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Domenica, 24 gennaio 2021

IMPRESA

Contributo centri storici turistici in scadenza oggi

Restano le incertezze sull’ambito applicativo dell’agevolazione

/ Pamela ALBERTI e Alessandro COTTO

Giovedì, 14 gennaio 2021

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Scade oggi il termine per presentare le istanze al fine di ottenere il contributo a fondo perduto previsto dall’art. 59 del DL 104/2020 per le attività economiche e commerciali nei centri storici turistici (cfr. provv. Agenzia delle Entrate n. 352471/2020).

Una delle tematiche più controverse, in assenza di specifici chiarimenti ufficiali, riguarda l’ambito applicativo dell’agevolazione, con particolare riferimento a quelle attività che, fermi restando i requisiti territoriali e di calo del fatturato, non avrebbero subìto un danno diretto dalla riduzione delle presenze turistiche (si pensi, ad esempio, ad una libreria giuridica, ad un negozio di arredamento).

L’art. 59 del DL 104/2020, come modificato dall’art. 1 commi 87-88 della L. 178/2020, riconosce “un contributo a fondo perduto ai soggetti esercenti attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico, svolte nelle zone A o equipollenti dei comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana e dei comuni ove sono situati santuari religiosi che, in base all’ultima rilevazione resa disponibile da parte delle amministrazioni pubbliche competenti per la raccolta e l’elaborazione di dati statistici, abbiano registrato presenze turistiche di cittadini residenti in paesi esteri:
a) per i comuni capoluogo di provincia e per i comuni ove sono situati santuari religiosi, in numero almeno tre volte superiore a quello dei residenti negli stessi comuni;
b) per i comuni capoluogo di città metropolitana, in numero pari o superiore a quello dei residenti negli stessi comuni”.

Sotto il profilo soggettivo, la norma agevolativa fa quindi riferimento, con una locuzione non propriamente tecnica, ai “soggetti esercenti attività d’impresa di vendita di beni o servizi al pubblico” che rispettano i suddetti requisiti territoriali e le altre condizioni richieste.

Tale formulazione normativa, sicuramente imprecisa, non consente di delimitare ulteriormente l’ambito soggettivo della disposizione, che sembrerebbe riguardare tutte le imprese che svolgono attività nelle predette zone, a condizione che le medesime attività siano rivolte al pubblico. Anche la nozione di “pubblico” è alquanto estesa e tradizionalmente viene individuata in una pluralità di persone a ciascuna delle quali l’offerta è ugualmente diretta.

Inoltre, i criteri di calcolo del fatturato e dei corrispettivi riferiti al mese di giugno 2020 non introducono alcuna discriminazione in ordine alla tipologia di ricavo derivante dall’attività svolta da parte dell’impresa richiedente.
La relazione tecnica al DL 104/2020 afferma che, al fine di stimare gli oneri finanziari, la platea dei soggetti è stata suddivisa “in base al tipo di attività svolta (risultante dal codice ATECO dichiarato in fase di registrazione/variazione anagrafica all’Agenzia delle Entrate” e che “sono stati esclusi i dati relativi ai soggetti che dichiaravano (...) un codice attività non pertinente rispetto al tipo di attività previsto dalla norma”.

Tuttavia, a differenza di altre disposizioni agevolative che riconoscono contributi a fondo perduto, in questo caso non è stata prevista alcuna indicazione in merito a specifici codici ATECO agevolati, neppure nel provv. Agenzia delle Entrate n. 352471/2020, nelle istruzioni alla compilazione dell’istanza per il riconoscimento del contributo in esame o nella guida dell’Agenzia delle Entrate di novembre 2020.

Tanto premesso, si rileva che la relazione illustrativa al DL 104/2020 ha affermato che “la norma reca misure di sostegno finanziario alle attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico nei centri storici, resa particolarmente necessaria a seguito della massiccia perdita di presenze turistiche straniere quale conseguenza delle misure restrittive imposte ai fini del contenimento del contagio da coronavirus”. In senso conforme, l’Agenzia delle Entrate, nella guida al contributo, ha sottolineato che si tratta di “un contributo a fondo perduto destinato a sostenere le attività commerciali danneggiate dal calo delle presenze turistiche straniere causato dall’emergenza da Coronavirus”.

L’agevolazione sembrerebbe quindi rivolta alle attività che hanno subìto un danneggiamento dalla riduzione delle presenze turistiche straniere. Danneggiamento calcolato in via forfettaria, ma che dovrebbe essere l’elemento costitutivo del diritto al contributo.

Per quanto sopra esposto, nonostante la norma agevolativa non preveda specifici codici ATECO ai fini della fruizione del contributo in esame (e quindi, a contrariis, l’espressa esclusione di determinate attività), il fatto che l’impresa non abbia subìto un danno diretto dalla riduzione delle presenze turistiche potrebbe indurre gli uffici a mettere in discussione la legittimità del contributo, con un esito in contenzioso che appare incerto.

Alla luce di tali aspetti controversi, nonché della circostanza che l’art. 1 commi 87-88 della L. 178/2020 ha da poco esteso l’agevolazione anche ai comuni con santuari religiosi, sarebbe auspicabile una proroga del termine per la presentazione delle istanze e una più puntuale formulazione della norma.

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