X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Martedì, 27 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Vincite nei casinò extra Ue tassabili in Italia quali redditi diversi

La tassazione deve avvenire al lordo, ma in alcuni casi è stato riconosciuto un abbattimento dell’imponibile a titolo di provvista utilizzata dal giocatore

/ Giorgio INFRANCA e Pietro SEMERARO

Lunedì, 28 settembre 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

Le vincite ottenute dal cittadino residente in Italia nei casinò situati in Paesi extra Ue o non aderenti allo Spazio economico europeo sono soggette a tassazione nel nostro Paese quali redditi diversi, diversamente dalle vincite ottenute in Italia, negli Stati Ue o aderenti al See, che sono invece esenti. Questo è il principio espresso dalla Cassazione con la sentenza n. 24589, depositata il 31 agosto 2020.

L’imputato era accusato, ai sensi dell’art. 4 del DLgs. 74/2000, di non aver dichiarato una somma di circa 1,5 milioni di euro, percepita a seguito di una vincita presso un casinò sito nel Principato di Monaco. Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello ritenevano sussistente il reato ascritto. L’imputato ricorre in Cassazione invocando il principio unionale di non discriminazione e rilevando che le vincite conseguite presso le case da gioco estere non avrebbero potuto essere assoggettate a una tassazione superiore a quella applicabile in Italia.

La Cassazione, innanzitutto, ricostruisce il quadro normativo esistente in materia, così come modificato dall’intervento della legge europea 2015-2016.
In esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia del 2014, cause riunite C-344/13 e C-367/13, la legge europea 2015-2016 ha infatti modificato la tassazione IRPEF delle vincite conseguite presso casinò situati nello Spazio economico europeo, assimilandola a quella applicabile alle vincite presso case da gioco nazionali. La norma in esame modifica, in particolare, l’art. 69 del TUIR, aggiungendo il comma 1-bis, in base al quale “le vincite corrisposte da case da gioco autorizzate nello Stato o negli altri Stati membri dell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo non concorrono a formare il reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta”.

Resta fermo il principio di carattere generale enunciato dal comma 1 della suddetta disposizione, secondo cui “i premi e le vincite di cui alla lett. d) del comma l dell’art. 67 costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione”. Il nuovo comma 1, tuttavia, fa salve “le disposizioni di cui al comma 1-bis”, per cui le vincite corrisposte da case da gioco autorizzate in Italia o negli altri Stati membri dell’Unione europea o nello Spazio economico europeo non concorrono a formare il reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta.

Nel caso di specie, l’imputato aveva però ottenuto la sua vincita nel Principato di Monaco che non è uno Stato membro dell’Unione europea e non aderisce al See. Da qui la conclusione della Corte, secondo cui le somme vinte da casinò situati in Paesi extra Ue costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione.
Non può ritenersi sussistente – precisa la Corte – una violazione dei principi europei invocati (e in specie quello di “libertà di stabilimento”), posto che le imprese che hanno sede nel Principato di Monaco non se ne possono avvalere, non facendo parte tale Stato dell’Unione europea.

Infine, secondo la Corte, la scelta del legislatore italiano di mantenere il regime di tassazione piena sarebbe giustificato anche dalla necessità “di prevenire il rischio di possibili forme incontrollabili di riciclaggio, autoriciclaggio, di fuga all’estero di capitali o di introduzione in Italia di capitali di incerta provenienza”.

Se la tassabilità, quali redditi diversi, delle vincite ottenute nei casinò situati in Paesi extra Ue appare pacifica, qualche interrogativo si può invece porre con riferimento alla determinazione dell’imponibile da tassare.
Sotto questo profilo, secondo il tenore letterale del sopra citato 69, comma 1 del TUIR, le somme percepite “costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta, senza alcuna deduzione”. Dunque, le vincite dovrebbero essere sempre tassate al lordo.

Ciononostante, qualche giudice di merito (cfr. C.T. Reg. Torino n. 1568/3/16 del 20 dicembre 2016, si veda “Tassazione delle vincite extraeuropee al netto della «giocata»” del 20 febbraio 2017) ha invece ritenuto che, con riferimento alle vincite ottenute in Paesi extra Ue, debbano comunque concorrere alla determinazione dell’imponibile, in ossequio al principio di capacità contributiva ex art. 53 Cost., anche le spese necessarie per produrle.

Un’apertura in questo senso da parte dell’Agenzia sembra peraltro emergere anche dalla lettura della sentenza in commento, ove all’imputato è stato riconosciuto in sede di adesione un abbattimento dell’imponibile nella misura del 33% a titolo di provvista utilizzata dal giocatore (quale costo sostenuto per l’acquisto delle fiches).

TORNA SU