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Lunedì, 30 marzo 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

La sospensione dei contributi non è derogata dalla trattenuta del datore

Col messaggio n. 1373 di ieri l’INPS adegua le indicazioni contenute nella circolare n. 37 del 12 marzo 2020

/ REDAZIONE

Giovedì, 26 marzo 2020

Con il messaggio n. 1373 pubblicato ieri l’INPS è nuovamente tornato sulla propria circolare n. 37/2020 sulla sospensione degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e, in particolare, sulla quota a carico dei lavoratori dipendenti, dopo il comunicato stampa del 21 marzo 2020 (si veda “Sospeso anche il versamento dei contributi trattenuti al lavoratore” del 23 marzo 2020).

In particolare, si specifica che, dato che l’art. 61, commi 2 e 5 del DL 18/2020 ha esteso quanto previsto dall’art. 8, comma 1, lett. b) del DL 9/2020 ad una serie di attività che, per quanto tassativamente individuata, amplia in maniera importante l’originaria delimitazione della disciplina e che lo stesso articolo è espressione del carattere emergenziale e straordinario del nuovo decreto, su indicazione del Ministero del Lavoro la disposizione dell’art. 8, comma 1, lett. b) del DL 9/2020 deve essere interpretata in modo restrittivo per due ordini di considerazioni:
- per la sua formulazione letterale pare potersi riferire a tutti i versamenti e, pertanto, non sembrerebbe poter essere derogata in relazione alla circostanza che le trattenute siano già state effettuate dal datore di lavoro;
- i presupposti della sospensione, estesa ad una platea di destinatari più ampia, nonché le conseguenze e gli impatti sulle condotte di coloro che sono chiamati ad effettuare i versamenti sono stati valutati dal legislatore d’urgenza in modo differente rispetto al momento della stesura dell’art. 8 del DL n. 9/2020, essendo in presenza di una situazione epidemiologica molto più grave con inevitabile diminuzione della capacità economica dei singoli.

Il favor nei confronti dei creditori di imposta, che informa tutto il DL 18/2020, ha indotto quindi a ritenere che la sospensione degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali comprenda anche quelli relativi alla quota a carico dei lavoratori dipendenti, fermo restando l’obbligo di riversamento all’Istituto entro la data di ripresa dei versamenti in un’unica soluzione, senza applicazione di sanzioni e interessi, o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di cinque rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni e interessi.

Obbligo di riversamento all’INPS entro la data di ripresa dei versamenti

Inoltre, lo stesso favor nei confronti dei creditori d’imposta induce a ritenere sospeso anche il termine di tre mesi, decorrente dalla data di notifica, assegnato con gli atti di accertamento di violazione ex art. 2, comma 1-bis, del DL n. 463/83, notificati prima dell’inizio dell’emergenza, ove il predetto termine sia interessato dalla sospensione disposta da una delle norme emergenziali (artt. 5 e 8, comma 1, lett. b), del DL n. 9/2020 e artt. 61, commi 2 e 5, e 62, comma 2, del DL 18/2020). In questo caso, alla cessazione del periodo di sospensione, riprenderà a decorrere il termine di tre mesi assegnato con l’atto di accertamento già notificato

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