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Martedì, 27 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Rimborso IVA con riflessi sulla prescrizione del credito da interessi

Per la Suprema Corte le vicende relative al credito in linea capitale sono ininfluenti sugli interessi

/ Fabio Tullio COALOA e Andrea BONARIA

Lunedì, 28 settembre 2020

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L’ordinanza n. 19275/2020 della Cassazione esamina interessanti profili riguardanti l’ormai nota questione della prescrizione del credito sugli interessi relativi al rimborso IVA chiesto in dichiarazione annuale secondo la disciplina di cui all’art. 38-bis del DPR 633/72, con particolare riferimento alla decorrenza e all’interruzione.

Articolatosi in un contenzioso su tre gradi di giudizio con ulteriore rinvio in Commissione tributaria regionale, da cui è poi scaturita la pronuncia conclusiva in commento, il caso prende le mosse dal rimborso dell’eccedenza IVA a credito per l’annualità 1987 che una società aveva avanzato in procedura c.d. “accelerata”, ovverosia tramite prestazione di fideiussione: una quota della somma capitale veniva erogata il 27 aprile 1992 senza interessi, mentre il residuo – con specifica menzione acclusa, “a saldo” – il successivo 23 settembre 1992, contestualmente alla liquidazione degli interessi solo su quest’ultima quota.
Detta circostanza induceva la contribuente a presentare in data 24 aprile 2001 istanza di liquidazione per la differenza a titolo di interessi, a fronte della quale il silenzio rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria determinava l’instaurazione del contenzioso.

In tema di liquidazione degli interessi sul credito da rimborso IVA va anzitutto rammentato che l’art. 1 comma 16 del DL 417/91 ha stabilito che gli interessi a cui si riferisce l’art. 38-bis del DPR 633/72 – anche per periodi inferiori all’anno – decorrono dal giorno di scadenza del termine del loro pagamento e che sono soggetti alla prescrizione decennale ex art. 2946 c.c.
Secondo la giurisprudenza, l’obbligazione relativa al pagamento degli interessi è autonoma quanto a decorrenza, prescrizione e interruzione, rispetto alle vicende riguardanti la somma capitale da rimborsare, pur essendo accessoria a quest’ultima (Cass. nn. 15222/2004, 2945/2007, 29229/2008).

Peraltro, in base alla tipologia di rimborso IVA muta il dies a quo della prescrizione degli interessi: la procedura “ordinaria” – cioè senza prestazione di garanzia – implica la decorrenza dal giorno in cui si verifica l’esigibilità e non dall’inizio della maturazione. Con specifico riferimento alla versione dell’art. 38-bis del DPR n. 633/72 ante modifiche di cui al DL 90/90, la giurisprudenza ha stabilito che la decorrenza della prescrizione può agganciarsi alla definizione, operata dall’ufficio e accettata dalla parte, della somma dovuta a rimborso, ovvero dal giorno in cui il credito del contribuente evidenziato in dichiarazione IVA si consolida, decorsi due anni senza che l’Amministrazione finanziaria abbia notificato alcun avviso e scaduti ulteriori tre mesi da tale data o, ancora, dal passaggio in giudicato della sentenza che decide sulla controversia (Cass. nn. 66/2005, 7180/2009, 10033/2009).

Al contrario, nel contesto della procedura “accelerata”, la prescrizione sugli interessi decorre dal novantesimo giorno successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione IVA in quanto la somma è esigibile, comunque previo espletamento delle formalità connesse alla presentazione della garanzia (Cass. nn. 23843/2009, 2589/2020, 26272/2010).

In base alla tipologia di rimborso IVA muta la decorrenza

Nel caso di specie, assodato che il diritto agli interessi moratori costituisce un’obbligazione pecuniaria autonoma rispetto all’obbligazione principale riguardante il capitale, la Suprema Corte ha confermato il proprio precedente tra le parti in causa che aveva rilevato l’intervenuta prescrizione (Cass. n. 12778/2011), dando continuità all’orientamento che radica la decorrenza degli interessi in caso di rimborso IVA “accelerato” alla data in cui il diritto diviene esigibile.

Sotto altro profilo, è risultata esiziale per la società la questione dell’interruzione della prescrizione sul credito relativo agli interessi per vicende aventi a oggetto il capitale: come detto, l’autonomia dell’obbligazione degli interessi esclude che gli atti aventi a oggetto la prima possano interrompere la prescrizione su quest’ultima, essendo a tal fine necessaria un’inequivoca manifestazione di volontà del debitore di riconoscerne la debenza, ciò che non può dirsi riguardo all’invito dell’Amministrazione a produrre la documentazione necessaria alla lavorazione del rimborso (Cass. n. 18929/2011), ma solo, eventualmente, della richiesta di prestazione della garanzia e in ogni caso con esclusivo riferimento alle somme da essa coperte (Cass. n. 4799/2014). 

Quantunque nel caso in oggetto il pagamento del credito IVA residuo comprensivo degli interessi fosse stato aggettivato quale “saldo”, da ciò non si sarebbe potuto desumere il riconoscimento del debito relativo agli interessi sulla precedente quota capitale: in verità, da una parte la richiesta di prestazione della fideiussione era intervenuta solo sul capitale residuo, dall’altra, nel contesto del primo pagamento sarebbe stata necessaria una specifica imputazione ad acconto per il medesimo titolo di interessi (Cass. n. 3371/2010).

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