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Riforme del Governo in linea con le indicazioni dell’Ue

/ REDAZIONE

Mercoledì, 5 marzo 2014

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Il documento di analisi sugli squilibri macroeconomici dei Paesi dell’Unione europea pubblicato oggi dalla Commissione e le recenti dichiarazioni del Commissario Olli Rehn sulla necessità che l’Italia avvii un ambizioso piano di riforme trovano piena condivisione da parte del Governo. Lo si legge in un comunicato stampa del MEF, nel quale si evidenzia che il programma di riforme dell’Esecutivo è in linea con le indicazioni emerse da questa analisi della Commissione.

Nel dettaglio, l’analisi della Commissione europea si concentra sull’andamento della competitività dell’economia italiana e sulle conseguenze che il debito pubblico elevato può generare sulla stabilità macroeconomica.

La competitività – spiega il MEF – è oggi limitata dall’elevato cuneo fiscale sul costo del lavoro, un problema che il Governo si accinge ad affrontare, anche se la capacità di reazione dell’economia e il ribilanciamento dei conti con l’estero consentono di avere fiducia sulla presenza di una forte capacità di adattamento e flessibilità del sistema produttivo nazionale.
Per contrastare la recessione, le aziende manifatturiere italiane hanno fatto ricorso a riduzione dei costi di produzione, miglioramento qualitativo dei prodotti e contenimento dei prezzi e dei margini di profitto: ciò ha permesso un netto miglioramento dei conti verso l’estero e di ottenere un miglioramento della bilancia commerciale, passata in tre anni da un deficit di 30 miliardi nel 2010 a un surplus di quasi 10 miliardi nel 2013. Nello stesso periodo, il saldo delle partite correnti è passato da un deficit di 3,5% a un surplus di 0,8% del PIL. La posizione patrimoniale netta sull’estero, pur deficitaria, è rimasta all’interno della soglia d’attenzione collocandosi a meno del 30% del PIL.

L’andamento del debito pubblico in relazione al PIL deriva prevalentemente dal denominatore del rapporto, cioè dalla crescita modesta degli anni precedenti la crisi e poi dalla profonda recessione, che si è accompagnata a una crescita insoddisfacente della produttività. Il debito è cresciuto anche per il contributo nazionale ai meccanismi europei di protezione e per i rimborsi dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni. Questi problemi richiedono un’azione decisa in termini di sostegno immediato alla crescita e di una forte azione di riforme strutturali.

Lo sforzo per correggere l’andamento dei conti pubblici è stato significativo negli ultimi due anni – prosegue il comunicato – con un aggiustamento fiscale di circa tre punti percentuali in termini strutturali grazie al quale la soglia del 3% non è stata superata. Questo ha consentito di contenere l’aumento del rapporto debito/PIL. Pur in un contesto molto difficile, l’Italia ha mantenuto e rafforzato la propria stabilità economica e finanziaria. L’uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi dell’Unione europea è uno dei risultati visibili di quest’azione. Il calo dello spread sotto i 200 punti base testimonia come gli sforzi del Paese siano stati importanti e riconosciuti.

Ora – chiude il MEF – è giunto il momento di porre al centro dell’azione del Governo la crescita economica e l’occupazione. (Redazione)

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