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Convenzione tra CNDCEC e Università Tor Vergata per la certificazione dei contratti

/ REDAZIONE

Martedì, 27 settembre 2016

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Anche i commercialisti potranno certificare i contratti delle aziende da loro assistite, grazie alla convenzione stipulata dal presidente del CNDCEC Gerardo Longobardi e dal prorettore dell’Università di Tor Vergata Claudio Franchini. Come spiega il Consiglio nazionale in un comunicato, l’ateneo romano rientra tra i soggetti abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro. Il DLgs. n. 276/2013 – prosegue il CNDCEC – indica, tra gli organi abilitati a questo tipo di certificazioni le commissioni istituite proprio nelle Università pubbliche e private, comprese le Fondazioni universitarie, registrate in un apposito albo istituito al Ministero del Lavoro.

La convenzione prevede un elenco di certificazioni per cui la tariffa prevista, da applicare agli iscritti all’albo dei commercialisti, è di 100 euro più IVA (200 euro più IVA per l’attività di consulenza legata all’attività di certificazione).

La sottoscrizione della convenzione è avvenuta nel corso del terzo convegno nazionale “Il commercialista del lavoro”, quando il CNDCEC ha chiesto la valorizzazione del ruolo dei commercialisti nelle politiche attive per il lavoro messe in campo dall’Esecutivo, prevedendo la loro partecipazione alla rete dei servizi per il lavoro attraverso un partenariato con l’Agenzia Nazionale unica per le politiche attive del lavoro.
I commercialisti apprezzano il lavoro con cui si intende portare a compimento la rete dei servizi per il lavoro, allo scopo di rendere efficaci ed efficienti le misure di politica attiva nonché il controllo di quelle passive, ma sottolineano come “sebbene la legge delega avesse previsto l’allargamento della platea dei soggetti accreditati e la revisione dei criteri di accreditamento, con la previsione dell’art. 12 del DLgs. n. 150/2015, il richiamo alla “coerenza dei criteri di cui al DLgs. n. 276/2003” sembra lasciare fuori i commercialisti dal sistema dei soggetti intermediari accreditati per legge”. Un’esclusione giudicata dal vertice della categoria “incomprensibile”. 

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