X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Lunedì, 6 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Rivalutazione anche per partecipazioni e terreni in comunione

Resta fermo il requisito del possesso al 1° gennaio 2020 oppure al 1° luglio 2020, nuova proroga introdotta dal decreto Rilancio

/ Salvatore SANNA

Martedì, 30 giugno 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

Scade oggi, 30 giugno 2020, il termine per aderire alle agevolazioni fiscali ex artt. 5 e 7 della L. n. 448/2001 che consentono a persone fisiche, società semplici, enti non commerciali e soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia di rivalutare il costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2020, al di fuori del regime d’impresa, affrancando in tutto o in parte le plusvalenze conseguite, ex art. 67 comma 1 lett. da a) a c-bis) del TUIR, allorché le partecipazioni o i terreni vengano ceduti a titolo oneroso.

Questo regime consiste nella facoltà di assumere, in luogo del costo o valore di acquisto, il c.d. “valore di perizia” delle partecipazioni non quotate o dei terreni (agricoli ed edificabili) assoggettandolo all’imposta sostitutiva dell’11%.

In realtà, l’agevolazione in argomento è stata recentemente prorogata anche per le partecipazioni non quotate e i terreni posseduti al 1° luglio 2020 (art. 137 del DL 19 maggio 2020 n. 34, c.d. decreto “Rilancio”), per i quali l’imposta sostitutiva sul valore di perizia dovrà essere versata entro il prossimo 30 settembre.

Ciò premesso, si pone l’attenzione sul requisito del possesso, analizzando il caso di una quota in una società di capitali trasferita per successione a favore di due o più coeredi anteriormente al 1° gennaio 2020 e che, a tale data, risulti ancora indivisa.
In base alle regole generali, a seguito della caduta in successione della quota, ogni erede (che abbia accettato, anche tacitamente, l’eredità) acquista (retroattivamente dalla data di apertura della successione) la “titolarità” della partecipazione di cui era titolare il defunto, ma – in assenza di divisione – tale titolarità non risulta esercitata singolarmente, bensì in comunione con gli altri eredi che abbiano a loro volta accettato l’eredità (con conseguente necessità di nominare un rappresentante comune ai sensi dell’art. 2468 comma 5 c.c.).

Nonostante questa impostazione civilistica, però, l’unitarietà della quota/azione non trova corrispondenza nella disciplina delle imposte dirette.
Secondo quanto chiarito dalla C.M. 10 maggio 1985 n. 16/9/674, infatti, “nel caso di azioni o quote in comunione, la loro cessione allo stato indiviso va attribuita, anche ai fini della percentuale, a ciascun cedente in proporzione alla rispettiva quota di comproprietà”.
Del resto, l’art. 4 del TUIR applica il medesimo criterio alle cessioni di partecipazioni effettuate dal coniuge quando le azioni o quote vendute appartengono a un’altra tipologia di comunione, ossia quella legale di cui all’art. 177 e ss. c.c.

In sintesi, sebbene il regime giuridico della comunione attribuisca a ciascun comproprietario una quota ideale del diritto di proprietà sul terreno o sulla partecipazione, che non è riferibile a una porzione individuata del bene, ma che consente a ciascuno degli eredi di esercitare il proprio diritto sull’intero bene (incontrando, però, un limite nel diritto di pari contenuto spettante agli altri comproprietari), ciò non pare escludere che, su tale quota “ideale”, l’erede possa operare la rivalutazione.

In ipotesi di comunione ereditaria pro indiviso, quindi, la rivalutazione può avere a oggetto una percentuale astratta del bene (partecipazioni o terreni), corrispondente alla quota di comproprietà riconducibile al singolo erede.

Rileva l’imposta sostitutiva versata

A conferma di questa impostazione, la circ. Agenzia delle Entrate 6 novembre 2002 n. 81 ha chiarito che, in caso di comproprietà del terreno, il versamento dell’imposta sostitutiva dovuta deve essere effettuato da ciascun comproprietario con riferimento alla propria quota di proprietà.

Inoltre, si segnala che in giurisprudenza si sta consolidando l’orientamento secondo cui la rideterminazione del costo fiscale dei terreni in comunione dipende dall’ammontare dell’imposta sostitutiva versata e non dai soggetti che materialmente provvedono al versamento.

Infatti, la norma non pone alcun vincolo in merito alla ripartizione della somma dovuta ai fini dell’efficacia della rivalutazione e, con il pagamento dell’intera imposta sostitutiva sul valore dell’intera proprietà del terreno, non si verifica alcun danno erariale (cfr. C.T. Reg. Aosta 22 maggio 2018 n. 11/2/18; C.T. Prov. Aosta 1 giugno 2017 n. 35/2/17; C.T. Reg. Milano 24 marzo 2015 n. 1141/24/15; C.T. Prov. Milano 10 giugno 2013 n. 246/43/13).
Pertanto, anche il pagamento dell’intero importo da parte del singolo comproprietario sembra poter essere efficace ai fini della rivalutazione fiscale del terreno per tutti i soggetti che lo possiedono in comunione.

TORNA SU