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Sabato, 19 settembre 2026 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Nella programmazione italiana della sicurezza sul lavoro entra il Total Worker Health

Il nuovo documento di orientamento SIML estende la gerarchia delle tutele ex art. 15 del DLgs. 81/2008 alla dimensione organizzativa e psicosociale

/ Massimo BOIDI e Maurizio RIVERDITI

Sabato, 19 settembre 2026

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Il 31 agosto 2026 il gruppo di studio Promozione della salute della Società italiana di medicina del lavoro (SIML), ha reso pubblico il documento di orientamento professionale “Promozione della salute nei luoghi di lavoro”, che sarà presentato al congresso nazionale di Taormina in ottobre. Il documento, oltre a ricostruire la storia della Workplace Health Promotion (WHP), formalizza, per la prima volta in un testo di indirizzo professionale italiano, l’adozione del modello Total Worker Health (TWH), sviluppato dal National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) statunitense, e ne verifica la compatibilità con gli strumenti di programmazione già adottati in Italia.

Il TWH nasce da un percorso pluriennale ed è definito come l’insieme di politiche, programmi e pratiche che integrano la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza con la prevenzione e la promozione del benessere dei lavoratori. È un paradigma di sanità pubblica consolidato, sorretto da un’agenda strategica – la National Total Worker Health Agenda 2016-2026 – e da una rete di Centers of Excellence dedicati alla ricerca.

Il documento SIML traduce il modello in cinque pilastri – impegno organizzativo della dirigenza, priorità alla prevenzione primaria, coinvolgimento dei lavoratori, riservatezza dei dati, integrazione tra sicurezza, medicina del lavoro e risorse umane – innestati in una sequenza che estende, al piano organizzativo e psicosociale, una logica già nota al nostro ordinamento: eliminare le condizioni che minacciano salute e benessere, sostituirle con politiche di promozione, riprogettare l’organizzazione del lavoro, educare i lavoratori, promuovere i cambiamenti individuali. È la stessa gerarchia delle misure generali di tutela prevista dall’art. 15 comma 1, lett. c), f) e i), del DLgs. 81/2008 (eliminazione del rischio, sostituzione di ciò che è pericoloso, priorità della protezione collettiva) applicata per la prima volta ai fattori organizzativi e psicosociali del benessere, e non solo ai rischi fisici e chimici della valutazione dei rischi.

Il dato più significativo è la ricostruzione della convergenza già in atto tra il TWH e la programmazione sanitaria nazionale. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, attraverso il programma “Luoghi di lavoro che promuovono salute” (PP3), e il PNP 2026-2031 – rafforzato dal progetto ITWH – assumono una visione della prevenzione multidisciplinare e intersettoriale coerente con il paradigma NIOSH. La Strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro 2026-2030 richiama esplicitamente il TWH come riferimento per i cambiamenti demografici, organizzativi e ambientali del lavoro, collegandolo ai principi di Vision Zero. Il modello statunitense entra così in Italia come lettura che trova già riscontro negli strumenti di programmazione pubblica.

Se il TWH diventa lo standard a cui la comunità scientifica e la programmazione pubblica affidano la definizione di una buona organizzazione della prevenzione, il parametro con cui devono essere misurate sia l’adeguatezza del DVR sia l’idoneità del MOG ex art. 6 del DLgs. 231/2001 e art. 30 del DLgs. 81/2008 non può restare ancorato ai soli rischi fisici, ma deve riferirsi anche ai fattori organizzativi e psicosociali del benessere che il documento SIML pone al centro del sistema.

Per chi progetta e verifica i sistemi di sicurezza, la conseguenza è una cornice più esigente delle iniziative di welfare finora frammentarie. Il documento SIML segnala, tra gli strumenti utili, questionari validati come il NIOSH WellBQ – da adattare al contesto italiano – per misurare benessere organizzativo, capacità lavorativa e risultati di salute, e insiste sul coordinamento stabile tra medico competente, RSPP, risorse umane e welfare, oltre che sull’attenzione ai lavoratori più vulnerabili (precari, migranti, lavoratori anziani). Per le piccole e medie imprese, che da sole reggono con difficoltà programmi integrati, il documento indica nel coordinamento sovraziendale (organismi paritetici, associazioni di categoria, reti territoriali) la via per rendere accessibile il modello senza snaturarne il carattere partecipativo.

Il passaggio dalla WHP al TWH rappresenta, nelle stesse parole con cui il documento SIML si chiude, “un passaggio decisivo” per il sistema di prevenzione: non perché sostituisca gli strumenti già in uso, ma perché offre per la prima volta una cornice unitaria (pilastri, strumenti di misurazione, connessioni istituzionali) entro cui collocare scelte finora affidate all’iniziativa isolata delle singole imprese. È un cambiamento di metodo prima ancora che di contenuto, e riguarda da vicino chi costruisce e verifica, con continuità, l’adeguatezza dei sistemi di prevenzione aziendale.
Il tutto con ovvie e positive ripercussioni sull’attività degli Organismi di Vigilanza in merito all’idoneità dei modelli 231 rispetto ai rischi SSL, con una più corretta individuazione delle attività a rischio, responsabilità, procedure, controlli e flussi informativi.

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