Indice di fiducia negativo per i professionisti
L’Osservatorio delle libere professioni introduce un nuovo indicatore per misurare la percezione dei lavoratori autonomi su economia e occupazione
I liberi professionisti italiani hanno aspettative economiche e occupazionali negative per il prossimo futuro. A certificarlo è l’Osservatorio delle libere professioni che, in collaborazione con Confprofessioni, Gestione Professionisti e BeProf, ha messo a punto un nuovo indicatore che misura la fiducia dei lavoratori autonomi. Tale indicatore, realizzato sulla falsariga di quello ISTAT per le imprese, sintetizza le attese sulla tendenza generale dell’economia e sull’andamento dell’occupazione nei prossimi mesi da parte dei liberi professionisti, provando a intercettare i segnali anticipatori che emergono dalle scelte di assunzione nei loro studi.
Ebbene, il primo “Indice di fiducia”, derivato da un’indagine condotta su un campione di 1.280 professionisti, restituisce un dato negativo: - 9,4, più basso di oltre 5 punti rispetto alla media ISTAT delle imprese dei servizi di mercato (- 4,1), rispetto alle quali i lavoratori autonomi sembrano avere un orientamento complessivamente negativo e sensibilmente più cauto.
All’interno del campione analizzato sussistono differenze marcate rispetto a tipologia di professione esercitata, età e struttura di studio. I livelli di fiducia più bassi si registrano tra le altre professioni tecnico-specialistiche (- 20,4) e nelle professioni mediche e assistenziali (- 16), seguite da odontoiatri (- 12,9), altre attività economico-finanziarie (- 12), avvocati e notai (- 10). Di contro, architetti, ingegneri e professioni assimilate (- 5,6), consulenti del lavoro (- 5,8) e, soprattutto, le altre attività professionali, scientifiche e tecniche (- 3,9) evidenziano una tenuta relativamente migliore, con livelli di fiducia superiori alla media del campione e prossimi al riferimento ISTAT. Commercialisti ed esperti contabili, invece, sono esattamente in linea con il dato complessivo, pari a - 9,4.
In termini generazionali, il livello di fiducia diminuisce progressivamente al crescere dell’età, passando da - 4,9 tra gli under 44 a - 12,6 tra gli over 65, mentre rispetto alla struttura dello studio, l’indice è inversamente proporzionale al numero di dipendenti: gli studi privi di dipendenti esprimono il livello di fiducia più basso (- 13,8), ma l’indice migliora progressivamente all’aumentare del numero di addetti, fino a raggiungere - 6,5 negli studi con sei o più dipendenti. “Una maggiore articolazione organizzativa e una struttura più solida – scrive l’Osservatorio – si associano ad aspettative relativamente meno pessimistiche e a una migliore capacità di assorbire l’incertezza congiunturale”.
Quanto all’andamento occupazionale, a livello complessivo solo il 13,6% dei professionisti prevede di assumere nuovo personale durante il 2026, a fronte di una quota largamente maggioritaria che esclude tale possibilità (61,8%) e di un 24,6% che rimane in posizione attendista. Un dato che cresce fino al 26,6% tra architetti, ingegneri e professioni assimilate (26,6%) e arriva al 3,5% per avvocati e notai (3,5%), ultimi in questa speciale graduatoria. Tra commercialisti ed esperti contabili, solo il 10,9% ha dichiarato che assumerà nuove risorse umane quest’anno, mentre il 70%, al contrario, non prevede nuovi ingressi.
Anche in questo caso, pesano sia il profilo anagrafico che la dimensione organizzativa. Tra gli under 44 oltre un quarto (27,6%) prevede nuove assunzioni, mentre tra gli over 65 la percentuale scende all’8,1%. Tra i rispondenti che lavorano in studi con 6 o più addetti il 30,6% si dice intenzionato ad assumere nuove personale, a fronte del 12,2% tra le strutture senza dipendenti e del 7,3% tra quelle con un solo addetto. Un dato, conclude la ricerca, che “conferma come la solidità organizzativa costituisca un elemento chiave nel tradurre le aspettative in scelte concrete di crescita”.
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