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Dal 2008 venduti 347 milioni di voucher, compensi annuali medi netti sotto i 500 euro

/ REDAZIONE

Mercoledì, 12 ottobre 2016

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Da agosto 2008 (inizio della sperimentazione sull’utilizzo dei voucher per vendemmie di breve durata) al 30 giugno 2016 risultano venduti 347,2 milioni di voucher di importo nominale pari a 10 euro. Il dato emerge dall’aggiornamento semestrale dell’Osservatorio sul lavoro accessorio relativo al primo semestre 2016 e pubblicato oggi dall’INPS.

La progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio – spiega l’INPS – è andata di pari passo con l’aumento della vendita dei voucher, che ha registrato un tasso di crescita del 66% dal 2014 al 2015 e del 40% tra i primi sei mesi del 2015 e i primi sei mesi del 2016.

Il numero di lavoratori, inoltre, è cresciuto costantemente negli anni, mentre il numero medio di voucher riscossi dal singolo lavoratore è rimasto sostanzialmente invariato: circa 60 voucher l’anno dal 2012 in avanti. Poiché l’importo netto che il lavoratore riscuote per ogni voucher è di 7,50 euro, si ricava che il compenso annuale medio netto negli anni più recenti non è mai arrivato a 500 euro.
Non ci sono differenze significative tra i sessi in termini di compenso.
L’età media è andata sempre decrescendo, così come il differenziale di età tra i sessi. La percentuale di femmine è progressivamente aumentata ed è attualmente superiore al 50%.

Passando alla tipologia di attività, il commercio è il settore per il quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher (16,8%). La consistenza della voce “altre attività” (36,7%; include “altri settori produttivi”, “attività specifiche d’impresa”, “maneggi e scuderie”, “consegna porta a porta”, altre attività residuali o non codificate) – precisa l’Osservatorio – è il riflesso della storia del lavoro accessorio, all’inizio destinato ad ambiti oggettivi di impiego circoscritti e quindi codificabili, negli anni progressivamente ampliati, fino alla riforma contenuta nella L. 92/2012 che permette di fatto l’utilizzo di lavoro accessorio per qualsiasi tipologia di attività.

Il ricorso ai voucher è infine concentrato nel Nord del Paese: il Nord Est con 127,7 milioni di voucher venduti incide per il 36,8%, mentre il Nord Ovest con 102,6 milioni di voucher venduti incide per il 29,5%.

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