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Mercoledì, 26 giugno 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Reverse charge al bivio tra definizione dei PVC e delle violazioni formali

/ REDAZIONE

Martedì, 21 maggio 2019

Nei verbali di constatazione succede che siano constatate violazioni che, tipicamente, danno luogo a sanzioni non collegate al tributo.
Fattispecie di questo tenore non sono rare in ambito IVA, basti pensare al caso del reverse charge e all’omessa regolarizzazione del cessionario IVA.

Ove il reverse charge, per errore, non sia stato applicato (in sostanza il cedente/prestatore ha emesso la fattura con IVA), l’art. 6 comma 9-bis.1 del DLgs. 471/97 stabilisce che, se l’imposta è stata comunque assolta, opera una sanzione fissa, a carico del cessionario/committente, da 250 euro a 10.000 euro.
Di contro, se ci sono contesti di frode, si applicano le consuete sanzioni consistenti nell’indebita detrazione e nella dichiarazione infedele, unitamente al disconoscimento della detrazione.

Per l’Agenzia delle Entrate, espressasi ieri con la risposta a interpello n. 144, nel primo caso, se il verbale è stato consegnato entro il 24 ottobre 2018, è possibile fruire della definizione delle violazioni formali (pagando solo 200 euro ai sensi dell’art. 9 del DL 119/2018, senza necessità di rimuovere la violazione), mentre nel secondo caso si può fruire della definizione dei verbali ai sensi dell’art. 1 del DL 119/2018.
Definendo il verbale, i rilievi sono recepiti nella dichiarazione integrativa e le sanzioni collegate al tributo non possono essere irrogate.

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