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Venerdì, 7 maggio 2021 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Falcidia dei privilegiati con attestazione dell’OCC anche nella procedura liquidatoria

Liquidazione «familiare» anche per il sovraindebitamento del convivente accomandatario

/ Antonio NICOTRA e Marco PEZZETTA

Mercoledì, 5 maggio 2021

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Il Tribunale di Mantova 8 aprile 2021 ha enunciato alcuni principi relativi alla liquidazione del patrimonio del sovraindebitato, osservando, in primo luogo, che nella procedura liquidatoria, nonostante il silenzio normativo, il pagamento non integrale dei creditori privilegiati presuppone l’attestazione dell’OCC di cui all’art. 7 della L. 3/2012.

L’accordo di composizione della crisi e il piano del consumatore possono prevedere (art. 7 comma 1 secondo periodo della L. 3/2012) un pagamento non integrale dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca, a condizione che ne sia assicurato il soddisfacimento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione, come attestato dall’OCC.

Il Tribunale lombardo ritiene che non vi siano ragioni per non applicare tale condizione alla liquidazione del patrimonio, alla luce di una lettura sistematica degli artt. 7 della L. 3/2012, 160 comma 2 e 182-ter comma 1 del RD 267/42 in ragione della quale emerge che la deroga alla regola generale (secondo cui i crediti privilegiati devono essere soddisfatti integralmente) trova giustificazione solo nell’ipotesi in cui venga attestato, nelle forme di legge, che il confronto con il valore di mercato realizzabile dalla liquidazione non arreca pregiudizio ai titolari di prelazione.

Il decreto in commento si annota, inoltre, per avere disposto l’apertura della liquidazione per un sovraindebitamento “familiare” di due conviventi, incapaci di adempiere ai debiti contratti, l’uno, per la gestione di una sas (inattiva da tempo) in qualità di accomandatario, l’altro per la gestione dell’impresa individuale (cessata da oltre un anno).
Il nuovo art. 7-bis della L. 3/2012, sotto la rubrica “Procedure familiari”, regola per i membri della stessa famiglia l’unitaria composizione della crisi quando gli stessi siano conviventi ovvero il sovraindebitamento abbia un’origine comune, con separazione delle masse attive e passive.

I giudici aderiscono all’interpretazione secondo cui il socio illimitatamente responsabile di società personale (nella specie accomandatario), non assoggettabile a fallimento, è legittimato ad accedere agli strumenti di cui alla L. 3/2012 e non incorre nella preclusione di cui agli artt. 14-ter comma 1 e 7 comma 1 lett. a); ragionando diversamente, escluso il fallimento, il socio non avrebbe strumenti per fronteggiare l’indebitamento (Trib. Lecco 5 gennaio 2021; Trib. Forlì 17 novembre 2020; Trib. Roma 29 aprile 2019).

A sostegno di tale soluzione, è precisato che: la finalità della L. 3/2012 (resa ancora più evidente dalla modifica legislativa) suggerisce di adottare criteri interpretativi che favoriscano l’accesso al rimedio in questione onde limitare i fenomeni di usura e di estorsione; la direttiva Ue 1023/2019 al § 21 raccomanda agli Stati di prevedere l’accesso a un’unica procedura onde liberare il soggetto sovraindebitato “contemporaneamente” da debiti derivanti da attività professionale/imprenditoriale ovvero di natura consumeristica; il nuovo art. 6 comma 2 lett. b) – secondo cui per “consumatore” (legittimato a proporre un piano) si intende anche il socio di snc, sas e sapa per i debiti estranei a quelli sociali – lascia aperta, sul piano interpretativo, la questione concernente la possibilità di accesso alla procedura di liquidazione da parte del socio illimitatamente responsabile di società personale che non sia assoggettabile a fallimento.

Nella specie, anche l’altro coniuge aveva titolo per accedere alla procedura liquidatoria (non incorrendo nella condizione ostativa di cui all’art. 7 comma 2 lett. a) della L. 3/2012), pertanto, trattandosi di conviventi, i giudici hanno disposto l’apertura della procedura “familiare” ex artt. 7-bis e 14-ter della L. 3/2012, per la regolazione unitaria della crisi.
In punto di fatto, emergerebbe – indirettamente – una vis attractiva della procedura liquidatoria “del gruppo familiare” anche per il sovraindebitamento della sas sotto soglia di fallibilità (inattiva da tempo e verosimilmente incapiente).

Resta, tuttavia, incerto se la medesima soluzione operi anche in presenza di una sas che, pur sempre di dimensioni inferiori a quelle che l’assoggetterebbero a fallimento, sia attiva al momento dell’istanza ex art. 14-ter L. 3/2012 del socio (rimasto tale), ovvero se, in tal caso, sia necessaria una distinta procedura per la società, sia pure coordinata con quella familiare.

A tal proposito, il Tribunale di Ravenna 3 marzo 2021, applicando la nuova disciplina della crisi “familiare”, aveva disposto la “riunione ed il coordinamento” delle distinte procedure liquidatorie di cui alla L. 3/2012 che investivano la snc e i soci illimitatamente responsabili (familiari) sul presupposto che il sovraindebitamento avesse un’origine “comune”.
In assenza di una procedura di sovraindebitamento aperta in capo alla sas, si dovrebbe supporre che l’incapienza della stessa sia “attestata” dell’OCC per il sovraindebitamento dell’accomandatario.

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