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Lunedì, 16 settembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

L’indebita compensazione non riguarda gli obblighi di previdenza e assistenza

Il risultato dell’omesso versamento delle somme dovute riguarda solo le imposte sui redditi e l’IVA e non inadempimenti di altro genere

/ Maria Francesca ARTUSI

Sabato, 14 settembre 2019

La condotta costitutiva del reato di indebita compensazione, descritta dall’art. 10-quater del DLgs. 74/2000, riguarda solamente le imposte sui redditi e sul valore aggiunto e non già, in assenza di pertinenti specificazioni, inadempimenti di altro genere dei quali l’intero testo normativo non si occupa.

Tale principio – enunciato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 38042 depositata ieri – attiene alla problematica della possibile rilevanza, per tale delitto, dell’omesso versamento di somme dovute, non solo a titolo di imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ma anche agli altri titoli elencati ai fini della compensazione dall’art. 17 del DLgs. 241/1997, fra cui figurano gli obblighi di pagamento per contributi previdenziali e assistenziali.

La fattispecie di indebita compensazione si riferisce, infatti, espressamente all’art. 17 citato, sia nel comma 1 dedicato ai crediti non spettanti, sia nel comma 2 dedicato ai crediti inesistenti.
Secondo la Suprema Corte, seguendo una diversa e opposta interpretazione, risponderebbe del delitto di cui al citato art. 10-quater non solo – come è pacifico – chi ometta di versare imposte dirette o l’IVA utilizzando in compensazione crediti concernenti altre imposte (anche regionali) o crediti di natura previdenziale, ma anche chi si avvalga di analogo artificio per evitare di corrispondere tali ultime imposte ovvero contributi dovuti a enti di previdenza.

Il caso di specie riguardava, in effetti, un sequestro conseguente ad una contestazione per indebita compensazione che aveva incluso nel profitto confiscabile anche le somme dovute in relazione agli obblighi per contributi previdenziali e assistenziali.
Nelle argomentazioni della sentenza si fa, in particolare, riferimento ad altra recente pronuncia della stessa Cassazione (la n. 8689/2019) in cui viene delineata una “struttura asimmetrica” dell’art. 10-quater, compatibile con la “ratio” complessiva del decreto in cui tale norma è inserita. Quest’ultimo è diretto a sanzionare le violazioni in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e, dunque, prende in considerazione soltanto tali tipologie di tributi sul lato passivo; ma ciò non vale sul lato attivo, potendo così venire in rilievo, quale strumento per diminuire artificiosamente l’entità dell’imposta da versare, qualunque tributo o contributo che possa opporsi in compensazione secondo le disposizione dettate in materia.

Sennonché, proprio tale struttura asimmetrica, a parere dei giudici di legittimità, assevera l’impostazione per cui si ha un indistinto riferimento all’art. 17 del DLgs. 241/1997 in virtù della considerazione di tutti i crediti ivi contemplati in quanto idonei alla compensazione, mentre l’indebito risultato della condotta fraudolenta, ossia l’omesso versamento delle somme dovute, riguarda solamente le imposte sui redditi e sul valore aggiunto e non già, in assenza di pertinenti specificazioni, inadempimenti di altro genere dei quali l’intero testo normativo non si occupa.

Lettura coerente

Questa lettura non è semplicemente coerente con la collocazione della fattispecie all’interno di un decreto legislativo, che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, ma appare la sola in linea, sul piano sistematico, con le “disposizioni comuni” contenute nel Titolo terzo di tale corpo normativo, che, quando specificano gli importi dovuti così come presi in considerazione dalle previsioni incriminatrici, si confrontano unicamente con debiti tributari e imposte evase.

A tal proposito risultano particolarmente indicative le disposizioni contenute nell’art. 13 comma 1 del DLgs. 74/2000 che, riferendosi indistintamente alle fattispecie incriminatrici previste dagli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, disciplinano la speciale causa di non punibilità del pagamento del debito tributario in termini che non possono avere alcuna compatibilità con obblighi come quelli relativi ai contributi previdenziali e assistenziali (ossia con quei debiti che potrebbero rappresentare i soli ai quali riferire il mancato pagamento che vale a integrare il reato di indebita compensazione). Proprio tale parificazione fra le tre fattispecie appena richiamate appare una conferma del fatto che viene punito sempre e solo l’omesso versamento delle succitate imposte.

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