Sanzione fissa per la competenza fiscale con prova a carico del contribuente
L’errata imputazione a periodo delle componenti reddituali (violazione della competenza fiscale o del principio di cassa) dà luogo alla sanzione da dichiarazione infedele ex art. 1 del DLgs. 471/97, punita in misura pari al 70% delle imposte con un minimo di 150 euro.
L’art. 1 comma 4 del DLgs. 471/97 prevede che, fuori dalle ipotesi del comma 3 (aumento della sanzione in conseguenza di condotte fraudolente), la sanzione da dichiarazione infedele è ridotta di un terzo quando l’infedeltà deriva dall’errata imputazione a periodo, “purché il componente positivo abbia già concorso alla determinazione del reddito nell’annualità in cui interviene l’attività di accertamento o in una precedente”.
Se la violazione inerente alla competenza fiscale o al principio di cassa non ha comportato danno per l’Erario, opera la sanzione fissa di 250 euro (art. 1 comma 4 ultimo periodo del DLgs. 471/97).
La Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 15107 del 19 maggio 2026 ha sancito che se il contribuente invoca l’irrogazione della sanzione fissa in luogo di quella proporzionale, deve dimostrare che non c’è stato danno erariale.
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