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Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Indicatori di stima per misurare il livello del rischio di corruzione

In consultazione sul sito del Ministero del Lavoro fino al 7 ottobre gli indici di valutazione per la gestione del rischio

/ Maria Francesca ARTUSI

Giovedì, 1 ottobre 2020

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Prendendo le mosse dall’ultimo aggiornamento del Piano nazionale anticorruzione effettuato dall’ANAC nel corso del 2019, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha pubblicato sul proprio sito un documento dedicato al processo di gestione del rischio relativo alle attività corruttive.

Va ricordato che in questo ambito la nozione di “corruzione” è intesa in senso ampio arrivando a comprendere diverse fattispecie del codice penale a tutela della Pubblica Amministrazione e le attività a queste strumentali, intese come maladministration.
Va, altresì, ricordato che tale tematica non riguarda solo gli enti pubblici, bensì anche le società in controllo pubblico e gli enti di diritto privato a esse assimilati (ai sensi dell’art. 2-bis comma 2 del DLgs. 33/2013), nonché in parte le società e gli enti partecipati (comma 3 del medesimo art. 2-bis).

Con il PNA 2019 (delibera ANAC 13 novembre 2019 n. 1064) si è consolidata una visione integrata della gestione del rischio che già ben conoscevano quegli imprenditori, amministratori, professionisti, consulenti e studiosi che dal 2001 si approcciano alla prevenzione degli illeciti ai sensi del DLgs. 231/2001.
Il Ministero del Lavoro evidenzia il cambiamento di metodo applicato dall’ANAC, che ora consiglia l’adozione di un approccio “qualitativo” fondato sul fatto che “l’esposizione al rischio è stimata in base a motivate valutazioni, espresse dai soggetti coinvolti nell’analisi, su specifici criteri.
Tali valutazioni, anche se supportate da dati, non prevedono (o non dovrebbero prevedere) la loro rappresentazione finale in termini numerici”.

Per stimare l’esposizione al rischio occorre definire in via preliminare gli indicatori del livello di esposizione del procedimento/attività al rischio di corruzione in un dato arco temporale. Lo stesso PNA, nell’Allegato 1, propone una elencazione tabellare degli stessi.
Tra questi il documento in esame evidenzia: la presenza di interessi rilevanti per i destinatari del processo (interessi “esterni”); il grado di discrezionalità del processo; la manifestazione di eventi corruttivi in passato nel processo/attività esaminata; l’opacità del processo decisionale; il grado di attuazione delle misure di prevenzione (procedure e controlli).

Il sistema di valutazione proposto prevede che il risk owner assegni a ciascun indicatore un valore che esprime il “livello di rischio” tra “basso”, “medio” e “alto” sulla base di una rilevazione dei dati e delle informazioni necessarie a esprimere un giudizio motivato su di essi. Le valutazioni devono in parte essere supportate da dati oggettivi (salvo documentata indisponibilità degli stessi), in parte effettuate attraverso forme di autovalutazione da parte dei responsabili delle unità organizzative coinvolte nello svolgimento del processo (c.d. self assessment).
Poiché, almeno in parte, si ricorre a forme di autovalutazione, il Responsabile per la prevenzione della corruzione (RPCT) avrà il compito di vagliare le valutazioni dei responsabili per analizzarne la ragionevolezza ed evitare che una sottostima del rischio porti a non attuare azioni di mitigazione.

L’obiettivo è ridurre il rischio a un livello quanto più prossimo allo zero

Si noti che è lo stesso PNA a precisare che il rischio residuo non potrà mai essere del tutto azzerato “in quanto, anche in presenza di misure di prevenzione, la possibilità che si verifichino fenomeni corruttivi attraverso accordi collusivi tra due o più soggetti che aggirino le misure stesse può sempre manifestarsi.” L’attuazione delle azioni di prevenzione dovrà, dunque, avere come obiettivo la riduzione del rischio residuo a un livello quanto più prossimo allo zero.

Il Ministero ha messo in consultazione il proprio documento fino al 7 ottobre, con particolare riguardo agli indicatori di stima del livello del rischio. A tal fine ha predisposto anche apposite schede sugli indici e sul loro valore.

Come sopra accennato, si tratta di un metodo utile per tutti i soggetti coinvolti nella disciplina di prevenzione della corruzione, ciascuno secondo le peculiarità della realtà in cui si trova a operare. Il testo in esame può inoltre essere l’occasione per un approfondimento sul tema della valutazione dei rischi “di corruzione” che coinvolgono le imprese a vario titolo, anche nel settore prettamente privato.

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