Borghini: «Sì alle specializzazioni, ma preserviamo la nostra identità»
Il Presidente dell’Ordine di Roma parla del proprio programma di mandato, con un focus su giovani e futuro
Un mandato da Consigliere, uno da Segretario, uno da Presidente della Fondazione Telos, braccio scientifico e operativo dell’Ordine. Se mai dovesse esistere una “gavetta” che prepara al ruolo di Presidente, Andrea Borghini, da poco più di tre mesi alla guida dell’Ordine di Roma, l’ha fatta tutta. Capitolino di nascita, 54 anni a ottobre, e una vocazione che arriva da lontano (“alle scuole superiori avevo già deciso di fare questa professione”, dice). Con lui, Eutekne.info ha parlato del mandato appena cominciato, giovani, formazione e del ruolo dei commercialisti nel prossimo futuro.
Presidente Borghini, partiamo dal passato. Cosa le hanno lasciato le esperienze pregresse all’interno dell’Ordine?
“Mi ha sempre affascinato far parte di questa comunità e farne parte in maniera attiva. È chiaro che se vuoi entrare in una comunità devi comprendere le dinamiche, che sono complesse e quindi impossibili da gestire se prima non hai imparato ad ascoltare. Ecco, il mio percorso, iniziato ancor prima degli incarichi nell’Ordine con l’esperienza nell’Unione giovani, credo mi abbia insegnato soprattutto ad ascoltare. Questo ti permette di coordinare un Ordine grande come quello di Roma, all’interno del quale sono coinvolte attivamente circa 1.500 persone. Certo, poi anch’io ho in mente l’immagine della professione futura e, in base a quella, si cerca di dare una direzione alla macchina ordinistica”.
Qual è questa immagine?
“Partiamo da un presupposto: io sono convinto del fatto che questa sia la più bella professione del mondo, perché ti dà una visione d’insieme che nessun’altra professione o mestiere ti può dare. Grazie a questa visione ampia il commercialista ha portato cultura e consentito al tessuto produttivo di crescere. Io credo che questo sia il ruolo del commercialista anche in futuro, anzi, se possibile ancor più centrale in questo processo evolutivo”.
Quindi, cambia il contesto, ma non il ruolo?
“Cambia anche la professione e il modo di farla. Vent’anni fa c’era una complessità che un commercialista, da solo, poteva immaginare di gestire. Oggi non è più possibile. I commercialisti hanno necessariamente bisogno di avviare dei processi di aggregazione tra di loro per svolgere un’attività che oggi ha delle specificità diverse”.
In un contesto in cui gli studi con mono-titolare sono ancora i più numerosi, seppur in lenta ma costante diminuzione, quanto è diffusa questa consapevolezza?
“Credo che sia già tutto sul tavolo. Non esiste un commercialista che non incontri altri commercialisti nel suo percorso professionale. Quindi non è più un tema di consapevolezza ma di modalità operative. L’Ordine deve fare in modo di agevolare questi momenti di incontro, anche organizzando eventi non prettamente scientifici. Perché spesso in questo tipo eventi, che sono molto verticali su una determinata materia, trovi solo colleghi che già trattano quella materia. Molti colleghi oggi si rendono conto che, per continuare a fare bene questo mestiere, c’è bisogno di conoscere persone che sappiano fare cose diverse rispetto a quelle che sanno già fare loro”.
Ma aggregazione è solo una questione di mettere insieme specialisti in diversi ambiti?
“Non solo. Non credo si possa pensare che due commercialisti che fanno la professione, singolarmente, da 30 anni, possano decidere di mettersi insieme e dividere il fatturato. Ma forse non sarà lo stesso tra due persone che appartengono a generazioni diverse. Probabilmente è più facile che una persona più avanti in termini di esperienza abbia bisogno di qualcuno più giovane che magari lo aiuti in tutte quelle questioni che hanno a che fare con le nuove tecnologie. Così come il giovane magari ha bisogno di qualcuno che sia già strutturato, che lo aiuti a fare delle cose che altrimenti meriterebbero investimenti che lui non si può permettere”.
Insomma, il primo obiettivo di mandato è quello di favorire i processi di aggregazione facilitando l’incontro tra colleghi.
“Non credo che un commercialista possa aprire una pagina di giornale, una bacheca dell’Ordine, e trovare un collaboratore di fiducia o un collega con cui iniziare a lavorare assieme. C’è bisogno di un percorso di reciproca conoscenza e, in questo senso, sono convinto che l’Ordine possa essere una sede naturale dove avviare questo processo”.
Se dovesse indicarmi un altro punto qualificante del suo programma di mandato, quale sarebbe?
“In un contesto in un cui c’è stata una proliferazione spaventosa di registri, elenchi e similari, la nostra funzione primaria rimane quella di supportare i colleghi in quella che mi sembra una corsa continua, lo dico con grande rammarico, nel dover dimostrare costantemente le proprie competenze. L’obiettivo è quello di consentire ai colleghi di svolgere questa attività di approfondimento in maniera gratuita, perché se dietro questa complessità ci fosse anche la necessità di investire ulteriori soldi sarebbe devastante. Questo è il nostro obiettivo da sempre e continueremo a lavorarci con tutte le nostre capacità. Sul tema della formazione, però, mi permetta una digressione”.
Prego.
“Forse è arrivato il momento, lo dico anche nell’ottica della riforma dell’ordinamento, di smettere di chiamarla formazione e di iniziare a parlare di approfondimento scientifico. I commercialisti hanno frequentato un’Università, fatto un tirocinio e sostenuto un esame di Stato. Di formazione ne hanno fatta abbastanza. Siamo sicuri di voler andare a dire al nostro tessuto economico che i commercialisti si devono formare? Perché qualunque cliente sa che il suo commercialista è perfettamente formato, altrimenti non lo avrebbe come consulente. Certo, avrà piacere di sapere che quel consulente si aggiorna costantemente, ma la formazione è un’altra cosa. Le parole sono importanti, perché danno la giusta percezione di quello che siamo”.
Una giusta percezione di questa professione manca anche tra i giovani?
“Ecco, sui nuovi ingressi va fatta un’attività molto seria, perché a breve ci troveremo, non solo noi ma tutte le professioni, con il problema del ricambio causato dal calo demografico. Con la Commissione tirocinio abbiamo avviato un progetto che prevede degli incontri non presso le sedi delle Università ma qui, all’Ordine. Oggi, il tema vero è spiegare ai giovani chi siamo, trasferirgli l’entusiasmo per una professione che ti garantisce una visione d’insieme che nessun altro mestiere può darti”.
Però, sono anni ormai che si dice che il commercialista tuttologo non può più esistere e che il mercato richiede le specializzazioni. Come stanno insieme visione d’insieme e specializzazioni?
“È vero che il mercato chiede le specializzazioni. Ma, in ogni caso, un commercialista la visione d’insieme ce la deve avere, perché solo così potrà instaurare quel rapporto fiduciario col cliente che gli consentirà, eventualmente, anche di vendere la sua specializzazione. Questo serve anche per sopravvivere nel lungo periodo, perché oggi una specializzazione ha senso ma non è detto che ne avrà fra 20 anni. Se togliamo la cultura di base e la visione d’insieme renderemmo gli iper-specialisti poveri fra 10-15 anni, quando magari quell’attività non esisterà più. Quindi, ok le specializzazioni, ma senza perdere la nostra identità, che è quella di essere l’unica professione capace di avere uno sguardo a tutto tondo sul mondo produttivo”.
Il tirocinio anticipato potrebbe essere un altro fattore che agevola nuovi ingressi?
“Io sono uno di quelli che ha fatto il tirocinio di tre anni e non mi dispiace averlo fatto, perché mi sono arricchito umanamente e professionalmente. Detto ciò, se ai giovani di oggi serve questo, è giusto che ci si provi, ma non sarà sufficiente se non c’è qualcuno che, con l’entusiasmo che io sto provando a trasmettere, spieghi loro la differenza tra i commercialisti, gli autonomi e gli altri professionisti. Insisto su questo: raccontiamo ai ragazzi cosa fanno gli autonomi, gli altri professionisti e cosa facciamo noi. Sono convinto che, alla fine, a quei ragazzi verrà il dubbio che, effettivamente, potranno fare un viaggio meraviglioso da quest’altra parte”.
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