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Giovedì, 29 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Il bonus investimenti si recupera solo in capo alla società

/ Alice BOANO e Alfio CISSELLO

Giovedì, 1 ottobre 2020

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Nonostante, spesso, la disciplina istitutiva dei crediti d’imposta da indicare nel quadro RU del modello REDDITI taccia sul punto, l’Agenzia delle Entrate, in diversi interventi di prassi, ha specificato che, coerentemente con le modalità di tassazione delle società di persone, il credito d’imposta può essere attribuito ai soci in ragione delle quote, ed essere utilizzato in compensazione per estinguere debiti tributari loro propri.

L’art. 5 comma 1 del TUIR stabilisce che “i redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili”. Di conseguenza, l’art. 40 del DPR 600/73 prevede che, in merito all’accertamento, l’Agenzia delle Entrate provveda mediante unico atto, da notificare alla società e ai soci.

Il caso degli avvisi di recupero dei crediti d’imposta è però particolare in quanto si tratta di fattispecie che non sempre hanno origine dal reddito prodotto dalla società e da imputare per trasparenza, specie quando difettano norme di legge.
La problematica è emersa per il credito d’imposta per investimenti in aree svantaggiate di cui all’art. 8 della L. 388/2000, modificato dall’art. 62 comma 1 lett. d) della L. 289/2002.

Ai fini dell’agevolazione, la società di persone è tenuta a determinare, in sede di presentazione della dichiarazione, la misura del credito d’imposta maturato con possibilità di utilizzarlo sia in compensazione di imposte e contributi da essa dovuti, sia assegnandolo, in tutto o in parte, ai soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili (sul punto, risoluzione Agenzia delle Entrate 18 aprile 2002 n. 120).
Tale soluzione risulta coerente con quanto previsto dall’attuale formulazione dell’art. 22 comma 1 lett. c) del TUIR in merito all’attribuzione ai soci delle ritenute d’acconto operate sui redditi della società di persone.

In base a quanto sinora evidenziato, laddove si concretizzi l’ipotesi di un recupero del credito di imposta, la giurisprudenza di merito pronunciatasi sul tema ritiene che l’Amministrazione finanziaria debba rivolgersi esclusivamente nei confronti della società di persone (C.T. Reg. Basilicata 21 febbraio 2020 n. 39/2/20). 
Quest’ultima, infatti, rappresenta un soggetto autonomo di dichiarazione e di accertamento ai sensi degli artt. 6 e 40, comma 2 del DPR n. 600/73 in quanto unica titolare del beneficio fiscale, che può avvalersi della compensazione per i propri tributi ovvero utilizzarlo mediante assegnazione ai soci.

Conclusione in armonia con quanto specificato nella richiamata risoluzione n. 120/2002, laddove si afferma: “Si tiene a precisare che l’eventuale rideterminazione del bonus per effetto di eventi di cui al comma 7 dell’articolo 8 verrà effettuata, ai sensi dell’art. 40, comma 2, del d.P.R. del 1973, a carico della società. Essa dovrà versare, nei termini previsti dal comma 7, ultimo periodo, dell’art. 8, il minor credito spettante eventualmente utilizzato. Al riguardo, il credito attribuito ai soci si considera utilizzato dalla società al momento della presentazione della dichiarazione nella quale è data evidenza dell’assegnazione stessa”.

Anche la prassi va in questo senso

Sembra dunque che, quand’anche i soci abbiano utilizzato il credito d’imposta per compensare debiti propri, il recupero debba avvenire solo in capo alla società. A questi fini e accettando quanto esposto, si potrebbe affermare che non esiste, sul versante accertativo, la trasparenza fiscale per i crediti d’imposta da quadro RU.

In altre parole, a seguito del recupero del credito in capo alla società, i soci dovranno restituire alla medesima la quota compensata in relazione alle rispettive quote, ma tale aspetto attiene a questo punto ai rapporti privatistici che intercorrono tra la società e i singoli soci.
Naturalmente, ciò complica (e non di poco) l’attività degli uffici quando solo alcuni soci hanno compensato oppure hanno compensato ma in periodi d’imposta diversi.
Questo, come più volte rammentato, se la disciplina del singolo credito d’imposta nulla dice per il caso delle società di persone.

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