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Sabato, 4 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Possibile la riduzione delle donazioni con preferenza

/ Cecilia PASQUALE

Mercoledì, 1 luglio 2020

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L’azione di riduzione consente all’erede, leso nella sua quota di legittima da una disposizione del testatore, di ridurre le disposizioni testamentarie e le donazioni eccedenti la quota disponibile, così da reintegrare quanto gli spetta.

In particolare, una volta accertata l’insufficienza dei beni dell’asse a soddisfare i diritti del legittimario, è possibile ridurre proporzionalmente le disposizioni testamentarie (art. 558 c.c.) e, se ciò non è sufficiente, le donazioni, cominciando dall’ultima e risalendo via via alle anteriori (art. 559 c.c.), secondo un criterio cronologico.

Soltanto in seguito alla completa riduzione dell’ultima donazione, si può passare ad aggredire quella immediatamente precedente e così via, sino alla reintegrazione della legittima.
Ad esempio, se Tizio, che ha solo due figlie, lascia un patrimonio di 180 e ha effettuato una prima donazione di 80 a Caio e una seconda donazione di 60 a Sempronio, le figlie, che hanno diritto a 2/3 del patrimonio ex art. 537 comma 2 c.c., possono esercitare l’azione di riduzione. Dalla riunione fittizia, infatti, emerge un patrimonio di 320 (180 + 80 + 60), di cui 213 è riservato alle figlie. I legittimari, quindi, potranno ridurre la donazione di Sempronio, fino ad ottenere il valore di 33 necessario a reintegrare la legittima, mentre resta intatta la donazione a favore di Caio.

La previsione del criterio cronologico ascendente è funzionale a tutelare l’affidamento dei donatari più risalenti e si fonda sulla presunzione che la lesione sia arrecata dalla donazione posteriore, salvo, in caso contrario, risalire nel tempo via via a quelle precedenti.
Mentre, per le disposizioni testamentarie, l’art. 558 c.c. ammette che il testatore possa derogare al criterio proporzionale di riduzione con un’espressa dichiarazione di volontà (per cui la disposizione preferita non si riduce, se non qualora il valore delle altre non sia sufficiente a integrare la quota riservata ai legittimari), non esiste una norma analoga in tema di riduzione delle donazioni.

Per tale ragione, gli interpreti ritengono, tradizionalmente, che al donante non sia riconosciuta la facoltà di contemplare un ordine di preferenza nella riduzione delle donazioni, come è previsto, invece, dall’art. 558 c.c. con riferimento alle disposizioni testamentarie (Cass. 3 luglio 2019 n. 17881; Cass. 10 marzo 2016 n. 4721).
Nel nostro esempio, quindi, Tizio non può disporre nel testamento che sia ridotta prima la donazione fatta a Caio.

Di diverso avviso è lo studio n. 52-2020/C del Consiglio nazionale del Notariato, secondo cui un eventuale accordo di modificazione dell’ordine legale di riduzione delle donazioni sarebbe efficace, previo consenso dei soggetti portatori di interessi meritevoli di tutela e nei limiti della quota riservata ai legittimari.

Lo studio evidenzia, in primo luogo, che una deroga al criterio cronologico di riduzione delle donazioni è comunemente ammessa in caso di stipula di due donazioni contestuali (ad esempio contenute in un unico documento o in una pluralità di documenti, che abbiano la medesima data, senza indicazione dell’ora): in questo caso, infatti, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che operi il criterio proporzionale di riduzione, ex art. 558 c.c., in sostituzione di quello cronologico (Cass. 3 luglio 2019 n. 17881).

In secondo luogo, secondo lo studio, la previsione del criterio cronologico intende tutelare la stabilità del vincolo contrattuale più risalente, esponendo a riduzione il minor numero di donazioni.
Seguendo tale ratio, allora, sarebbe ammissibile una clausola di preferenza con cui il donante esprima la volontà che una certa donazione recente non sia soggetta a riduzione, purché tale clausola sia accettata (non solo dal donatario preferito, ma anche) dal donatario o dai donatari anteriori verso i quali si produrrà un effetto sfavorevole (in quanto saranno le loro donazioni ad essere ridotte per prime).

La clausola di preferenza potrebbe, quindi, essere apposta alla donazione o in un atto separato stipulato nella stessa forma; il Notariato raccomanda, in ogni caso, cautela, posto che non esistono sul punto orientamenti giurisprudenziali favorevoli.

Una clausola di preferenza è utile in caso di donazione d’azienda

Lo studio osserva, infine, che la preferenza espressa verso una donazione è idonea a tutelare interessi meritevoli di tutela. Si pensi a una donazione di azienda che si trovi a dover essere sottoposta a riduzione: in tale ipotesi, la clausola di preferenza sarebbe funzionale a preservare, nei limiti della quota disponibile, la continuità e la stabilità dell’attività di impresa, con beneficio per la tutela del risparmio e del lavoro, valori riconosciuti dalla Costituzione (artt. 35, 41, 47 Cost.) ed espressamente tutelati dal legislatore tramite l’introduzione di istituti quali il patto di famiglia.

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