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Giovedì, 29 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Non è abuso del diritto se la violazione viene dalla riqualificazione contrattuale

La pratica abusiva implica l’uso distorto dello strumento negoziale e ha lo scopo di eludere la norma tributaria per ottenere un vantaggio fiscale

/ REDAZIONE

Giovedì, 1 ottobre 2020

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La violazione di norme fiscali derivante dalla errata qualificazione giuridica di un’operazione da parte dei soggetti coinvolti integra un’ipotesi di evasione fiscale e non di elusione o di abuso del diritto. È quanto confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 20823 depositata ieri.

La fattispecie esaminata riguardava un’operazione effettuata tra una società controllante e una società controllata, entrambe aderenti alla liquidazione IVA di gruppo ai sensi dell’art. 73 comma 3 del DPR 633/72. La controllante aveva concesso alla controllata un finanziamento gratuito, utilizzato da quest’ultima integralmente per l’acquisto di alcuni beni che in seguito erano stati noleggiati alla controllante dietro pagamento di un corrispettivo, dovuto in parte per l’anno 2004 e poi dilazionato al 31 dicembre 2015.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’operazione doveva considerarsi elusiva, in quanto il finanziamento costituiva, in sostanza, il corrispettivo dei servizi resi dalla controllata alla controllante. Pertanto, l’Ufficio aveva proceduto alla rettifica del volume d’affari dichiarato e all’irrogazione delle sanzioni per omessa fatturazione di operazioni imponibili.

In base alle contestazioni mosse dall’Amministrazione finanziaria, la controllante non avrebbe acquistato i beni e servizi direttamente dalla società controllata perché in tal caso non avrebbe potuto detrarre l’IVA, essendo penalizzata dall’applicazione del pro rata; mentre la controllata avrebbe beneficiato di un credito IVA per l’anno 2004, derivante dall’acquisto dei beni poi noleggiati, che avrebbe dovuto essere compensato con l’IVA corrisposta dalla controllante sui noleggi. Invece, il pagamento del noleggio, e così il momento impositivo ai fini IVA ex art. 6 del DPR 633/72, sarebbe stato surrettiziamente ritardato per non consentire detta compensazione.

Secondo la Cassazione, tuttavia, la fattispecie non integra un’ipotesi di elusione o abuso del diritto. Questa, infatti, implica che il soggetto passivo faccia un uso improprio e distorto dello strumento negoziale e che tale uso sia posto in essere con lo specifico scopo, predominante e assorbente, seppure non esclusivo, di eludere la norma tributaria, non essendo sufficiente a integrare una pratica abusiva l’astratta configurabilità di un vantaggio fiscale, poiché è richiesta la concomitante condizione di inesistenza di ragioni economiche diverse dal semplice risparmio d’imposta e l’accertamento della effettiva volontà dei contraenti di conseguire un indebito vantaggio fiscale (si veda Cass. n. 25758/2014).

A parere dei supremi giudici, dunque, nel caso in esame non si configura un’elusione di norme tributarie, bensì un’evasione d’imposta, vale a dire l’evasione dell’IVA che la controllata avrebbe dovuto versare o compensare in relazione all’operazione posta in essere.

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