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De Lise: «Cambiamo la percezione distorta sui commercialisti»

Per il Presidente dell’Ordine di Napoli la crescita passa dalla capacità di spiegare all’esterno cosa può fare davvero la professione

/ Savino GALLO

Sabato, 1 agosto 2026

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“La professione ha bisogno di recuperare centralità e modificare la percezione, distorta, che si ha all’esterno”. Partendo da questo assunto, Matteo De Lise, Presidente dell’ODCEC di Napoli, ha orientato la politica del suo Ordine verso l’apertura alla società civile e alle istituzioni che rappresentano i naturali interlocutori dei commercialisti. Una politica, spiega a Eutekne.info, fortemente influenzata dall’esperienza all’interno dell’Unione giovani (di cui è stato Presidente nazionale) che, dice, ha formato una generazione “che dovrà essere protagonista del cambiamento”.

Presidente De Lise, negli ultimi 4 mesi, i primi del nuovo mandato, ha firmato protocolli d’intesa con l’Unione degli industriali partenopei, l’Agenzia delle Entrate provinciale, il tribunale. Qual è l’obiettivo?
“Quando andiamo a sottoscrivere questi protocolli riusciamo a far emergere quello che in realtà siamo davvero. Veniamo ascoltati e riconosciuti in maniera diversa. Oggi, quando si pensa al commercialista, il pensiero va al Fisco, alle proteste, alle lamentele: una percezione sbagliata che in gran parte è causata dai commercialisti stessi. In realtà sappiamo che non è così: il commercialista è decisivo in tutte le scelte di carattere economico”.

Perché crede che siano gli stessi commercialisti ad alimentare questa immagine distorta?
“In questi primi mesi di mandato abbiamo fatto orientamento nelle scuole e nelle Università. Quando chiedi ai ragazzi se abbiano mai pensato di fare il commercialista ti rispondono di no, perché magari hanno il papà, lo zio o l’amico di famiglia che non fa altro che lamentarsi per gli adempimenti, le scadenze, i bilanci. Lamentele che poi trovano effettivamente riscontro se ti interfacci con chi fa la professione da tanti anni. Ma se poi vai a vedere la vita che fanno, magari non sarà agiata ma buona sì. Eppure, prevale sempre la volontà di andarsi a lamentare”.

È possibile che questo sia un tratto distintivo degli Italiani in generale, certamente acuito dai social, e che non riguardi solo i commercialisti?
“Lei provi a cercare su google le immagini relative al commercialista ragioniere: troverà spesso illustrazioni di un uomo distrutto, in mezzo alle carte. Poi provi a cercare quelle riguardanti gli avvocati e si accorgerà della differenza. Google non fa altro che prendere tutte le immagini caricate dalle persone rispetto a un’idea e, quasi sempre, siamo noi ad aver dato quell’idea. Quindi, sta a noi cambiarla e l’unico modo per farlo è aprire tutto”.

Questa è la logica che sta dietro i diversi protocolli?
“Il primo interlocutore in assoluto del commercialista è l’imprenditore, non è possibile che i due enti che li rappresentano non si parlino. In questo modo creiamo relazioni che fanno bene a entrambi. E lo stesso vale per il protocollo con l’Agenzia: fare formazione congiunta ti porta ad avere un’interlocuzione più sana, in cui le due parti capiscono le reciproche difficoltà. L’intesa con il tribunale, invece, permetterà la rotazione degli incarichi e la possibilità di affidarli anche ai più giovani che, per essere invogliati a iniziare, devono fare cose che ritengono interessanti”.

Quest’ultima iniziativa ha una chiara matrice unionista. Lei che è stato Presidente dell’UNGDCEC quanto è influenzato dalla sua esperienza pregressa?
“La matrice Unione influenza tutto quello che faccio. Stiamo montando una maxischermo 3x2 per le dirette streaming dei nostri eventi formativi, in modo tale che possano essere seguite ovunque. Questo nasce dai webinar Unione, dall’esperienza di labirinto live. Così come il canale whatsapp dell’Ordine nasce dalla forza che hanno le chat all’interno del mondo Unione. Nelle strutture di indirizzo delle Commissioni (Presidente, Vicepresidente, segretario, ndr), ci sono 40 under 43. Arriva tutto da lì. La differenza sta nel fatto che, quando guidi un Ordine, c’è bisogno di maggiore prudenza, più riflessione. Forse è tutto un po’ più lento, ma se si riuscisse a portare il sistema Unione all’interno dell’Ordine, coniugando il coraggio, le nuove idee, la voglia di rischiare con la necessità di riflessione, sarebbe un connubio perfetto”.

Negli anni, il rapporto tra sindacati e istituzioni di categoria non è stato sempre idilliaco e lei, che assieme alla sua Giunta fu portato in disciplina dall’allora Presidente nazionale Miani, ne ha testimonianza diretta. Perché è così complesso?
“Il sindacato ha una visione diversa, pone problemi di pancia, che spesso chiedono una soluzione immediata. L’ente è orientato alle istituzioni. Ecco, il rispetto dei ruoli, che deve essere biunivoco, forse è l’aspetto principale. Non è credibile un ente che fa il sindacato: certo, può far pesare la sua forza istituzionale nei modi e nei tempi corretti, ma è credibile un ente che sta al tavolo. Allo stesso tempo, un sindacato che si limita solo a urlare serve a poco: bisogna proporre soluzioni”.

In effetti, a volte è sembrata esserci una sovrapposizione di ruoli, o no?
“Quando noi, come Unione, abbiamo preso spazio, è stato semplicemente perché non c’era chi occupava quello spazio. In questo momento, ci sono spazi occupati e ben definiti, bisogna solo avere la capacità e la voglia di dialogare”.

Che progetti ha per il futuro dell’Ordine di Napoli?
“Intanto, come detto, cambieremo il modo di fare formazione. Continueremo a fare orientamento e ad avere le interlocuzioni con l’Agenzia delle Entrate e le altre istituzioni locali. Vogliamo essere centrali nella Città. Quello che abbiamo fatto con l’Assessore Baretta (Assessore al Bilancio del Comune, ndr) io penso che valga un mandato: riuscire a far inserire alcuni tributi nella rottamazione che fa il Comune è qualcosa di epocale, perché incide sulle tasche dei contribuenti e sulla percezione che le stesse istituzioni hanno di noi”.

È soddisfatto del testo della legge delega per la riforma dell’ordinamento che è stato approvato in Commissione Giustizia alla Camera o si aspettava qualcosa di diverso?
“Io mi auguro che la riforma non vada a incidere sulla centralità degli Ordini, che devono mantenere il presidio su quelle che sono le necessità dei commercialisti, perché sono i loro primi interlocutori. Quindi, ben venga l’allargamento rispetto alla capacità di partecipazione di tutti ma il presidio territoriale deve mantenere la sua importanza. Questo farà la differenza anche sulla capacità di fornire servizi e attrarre nuovi iscritti”.

Lei vede questo rischio all’orizzonte?
“Io credo che questo Consiglio nazionale, che è stato eletto con un grosso consenso, abbia fatto tutte le valutazioni del caso, che abbia ben chiaro quale è il limite e che non voglia superarlo”.

A partire dallo scorso anno, l’Ordine di Napoli ha varato il bilancio di sostenibilità. Spulciando i numeri (relativi al 2024), salta all’occhio che su oltre 4.400 iscritti c’erano più di 800 tirocinanti. Insomma, non sembra una situazione disperata, o no?
“Intanto, mi faccia dire che continueremo a fare il bilancio di sostenibilità tutti gli anni. Se dobbiamo far capire che la professione offre nuove possibilità dobbiamo essere i primi ad adeguarci a queste nuove normative. Con la Commissione sostenibilità stiamo lavorando anche all’introduzione di un altro indicatore, che vada a misurare il greenwashing, ovvero quanto siano reali le ipotesi di sostenibilità contenute nel bilancio. Quanto ai numeri, è vero che non sono pochissimi ma è anche vero che la tendenza è al ribasso. 15 anni fa i tirocinanti erano sotto i 2 mila, anche se non c’era ancora l’Ordine di Napoli Nord (che ha assorbito in parte sia iscritti che tirocinanti, ndr)”.

Chiaramente la tendenza vale per tutto il territorio nazionale, ma è possibile che al Sud, dove è un po’ più accentuata, sia anche legata alle prospettive di guadagno? Secondo l’ultimo rapporto FNC, la metà dei commercialisti del Sud dichiara meno di 30 mila euro.
“C’è sicuramente un problema relativo al reddito ma torniamo alla percezione di quello che può fare il commercialista. Ovviamente, bisogna fare i conti con il contesto economico, che al Sud è diverso rispetto al Nord, ma se si pensa che si possano fare solo attività a basso margine non crescerà il professionista e nemmeno il cliente. Per questo dobbiamo far capire che il commercialista può fare tante altre cose che possono avere un impatto diretto anche sull’economia del territorio e, di conseguenza, sui propri guadagni”.

La crescita passa anche dalle aggregazioni? I giovani sono pronti a rinunciare a un po’ di autonomia?
“Passa per forza dalle aggregazioni. Più sei capace di coprire diversi ambiti specialistici più aumenti la possibilità che il cliente non vada via dalla tua struttura. Il problema non è se i giovani sono pronti ad aggregarsi ma che non scelgono la professione perché non la ritengono conveniente. Di recente sono stato a un convegno sulla starting finance, dove c’erano 400 giovani convinti che diventare maghi della finanza avrebbe risolto tutti i loro problemi. Eppure queste sono attività che già fa il commercialista, che peraltro è l’unico capace di garantirsi un reddito continuo al fianco del cliente. Ancora una volta, la percezione errata fa la differenza”.

Quindi è da qui, dalla percezione, che parte il cambiamento?
“Assolutamente sì. Ma sul cambiamento, e sull’importanza dell’Unione, mi faccia dire una cosa”.

Prego.
“Negli ultimi anni, tutti quelli che hanno avuto ruoli importanti nell’Unione stanno facendo un passo avanti, entrando negli Ordini. Io ho sempre detto che l’Unione è il più grande studio associato del mondo, ancora oggi mi capita di lavorare con unionisti. Ma adesso sta diventando anche una sorta di partito politico, che accomuna persone con percorsi, idee e valori di base condivisi. Questa generazione, per un naturale passaggio di consegne, a un certo punto si troverà ad avere l’opportunità di governare, quindi ha una grossa responsabilità. Quella di tenere fede a sé stessa e alle promesse che ha fatto e produrre quel cambiamento che servirà a far crescere questa professione”.

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