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Sabato, 6 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Al giudice ordinario le liti sui contributi estrattivi

Non si tratta di entrate di natura prettamente tributaria

/ Antonino RUSSO

Sabato, 23 maggio 2020

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Le Sezioni Unite, con la sentenza 21 gennaio 2020 n. 1182, scrutinando una lite sorta originariamente presso la Commissione tributaria provinciale di Napoli, hanno affermato la riferibilità alla giurisdizione ordinaria delle liti inerenti il pagamento di contributi estrattivi.
Il compito esegetico ruotava intorno alla verifica della natura tributaria (o meno) della richiesta, azionata nei confronti della società titolare di autorizzazione all’attività estrattiva e di concessione alla coltivazione di giacimenti per attività estrattiva, di pagamento dei prelievi previsti dall’art. 19 della L. Reg. Campania n. 1 del 2008 e dall’art. 17 della L. Reg. Campania n. 15 del 2005, oltre i più recenti interventi dell’art. 5 comma 7 della L. Reg. n. 1 del 2016.

Nel quadro delle premesse che hanno poi formato la conclusione finale, si è osservato come il suindicato sistema normativo sia collegato al fondo di ecosostenibilità, a sua volta finalizzato al sostegno delle azioni regionali tese a promuovere la diffusione dell’impiego nei processi produttivi e commerciali di materiali ecocompatibili, biodegradabili e riciclabili e a favorire la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti di natura diversa.

In effetti, l’analisi delle Sezioni Unite si è soffermata sul fatto che il canone si correla all’impegno profuso dagli enti interessati nella gestione amministrativa collegata alla relativa attività di impresa e mira a indennizzare quel pregiudizio che, da un lato, è patito dalla collettività in conseguenza dell’autorizzazione relativa allo sfruttamento delle cave e che, dall’altro, è configurato in corrispondenza di uno specifico onere delle amministrazioni interessate quanto al ripristino delle condizioni ambientali e territoriali pregiudicate dall’attività di estrazione.

Da queste osservazioni, le Sezioni Unite hanno indicato come le contribuzioni siano evidentemente collegate al pregiudizio subito dalla salubrità dell’ambiente per effetto dell’attività estrattiva e nemmeno direttamente parametrate alla capacità contributiva dei soggetti ai quali sono imposte tali forme di contribuzione, “queste ultime assumendo i tratti di prestazione indennitarie che non possono assimilarsi in alcun modo a prestazioni di natura tributaria”.

Va doverosamente annotato che la conclusione resa ha preso spunto dall’indirizzo della Consulta n. 89/2018, in relazione al canone previsto dalla legislazione siciliana, ove si indicava che le correlazioni alla superficie dell’area coltivabile e ai volumi autorizzati della cava risultano estranee ai profili di redditività propri della relativa attività produttiva, basandosi su criteri di determinazione del dovuto che mettono al centro della quantificazione del canone la produzione derivante dalla relativa attività non in quanto indice di ricchezza effettiva desunta dall’attività di sfruttamento del giacimento, bensì come parametro dell’incidenza della stessa sull’ambiente circostante.
In passato la questione della giurisdizione sui contributi per l’escavazione aveva occupato però anche l’attenzione del giudice amministrativo. La circostanza è testimoniata da un’altra lite sorta nel medesimo ambito regionale, con conclusione affidata poi alla sentenza della sezione IV del TAR Campania n. 214/2010.

Emerge la natura indennitaria del contributo

Con tale responso il giudice amministrativo adìto declinava la propria giurisdizione in favore, anche in quella occasione, del giudice ordinario; il TAR Campania – rimarcando come la questione sollevata non investisse un interesse legittimo – osservava che, in sostanza, quest’onere si configura quale contributo ex lege finalizzato a interventi da porre in essere sul territorio di natura compensativa o riqualificatoria delle aree su cui l’attività viene svolta.

Rappresentava, inoltre, che, alla luce delle sentenze della Corte costituzionale nn. 204/2004 e 191/2006, la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo va limitata alle materie che “contemplerebbero pur sempre, in quanto vi opera la pubblica amministrazione-autorità, la giurisdizione generale di legittimità”, mentre la controversia sorta all’epoca non traeva origine da atti o provvedimenti autoritativi in materia urbanistica (intesa in senso lato), ma da una richiesta di pagamento fondata su previsioni di legge regionale (integrata da determinazioni comunali) la cui applicazione è connessa all’esercizio dell’attività estrattiva.

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