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Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Il licenziamento revoca l’esonero contributivo COVID-19

Per l’agevolazione prevista dal decreto «Agosto» sono richieste specifiche condizioni di spettanza

/ Luca MAMONE

Giovedì, 24 settembre 2020

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L’art. 3 del DL 104/2020 (c.d. decreto “Agosto”) riconosce un possibile esonero dal versamento dei contributi previdenziali per le aziende che non richiedono ulteriori trattamenti di integrazione salariale con causale emergenziale COVID-19 previsti dal medesimo decreto.

Come già evidenziato su Eutekne.info (si veda “Trattamenti di integrazione salariale ed esonero contributivo alternativi” del 19 settembre 2020), lo sgravio in argomento può essere fruito entro il 31 dicembre 2020 dai datori di lavoro non agricoli del settore privato, per una durata massima di 4 mesi, a condizione che i medesimi non richiedano i nuovi interventi di integrazione salariale di cui all’art. 1 del DL 104/2020.
Inoltre, i predetti datori di lavoro devono aver già fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, dei trattamenti di integrazione salariale COVID-19 di cui al DL 18/2020 (Cura Italia).
La norma prevede poi l’estensione della misura ai datori che hanno richiesto detti periodi di integrazione salariale, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020.

L’esonero viene riconosciuto nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di maggio e giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, riparametrato e applicato su base mensile.

Premesso ciò, uno degli aspetti di maggiore interesse riguarda le condizioni di spettanza dell’esonero.
Sul punto, con la recente circolare n. 105/2020, l’INPS ha chiarito in primis che l’esonero contributivo può essere fruito previo rispetto delle norme a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori, nonché delle condizioni stabilite dall’art. 3 del DL 104/2020.

In particolare, si precisa che l’esonero in questione, sostanziandosi in un beneficio contributivo, è subordinato al rispetto delle previsioni di cui all’art. 1 comma 1175 della L. 296/2006, che richiedono il possesso della regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale, ai sensi della normativa in materia di DURC, l’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge, nonché il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Invece, in riferimento alle condizioni previste dall’art. 3 del decreto “Agosto”, si ricorda che il datore di lavoro deve attenersi al divieto di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo di cui all’art. 14 del medesimo DL 104/2020. 
In sostanza, con la disposizione di cui all’art. 14, si stabilisce un divieto di licenziamento per un periodo non superiore a 18 settimane nell’ipotesi di fruizione degli ammortizzatori sociali di cui all’art. 1 del decreto “Agosto”, ovvero di massimo 4 mesi nell’ipotesi di fruizione dell’agevolazione contributiva.

Pertanto, come si osserva nella circ. n. 105/2020, ai fini della legittima applicazione dell’esonero, il datore di lavoro deve attenersi alla disposizione che prevede il divieto di licenziamento per tutto il periodo di fruizione dell’esonero. L’INPS ricorda che la violazione della suddetta previsione comporta la revoca dell’esonero contributivo con efficacia retroattiva e l’impossibilità di presentare una nuova domanda di integrazione salariale COVID-19 prevista dal decreto “Agosto”.

Beneficio cumulabile solo con un residuo astrattamente sgravabile

Altro aspetto di particolare rilievo sottolineato dall’INPS è la cumulabilità dello sgravio con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta.
Secondo l’INPS, poiché l’agevolazione in questione consiste in un esonero totale dal versamento della contribuzione datoriale nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e giugno 2020, la cumulabilità con altri sgravi contributivi trova applicazione solo in presenza di un residuo di contribuzione astrattamente sgravabile e nei limiti della medesima contribuzione dovuta.

Per quanto riguarda infine i trattamenti di CIG ex art. 1 del decreto “Agosto”, l’INPS ricorda che per gli stessi è previsto un regime di alternatività rispetto all’esonero contributivo, di conseguenza il datore di lavoro che beneficia dello sgravio non potrà avvalersi dei predetti trattamenti di integrazione salariale per tutta la durata del periodo agevolato.
Viceversa, la normativa in esame non preclude la possibilità di presentare domanda, in concomitanza o contestualmente alla richiesta di agevolazione contributiva in trattazione, per ammortizzatori sociali “ordinari”, diversi dalle causali COVID-19 e dalla specifica normativa ex DL 18/2020.

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