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Due ipotesi per ricorrere alla proroga semestrale della CIGS per cessazione di attività

/ REDAZIONE

Mercoledì, 1 aprile 2026

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Con la circolare n. 5 di ieri, 31 marzo, il Ministero del Lavoro ha fornito alcune precisazioni in merito all’ambito applicativo della CIGS per le imprese in cessazione o con cessata attività aziendale.

Si ricorda che la norma proroga le misure le misure di cui all’art. 44 commi 1-ter, 1-quater e 1-quinquies primo e secondo periodo del DL 109/2018; in particolare, per l’anno 2026, può essere autorizzato, previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del Lavoro, anche in presenza del Ministero delle Imprese e del made in Italy, un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria, per un massimo di 6 mesi, non ulteriormente prorogabili, qualora l’azienda abbia cessato o cessi l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di un significativo riassorbimento occupazionale.

Secondo il Ministero, emergono due possibili ipotesi alternative tra loro, in cui sia possibile ricorrere alla proroga semestrale della CIGS per cessazione di attività:
- una prima ipotesi, laddove siano rappresentate in sede di accordo governativo concrete e attuali prospettive di rapida cessione, anche parziale, dell’azienda, con conseguente riassorbimento occupazionale;
- la seconda ipotesi, in cui sussistano concrete prospettive di un significativo riassorbimento occupazionale.
Pertanto, in sede di istruttoria delle istanze di CIGS, si dovranno valutare alternativamente:
- la presenza di un piano che preveda prospettive concrete di cessione dell’azienda secondo le modalità già applicate nel 2025;
- la presenza di un piano che prospetti il concreto e significativo riassorbimento occupazionale.

L’azienda dovrà quindi presentare un piano che preveda ipotesi di recupero dei lavoratori, nella misura del 70% degli esuberi dichiarati, anche attraverso un articolato programma di politiche attive predisposto dalle Regioni interessate, coordinato con le esigenze del territorio ovvero offerte di incentivi all’esodo, prospettazione di percorsi formativi, corsi professionalizzanti e ogni azione che possa agevolare l’occupabilità dei lavoratori in esubero.

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