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Martedì, 27 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Nuove procedure per eliminare le doppie imposizioni

Il deposito di una sentenza passata in giudicato impedisce l’apertura o la prosecuzione delle procedure per la risoluzione «amichevole»

/ Caterina MONTELEONE

Lunedì, 28 settembre 2020

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Con il DLgs. 10 giugno 2020 n. 49, attuativo della direttiva 2017/1852 Ue del Consiglio, del 10 ottobre 2017, relativo ai meccanismi di risoluzione delle controversie in materia fiscale nell’Unione europea, sono state introdotte nuove disposizioni in materia di procedure amichevoli per la risoluzione delle controversie che possono coinvolgere l’Autorità competente italiana e le Autorità competenti di altri Stati membri dell’Unione europea in relazione all’applicazione di accordi e convenzioni internazionali per evitare le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio.

Rispetto alla disciplina precedente, che era contenuta nella convenzione n. 90/436/Ue, sono previste alcune novità. Innanzitutto, è stato ampliato l’ambito di applicazione, in quanto prima i meccanismi di risoluzione delle controversie in esame si applicavano limitatamente alla materia dei prezzi di trasferimento e di attribuzione degli utili alle stabili organizzazioni, mentre oggi tali procedure si applicano alle ulteriori fattispecie contemplate nei Trattati bilaterali contro le doppie imposizioni. L’art. 1 del DLgs. 49/2020 precisa che l’istanza è finalizzata a risolvere controversie che derivano “dall’applicazione degli Accordi e delle Convenzioni internazionali per evitare le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio”.
Inoltre, sono stati introdotti meccanismi utili per superare l’eventuale inerzia delle Autorità competenti, possibile ad esempio qualora vi sia disaccordo tra le medesime.

A tal fine è stata prevista la facoltà per l’interessato di chiedere l’istituzione della Commissione consultiva sia nel caso in cui l’istanza per l’apertura della procedura amichevole è stata respinta, sia nel caso in cui dopo l’apertura della procedura amichevole, le Autorità competenti non raggiungano un accordo per la definizione della controversia.

Inoltre, l’interessato può presentare ricorso dinanzi all’Autorità giudiziaria nazionale competente sia nel caso in cui si sia visto respingere l’istanza per l’attivazione della procedura amichevole, sia qualora abbia chiesto l’istituzione della commissione consultiva e questa non sia stata istituita.

La presentazione dell’istanza amichevole non è preclusa all’interessato che abbia definito la questione controversa a seguito di procedura amministrativa che comporti la definitività dell’imposta. Come chiarito anche dalla relazione illustrativa allo schema di decreto in esame, questo è uno degli elementi innovativi introdotti dal decreto.

Sotto altro profilo, invece, occorre considerare che il deposito di una sentenza passata in giudicato o di una decisione del giudice a seguito di conciliazione tra le parti impedisce la presentazione dell’istanza per la procedura amichevole e, comunque, la prosecuzione della procedura già iniziata che, quindi, non potrà proseguire, in qualunque fase di svolgimento si trovi.

L’istanza per l’apertura della procedura amichevole deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate e all’Autorità competente degli altri Stati membri interessati, entro 3 anni dalla notifica dell’atto o dalla data in cui è stato adottato il provvedimento che ha originato (o potrebbe originare) il sorgere della controversia.

Stop alla procedura con il passaggio in giudicato della sentenza

Se l’istanza viene accolta, l’Agenzia delle Entrate e le Autorità degli altri Stati membri coinvolti risolvono la questione controversa entro due anni (termine che può essere prorogato solo una volta a seguito di richiesta scritta e motivata) dalla data dell’ultima notifica della decisione di accoglimento dell’istanza e comunicano l’accordo raggiunto alla parte istante entro trenta giorni dal raggiungimento del medesimo, o l’eventuale causa del mancato raggiungimento dell’accordo.

A seguito del raggiungimento dell’accordo che risolve la controversia, l’Agenzia delle Entrate dispone il rimborso o lo sgravio delle imposte non dovute, ovvero la riscossione delle imposte dovute se, a seguito della decisione adottata nell’ambito della procedura, derivi una variazione del reddito o dell’imposta. Il rimborso o lo sgravio delle imposte è subordinato all’accettazione scritta da parte dell’interessato della decisione formulata al termine della procedura amichevole o della procedura di risoluzione delle controversie ed alla contestuale rinuncia all’instaurazione di un contenzioso da formulare entro 60 giorni dalla notifica della decisione ricevuta.

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