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Mercoledì, 2 settembre 2026 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Sulla tassazione dei redditi il quadro di solito dipinto diverge da quello reale

Mercoledì, 2 settembre 2026

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Gentile Redazione, 
con riferimento al corretto commento di Enrico Zanetti sulla tassazione dei redditi di capitale (si veda “Sulla tassazione dei redditi di capitale opportuna qualche puntualizzazione” del 19 agosto 2026) aggiungo una puntualizzazione a quella già annotata da Domenico Riccio a proposito del carico fiscale dei redditi medio/alti (si veda “Serve il coraggio di alleggerire il carico fiscale sui redditi da lavoro medio-alti” del 1° settembre 2026).

Come ricorda Zanetti, annualmente le organizzazioni sindacali e i giornalisti non specializzati sul tema fiscale ricordano che la gran parte dell’IRPEF è versata dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, calcolata con aliquote progressive, alludendo al fatto che le suddette categorie sarebbero “le uniche” a versare le tasse. In questo contesto l’aliquota piatta del 26% sui redditi di capitale suonerebbe come agevolazione per i benestanti.

Il fatto è che le statistiche sui redditi degli italiani vengono assunte da quelle fiscali.
Credo sia noto che le imprese di maggiori dimensioni sono normalmente gestite con società di capitali, mentre solo quelle di minori dimensioni sono normalmente gestite come ditte individuali o società di persone.
Pertanto nelle statistiche sui redditi accade che soltanto il reddito delle imprese minori è conteggiato nel novero dei redditi d’impresa ai fini IRPEF, mentre il reddito delle imprese più grandi, che presumibilmente sono anche più elevati, non vengono considerati.

A ciò si aggiunge il fatto, paradossale, che gli imprenditori che operano con società di capitali prendono un compenso come amministratori, che nelle statistiche fiscali viene assimilato al reddito dei dipendenti.
Amministratori che, ad un certo punto, andranno pure in pensione, come pure gli imprenditori individuali e gli artigiani, alimentando ulteriormente la statistica dei redditi dei dipendenti.

Il quadro che viene comunemente dipinto, quindi, diverge profondamente dalla realtà per diversi fattori, precisamente:
- il gettito IRES non viene considerato come gettito “da attività d’impresa”;
- l’imposta sostitutiva sui dividendi e sui capital gain pure non viene considerata come gettito “da attività d’impresa”;
- i compensi amministratore finiscono per alimentare le statistiche del reddito dei dipendenti, ma pure questi andrebbero ascritti ad attività d’impresa, per lo meno se e nella misura in cui tali amministratori sono anche soci delle società che amministrano; 
- pure il gettito versato dai pensionati imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi andrebbe riallocato nelle rispettive categorie di provenienza.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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