X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Mercoledì, 1 dicembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Poche segnalazioni antiriciclaggio dai commercialisti? Solo in apparenza

Sabato, 13 ottobre 2012

x
STAMPA

Caro Direttore,
il numero di segnalazioni antiriciclaggio effettuate dai colleghi rilevato dall’UIF è solo apparentemente basso. Il dato si spiega con un semplice calcolo statistico.

La legge impone l’attività di identificazione e di segnalazione non di tutta la clientela “a tappeto”, ma soltanto dei clienti che assistiamo fattivamente nell’effettuare “operazioni”. Per operazioni si intendono atti di rilevanza economica significativa. Ebbene, quasi tutta la nostra attività è estranea al tema, perché noi ci occupiamo quotidianamente di consulenze fiscali, di registrazioni contabili, di bilanci: vale a dire di fatti amministrativi già avvenuti e di cui curiamo il corretto trattamento contabile e fiscale, non di “operazioni” (che di fatto, quando accade di seguirle, le definiamo noi stessi “straordinarie”). Altrimenti detto: non è soggetto a vigilanza e segnalazione ogni singolo movimento di conto corrente fatto dal cliente di cui curiamo la contabilità, ma l’operazione che il cliente fa con la nostra assistenza (costituzione società, acquisto azienda e così via) e, peraltro, solo in ottica incrementativa e non decrementativa (non si fa riciclaggio quando si vende, ma quando si compra).

Magari seguissimo tutti i giorni aumenti di capitale o fatti di finanza straordinaria. Probabilmente, di fatti di questo tipo ne vediamo poche decine l’anno, e di questi solo una parte avvengono con la nostra assistenza. Ipotizzando che siano in media (giovani compresi) una decina l’anno, tutta la categoria insieme vedrà forse un milione di operazioni l’anno. Un numero di operazioni che una sola banca di rilevanza nazionale vede in un solo giorno.

Per fare un altro paragone, consideriamo che i colleghi attivi sono circa 115.000, mentre i notai sono esattamente 4.697. Bene, posto che le operazioni straordinarie che ci riguardano prevedono normalmente l’intervento del notaio, un notaio vede in media 25 volte le operazioni che vede un commercialista. Ma considerato che anche le operazioni gestite dagli avvocati hanno il loro epilogo dal notaio, ipotizzando una proporzione analoga, un notaio vede probabilmente 50 volte le operazioni che vede un commercialista. Oltre a quelle che i cittadini seguono senza assistenza professionale.

Bene: nel 2011 i notai hanno segnalato 143 operazioni sospette, mentre i dottori commercialisti e i ragionieri insieme ne hanno segnalate 82 (fonte: Bollettino semestrale UIF). Fatte le debite proporzioni, la nostra categoria è di gran lunga più “segnalatrice” dei notai e delle banche stesse.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

TORNA SU