«Rateizzazione decennale forzosa» per i crediti Superbonus su spese 2023 utilizzabili nel 2027
Escluse dalla «rateizzazione decennale forzosa» i crediti Superbonus che derivano da spese sostenue nel 2024 e nel 2025
A fari spenti e più silenziosa di un’auto elettrica, arriva, nel disegno di legge di bilancio per il 2027, presentato dal Governo con bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato nella serata di venerdì 30 ottobre, anche una norma che dispone la rateizzazione forzosa in 10 anni della utilizzabilità in compensazione sul modello F24 dei crediti d’imposta altrimenti compensabili nell’anno 2027 che derivano da opzioni di sconto e cessione ex art. 121 del DL 34/2020, su spese sostenute nell’anno 2023 e detraibili ai fini del superbonus di cui all’art. 119 del DL 34/2020.
Lo dispone il co. 1 dell’art. 37 del DdL bilancio, con decorrenza, ai sensi dei commi successivi, a partire dalle compensazioni effettuate nelle “deleghe di pagamento presentate a decorrere dalla data fissata dal decreto di cui al comma 2”, ossia il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale saranno fissate tutte le disposizioni attuative del co. 1.
Restano esclusi della “rateizzazione decennale forzosa”, i crediti superbonus utilizzabili in compensazione nel 2027 che derivano da spese detraibili sostenute in anni diversi dal 2023 (ossia nel 2024 e nel 2025, posto che quelle sostenute sino al 2022 hanno esaurito con il 2026 il proprio orizzonte di compensabilità dei corrispondenti crediti d’imposta), nonché quelli che, pur derivando da spese detraibili sostenute nel 2023, sono già utilizzati in 10 quote annuali per effetto dell’avvenuto esercizio dell’opzione esercitata ai sensi dell’art. 9 co. 4 del DL 176/2022.
La Relazione Tecnica all’art. 37 del DdL bilancio per il 2027 stima in 20,537 miliardi di euro l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta superbonus per i quali opererà la “rateizzazione decennale forzosa” ed evidenzia come tale misura:
-“non produce effetti in termini di indebitamento netto, dal momento che gli effetti su tale saldo sono stati registrati nell’anno 2023”;
- determina un effetto positivo sul saldo netto da finanziare e sul fabbisogno del 2027 nell’ordine di 18,4832 miliardi di euro (pari ai nove decimi dei crediti d’imposta “forzosamente rateizzati”), cui poi seguono effetti negativi nell’ordine di 2,0537 miliardi di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2036 (man mano che i decimi “rinviati” ritornano anno per anno utilizzabili in compensazione).
In verità, la misura pare idonea a determinare anche effetti economici e non solo effetti finanziari.
È infatti agevole rilevare come questa “rateizzazione decennale forzosa” consente allo Stato di non dover finanziare nel 2027 ulteriori 18,4832 miliardi di euro, che dovrebbero altrimenti essere finanziati, perché il loro finanziamento viene nella sostanza posto a carico di tutti quei soggetti privati che hanno nel proprio portafoglio crediti d’imposta che pensavano di poter utilizzare nel 2027 e che scoprono ora di poterli invece utilizzare in dieci rate annuali costanti dal 2027 al 2036.
All’attuale rendimento dei BTP decennali (circa il 4,5%), la misura consente di far risparmiare allo Stato costi per interessi nell’ordine di 831,74 milioni di euro il primo anno, 739,33 milioni di euro il secondo, 646,92 milioni di euro il terzo, 554,50 milioni di euro il quarto, 462,82 milioni di euro il quinto, 369,67 milioni di euro il sesto, 277,25 milioni di euro il settimo, 184,83 milioni di euro l’ottavo, 92,42 milioni di euro il nono, per un risparmio complessivo di interessi sul debito, sull’intero periodo, pari a 4,1587 miliardi di euro.
Viene da sé che lo Stato consegue questi minori costi semplicemente perché li sta traslando de plano sui privati che hanno oggi nel proprio portafoglio i crediti d’imposta superbonus assoggettati a “rateizzazione decennale forzosa”; privati che, senza quest’obbligo di rateizzazione decennale che dovesse concretamente sopravvenire, avrebbero potuto usarli in compensazione, liberando per pari importo liquidità con la quale avrebbero potuto sottoscrivere il BTP decennale ad un tasso di rendimento del 4,5% che lo Stato avrebbe dovuto emettere a copertura del maggior fabbisogno 2027.
Senza scomodare etichette come “patrimoniale mascherata” o “prestito forzoso a tasso zero”, che appartengono più a un piano di dibattito politico che a una serena disamina tecnica, appare però indubbio che una norma, che trasla di fatto oneri finanziari dallo Stato a privati per 4,1587 miliardi di euro in dieci anni, senza nemmeno essere al centro dei riflettori, non si vede spesso nei pur sempre tormentati iter delle italiche leggi di bilancio.
Merito probabilmente del fatto che il salatissimo conto viene posto a carico di chi possiede crediti d’imposta superbonus (imprese edili che hanno fatto i lavori con sconto in fattura, banche e qualsivoglia altro tipo di acquirente), ossia quelli che sono divenuti nel tempo il più radioattivo dei materiali fiscali della storia della Repubblica.
Vietate le riproduzioni ed estrazioni ai sensi dell’art. 70-quater della L. 633/1941