X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Martedì, 27 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Nel giudizio di equivalenza tra CCNL si guarda al numero delle mensilità

Occorre considerare l’eventuale diversa struttura prevista dai contratti collettivi circa il livello d’inquadramento e il corrispondente livello retributivo

/ Gabriele MORO

Lunedì, 28 settembre 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

L’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) con la circolare n. 2/2020 ha reso rilevanti indicazioni circa la corretta applicazione dell’art. 1, comma 1175 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 in materia di benefìci normativi e contributivi, disposizione che ha subito nel corso degli anni numerosi interventi interpretativi ad opera della prassi amministrativa.

Al momento della sua emanazione, tale disposizione si inseriva nell’ambito di più ampi interventi normativi volti, fondamentalmente, al contenimento delle forme di evasione/elusione contributiva. Il legislatore, infatti, tramite la disciplina della regolarità del versamento della contribuzione previdenziale e assistenziale a cui è subordinata la fruizione delle misure agevolative, intendeva, come intende tuttora, favorire la creazione di un sistema che concretamente premiasse i comportamenti regolari e virtuosi delle imprese.

La rilevanza della citata circolare è da rinvenire nell’individuazione – peraltro non esaustiva e soggetta a successive probabili integrazioni – degli elementi e dei criteri che gli organi di vigilanza adotteranno per la corretta conduzione dell’attività di comparazione tra i contratti collettivi minori e quelli “leader”, ovvero stipulati da organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, nonché della corretta identificazione delle materie che, per espressa disposizione di legge, non possono che essere disciplinate dal contratto collettivo di lavoro stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente rappresentative sul piano nazionale (si veda “Comparazione tra CCNL solo su materie non riservate ai contratti leader” del 4 agosto 2020).

La circolare ha infatti individuato alcuni istituti “indisponibili” per le organizzazioni sindacali prive del requisito della rappresentatività (limiti di durata e quantitativi del contratto di lavoro a tempo determinato, apprendistato, orario di lavoro, ipotesi di ricorso al lavoro intermittente, ipotesi di assegnazione a mansioni riconducibili a un inferiore livello d’inquadramento, collaborazione coordinata e continuativa): in relazione ad essi la revoca dei benefici normativi e contributivi fruiti è impedita solo laddove il contratto collettivo concretamente applicato contempli condizioni di miglior favore rispetto al contratto collettivo di riferimento. Ad analoga conclusione si perviene anche quando la disciplina dettata dal medesimo contratto collettivo riguardi materie non riservate e si discosti dal contratto di riferimento.

Per quanto invece concerne istituti contrattuali la cui disciplina non è interamente demandata all’intervento integratore del contratto collettivo stipulato da organizzazioni dotate del requisito di rappresentatività, la circolare specifica che gli organi di vigilanza devono formulare un giudizio di equivalenza con le disposizioni contenute nel contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni in possesso del predetto requisito.

La verifica dell’equivalenza della parte normativa dovrà concernere taluni significativi aspetti del sinallagma lavorativo (ad esempio, il lavoro supplementare e le clausole elastiche del lavoro a tempo parziale, la durata del periodo di prova e del preavviso, il comporto e il trattamento economico previsto in caso di malattia e di infortunio, la disciplina di maternità e paternità, permessi retribuiti e regolamentazione delle festività soppresse, ecc.), mentre per quanto attiene l’equivalenza degli aspetti retributivi, la verifica tra il contratto collettivo di riferimento e quello stipulato dalle organizzazioni sindacali prive di rappresentatività deve essere compiuta tramite l’individuazione di eventuali scostamenti ponendo a confronto la retribuzione globale annua nella quale confluiscono gli elementi fissi della retribuzione spettante ma anche variabili, a condizione che il CCNL di categoria li ricomprenda nel novero degli elementi costituenti il trattamento economico complessivo.

Dovrà essere peraltro opportunamente valutato che il livello d’inquadramento e il corrispondente livello retributivo previsto dai contratti collettivi posti a confronto potrebbero essere diversamente strutturati e che una differente previsione del numero delle mensilità potrebbe riflettersi negativamente sul trattamento retributivo in termini di indennità di preavviso, di malattia e infortunio e maternità.

La circolare specifica infine che quando l’esito della comparazione della parte economica abbia accertato differenze, l’analisi della parte normativa può essere omessa, con recupero dei benefici preventivamente concessi. Invece, appurata l’equivalenza della parte economica, il medesimo risultato si otterrà laddove emerga uno scostamento su almeno due elementi di comparazione relativi alla parte normativa.

TORNA SU