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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Deducibili le minusvalenze da cessione a costo «zero» di calciatori

Sulla controversa tematica nuovo intervento della Cassazione, che ne riconosce la valenza fiscale

/ Elio Andrea PALMITESSA

Martedì, 17 novembre 2020

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La questione della deducibilità ai fini IRES delle minusvalenze realizzate da una società calcistica nell’ambito di operazioni di trasferimento a “zero” del cartellino di un giocatore ad altra società sportiva si arricchisce di una nuova pronuncia giurisprudenziale.

Con l’ordinanza n. 21701/2020, la Cassazione è infatti intervenuta sul ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza di secondo grado, che annullava gli avvisi di accertamento notificati a un contribuente quale società consolidante nell’ambito del regime opzionale del consolidato fiscale che comprendeva anche una società calcistica milanese, le cui minusvalenze derivanti dalla cessione a costo “zero” dei cartelli di alcuni tesserati contribuivano giocoforza ad abbattere il reddito imponibile di gruppo.

In particolare, nel caso rappresentato ai giudici, la società sportiva avrebbe ceduto a un’altra compagine calcistica i diritti alle prestazioni sportive di due calciatori, procedendo al riacquisto degli stessi in un regime di compartecipazione, poi risolto con l’acquisizione – a titolo definitivo – da parte della società milanese previo pagamento di un corrispettivo in forza di accordi pregressi.

Prima ancora di affrontare la questione riguardante la deducibilità delle minusvalenze, la Cassazione si è soffermata sull’inquadramento giuridico dell’operazione di trasferimento delle prestazioni sportive ad altra società. I giudici hanno constatato che il rapporto giuridico sotteso all’operazione di compravendita dei calciatori si inquadra nell’ambito della cessione di contratto ex art. 1406 c.c., sicché ciò che viene trasferito è il diritto della società cessionaria a sottoscrivere – verso corrispettivo – un contratto di prestazione sportiva con i giocatori in costanza di vincolo con la società cedente.
In questo modo si realizza un “passaggio” di diritti e obblighi da una società sportiva all’altra che lascia inalterata la struttura del rapporto ceduto, configurando una cessione di beni immateriali strumentali all’attività d’impresa suscettibili di generare anche una minusvalenza.

Sul concorso di tale minusvalenza alla formazione del reddito imponibile della società calcistica, la Corte osserva che la questione deve essere risolta avendo riguardo all’eventuale sussistenza di una fattispecie “onerosa” nell’atto negoziale di trasferimento, pur se la cessione è avvenuta a costo “zero”.
Questo perché la norma recata dall’art. 101 comma 1 del TUIR subordina la deducibilità delle minusvalenze a una lettura simmetrica dei criteri posti dall’art. 86 comma 1 lett. a) del medesimo TUIR in materia di plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di un bene patrimoniale. Su questo punto, i giudici riconoscono l’esistenza di due posizioni contrapposte in seno alla stessa Corte.

La prima, volta a riconoscere un profilo di onerosità nel complesso dell’operazione pur a fronte della formale gratuità del trasferimento, ravvisando un interesse della parte cedente e cessionaria alla conclusione del contratto (“sono contratti a titolo oneroso quelli in cui i vantaggi sono reciproci al pari dei sacrifici”: cfr. Cass. n. 2146/2019).
L’una, infatti, con la cessione del contratto a costo “zero” risparmierebbe sull’ingaggio del giocatore realizzando una sorta di “corrispettivo figurativo”; l’altra, invece, subentrando nel precedente rapporto giuridico in essere fra calciatore e club cedente si farebbe carico degli obblighi d’ingaggio nei confronti del giocatore in luogo del precedente datore di lavoro. Configurando, in tal modo, un rapporto sinallagmatico fra le due società in grado di collocare l’operazione di trasferimento dei giocatori nell’alveo dell’onerosità, conferendo inerenza fiscale alle minusvalenze realizzate con la cessione dei contratti.

La seconda, contrariamente, orientata a negare il diritto alla deducibilità ritenendo irrilevante il fatto che dalla cessione possa discendere un costo in capo al cessionario, dal momento in cui ciò che interessa non è “la conseguenza indiretta del trasferimento, ma la sua giustificazione causale”, vale a dire la volontà del cedente a privarsi del suo diritto alle prestazioni sportive del calciatore senza nulla pretendere in cambio (cfr. Cass. n. 345/2019). Operazione, questa, atta a integrare una forma di liberalità che configura un impoverimento della parte cedente senza una corrispondente obbligazione di quella cessionaria.

Nel caso in esame i giudici hanno avallato l’orientamento espresso con la prima tesi interpretativa, concludendo per la natura “onerosa”, sotto il profilo fiscale, dell’operazione, consentendo così il concorso delle minusvalenze derivanti dalle cessioni a “zero” alla formazione del reddito imponibile della società sportiva cedente, avendo individuato, nell’onere sostenuto dalla società cessionaria sotto forma di ingaggio dei calciatori, un elemento di regolamentazione degli interessi reciproci fra i due club sportivi che estromette l’operazione in esame dal negozio gratuito della liberalità.

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