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TASI, senza modifiche Scelta Civica minaccia di lasciare la maggioranza

/ REDAZIONE

Venerdì, 10 gennaio 2014

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Sul tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore, sia dell’utilizzatore dell’immobile, che costituisce una delle componenti delle nuova tassazione immobiliare introdotta dalla legge di stabilità 2014, è “buferapolitica.

Dopo la decisione del Governo di presentare un emendamento al Ddl. di conversione del DL 151/2013, in materia di Enti locali, in base al quale i Comuni potranno decidere, per il 2014, esclusivamente allo scopo di deliberare a favore delle famiglie e dei ceti più deboli ulteriori detrazioni rispetto a quelle già previste dalla L. 147/2013, un incremento delle aliquote al di sopra dei massimi attualmente consentiti (tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille complessivo), la polemica non riguarda più solo i Comuni, ma si estende all’interno dello stesso Governo, con Scelta Civica che minaccia di abbandonare la maggioranza se non si rimedierà definitivamente alle incertezze scatenate dal continuo susseguirsi di norme e modifiche.

Pronta la replica del Ministro Graziano Delrio, che ieri sera ha detto di non credere che il Governo sia nella possibilità di ripensare al tributo. Eppure, i vertici di Scelta Civica – il segretario Stefania Giannini, i capigruppo alla Camera e al Senato Andrea Romano e Gianluca Susta, il vicepresidente della Commissione Finanze alla Camera e responsabili politiche fiscali Enrico Zanetti – nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri a Montecitorio, hanno spiegato i motivi della loro contrarietà alle misure relative alla tassazione immobiliare. “In otto mesi ci sono stati 40 interventi legislativi” ha evidenziato Giannini. La necessità è ora di “una riforma in grado di chiudere la partita una volta per tutte sul fronte casa”, ha aggiunto Zanetti. Scelta Civica, dunque, chiede un tavolo che entro un mese e mezzo al massimo riscriva la fiscalità immobiliare, risolvendo il pasticcio TASI, razionalmente e in modo organico, senza ricorrere all’ennesimo rattoppo. In questo quadro, la soluzione migliore sarebbe quella di rinviare le scadenze al 16 giugno per avere il tempo di portare a compimento una riforma “per ora solo abbozzata”.

Anche perché, come reso noto a mezzo comunicato congiunto, al termine dell’incontro svoltosi ieri tra una propria delegazione e il Governo, l’ANCI, pur chiedendo l’approvazione della proposta sull’aumento delle aliquote TASI, ha espresso “allarme e preoccupazione per il fatto che in nessun modo trova soluzione il minore gettito che deriva ai Comuni dall’adozione del nuovo tributo”.
L’incidenza di tale minor gettito – ha sottolineato l’ANCI – è tanto più preoccupante a fronte dell’obbligo di legge di approvare i bilanci comunali entro il 28 febbraio, termine che non può essere dilazionato visto che l’imminente scadenza elettorale di maggio obbligherà la stragrande maggioranza dei Comuni ad esaurire la propria attività deliberativa entro febbraio.
L’ANCI ha perciò chiesto al Governo – e la stessa sollecitazione è rivolta al Parlamento – che, senza gravare sui contribuenti, si adottino entro il mese di gennaio le misure necessarie a garantire ai Comuni le risorse compensative il minore gettito.

Intanto, c’è chi vede il nuovo tributo come una riproposizione dell’imposta sugli immobili tale e quale: “Il Governo non accetta il confronto sulla TASI, ma i suoi comunicati contano niente: la service tax, descritta come tale ad agosto, è diventata ad ottobre un’IMU-bis”, ha commentato Confedilizia. Sindacati e consumatori fanno i primi calcoli. Secondo la UIL, se tutti i Comuni applicassero l’aliquota massima TASI del 3,3 per mille, le detrazioni aumenterebbero di 63 euro medi che, aggiunti ai 25 già previsti con i 500 milioni stanziati dalla legge di stabilità, porterebbero la detrazione media totale a 88 euro. Per il sindacato, il gettito per la prima casa parte da 110 euro (198 senza detrazioni) per arrivare a 173 euro (261 senza detrazioni) con l’aliquota al 3,3 per mille. Adusbef e Federconsumatori stimano invece un esborso che – senza le detrazioni – potrebbe variare dai 247 euro dell’aliquota al 2,5 per mille ai 326 euro in media con l’aliquota del 3,3 per mille. (Redazione)

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