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Mercoledì, 8 luglio 2026 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Professioni sempre meno «a misura di giovani»

Il Rapporto di Confprofessioni fotografa un comparto sempre più «vecchio», in cui i giovani fanno fatica anche dal punto di vista reddituale

/ Savino GALLO

Mercoledì, 8 luglio 2026

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Le libere professioni italiane invecchiano e faticano ad attrarre le nuove generazioni. Quella che ormai già da qualche anno è divenuta un’evidenza, è stata ulteriormente certificata dal Rapporto “Generazioni a confronto tra demografia e redditi”, realizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni e presentato ieri a Roma, alla presenza della Ministra del Lavoro, Marina Calderone.

Il contesto generale è quello di un Paese che invecchia rapidamente: in 50 anni, dal 1976 a oggi, l’età media della popolazione è passata da 33 a 49 anni; i giovani sotto i 14 anni sono diventati la metà (dal 24 al 12%) mentre gli over 65 sono più che raddoppiati (dal 12 al 25%), portando l’Italia a diventare il secondo Paese più vecchio del mondo dopo il Giappone.

Uno squilibrio demografico che non può non produrre i suoi effetti su tutto il mercato del lavoro e, in particolare, su quello delle libere professioni: meno ingressi, più pensionamenti, percorsi più lenti. Le nuove generazioni faticano a entrare, mentre la platea dei professionisti si sposta verso età sempre più mature, ampliando la distanza tra giovani e senior lungo tutto il ciclo di vita. Nel 2025 i lavoratori dipendenti under 35 rappresentavano il 24% del totale, percentuale che scende al 16% tra i liberi professionisti e al 15 tra gli altri indipendenti. L’età mediana dei professionisti ha toccato la soglia dei 50 anni tra gli uomini e dei 46 tra le donne che, pur essendo mediamente più giovani, stanno rapidamente convergendo verso le fasce più mature.

Il quadro del lavoro autonomo, dunque, è ancor più complesso rispetto a quello relativo al lavoro dipendente e ciò vale anche per quanto riguarda l’aspetto reddituale. Nel 1987 i giovani tra 25 e 34 anni percepivano redditi pari al 97% della media complessiva; 35 anni dopo, nel 2022, tale percentuale è scesa al 78%: quasi 20 punti in meno. Nel lavoro indipendente il gap si allarga: alla fine degli anni ’80 i giovani autonomi guadagnavano il 20% in più dei senior, mentre nel 2022 sono passati al 16% in meno. Nel 1987 il picco reddituale si raggiungeva mediamente tra i 45 e i 54 anni, nel 2022 si arrivava all’apice nella fascia tra i 55 e i 64 anni.

“Il ricambio generazionale nel mondo delle professioni – ha commentato Marco Natali – si è inceppato e i dati lo mostrano con grande chiarezza: i giovani entrano tardi, crescono lentamente e il divario con i senior si amplia lungo tutto il ciclo di vita. Non è solo un tema demografico, ma una questione che riguarda la capacità del Paese di innovare e di garantire continuità alle proprie competenze”. Secondo il Presidente di Confprofessioni “bisogna agire subito”, fare uno “sforzo comune” mettendo in campo “strategie più sinergiche e innovative: è fondamentale che istituzioni, forze sociali e mondo accademico lavorino insieme”.

“A fronte dei fondi per l’autoimpiego – ha aggiunto la Ministra Calderone – destinati alle professioni ordinistiche dal decreto Coesione (un miliardo di euro, ndr), i giovani scelgono soprattutto i voucher a fondo perduto. Lo fanno perché il loro modello resta quello dello studio monotitolare: un modello “micro” per problemi “macro”. Noi abbiamo disegnato strumenti per incentivare le società tra professionisti, favorire il travaso delle competenze e il ricambio generazionale, ma i giovani continuano a scegliere altro. E questo accade anche perché i professionisti più anziani non trasferiscono ai giovani questa nuova visione del lavoro”.

Calderone ha annunciato, inoltre, che il prossimo 30 luglio arriverà in Aula al Senato il disegno di legge di riforma delle professioni: “Un passaggio decisivo per aggiornare gli ordinamenti e rispondere ai bisogni comuni delle 15 professioni ordinistiche. Questa riforma è una battaglia di principi e sostanza: i giovani devono poter investire nella professione e scoprire quanto sia bello esercitare la libera professione, in un quadro di sostenibilità e di equo compenso, che è condizione fondamentale”.

I dati contenuti nel Rapporto diffuso ieri serviranno anche come base di partenza per una ricerca che verrà realizzata dalla Consulta Giovani di Confprofessioni, in collaborazione con l’Osservatorio. Lo studio, intitolato “Il lavoro che vorrei”, è rivolto a laureandi e neo-laureati e si pone l’obiettivo di capire quali caratteristiche del lavoro orientino le scelte delle nuove generazioni. “Siamo convinti – ha sottolineato Giulia Maddalena, Coordinatrice della Consulta – che questo sia il punto di partenza necessario per formulare proposte concrete: servono azioni mirate a ridurre i divari generazionali e di genere, per non perdere una generazione di nuovi liberi professionisti”.

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