenza della banca centrale. L’assetto della Banca d’Italia, fondato sulla partecipazione di soggetti privati, ha garantito nel tempo questi elementi, è stato considerato conforme ai principi europei al momento dell’ingresso dell’Italia nella moneta unica e va preservato”.

All’interno di questo quadro normativo europeo, poi, non si può escludere che i soggetti autorizzati a partecipare al capitale della Banca d’Italia possano avere anche sede legale e amministrazione centrale in uno Stato dell’Unione diverso dall’Italia. (Redazione)

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