X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Sabato, 6 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Il versamento delle imposte al 30 giugno è follia pura

Sabato, 23 maggio 2020

x
STAMPA

Gentile Redazione,
chiedo preventivamente venia se i toni di questa mia potranno sembrare eccessivi. Spero comunque nella diffusione di un appello di urgenza e buonsenso.
Temo che qualcuno non si stia rendendo conto di quello che sta succedendo in Italia e nel mondo. 

Ma mi preme elencare altri numeri (e fatti), tratti proprio dal vostro quotidiano.
Studi fermi per un paio di mesi (non venite a dirmi che lo smart working è in grado di supplire al “lavoro sul campo”) senza precise prospettive sul futuro prossimo.
Leggo di un calo del fatturato di noi commercialisti che si attesta tra il 20 e il 40% per almeno la metà dei professionisti.
Leggo (e mi spavento) di fronte alle linee guida per operare in sicurezza nei prossimi mesi: qualcuno ha ben recepito il punto in cui si invita a maneggiare la documentazione dei clienti tramite utilizzo dei guanti? Alle stanze separate per la firma dei documenti da parte dei clienti? Alla sanificazione della stampante comune ogni volta che viene utilizzata? E molto altro.

Chi, esattamente, non capisce che, al di là dei mesi persi e delle carenze di liquidità, il nostro lavoro nei prossimi mesi sarà complicatissimo per le difficoltà oggettive: procedure di sanificazione giornaliere e distanziamento interpersonale, ricorso allo smart working per i dipendenti, sanificazione della documentazione e molti altri impedimenti che neppure immaginiamo?
Chi non capisce questo non ha capito molto della situazione che ci apprestiamo ad affrontare.

Di fronte a tutto ciò, continuare a parlare di ISA 2020, nessun differimento dei bilanci srl/spa (i 60 giorni sono già previsti dal codice civile) e, come pare, termini di versamento delle imposte fermi al 30 giugno, mi pare follia.
Forse non è chiaro che NON saremo in grado di rispettare queste scadenze, SE NON AL COSTO DI METTERE IN PERICOLO LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI DIPENDENTI E COLLABORATORI.
Quindi se, verosimilmente, l’Erario finge di non rendersi conto di questo stato di cose, siamo noi professionisti che dobbiamo mettere questi signori di fronte al fatto compiuto.

È necessario, al di là di provvedimenti parziali, esigere un “semestre bianco”: adempimenti da posporre in blocco alla fine dell’anno (sperando che nel frattempo non sopraggiunga una pandemia bis) e versamenti da ridurre e dilazionare (ipotizzabile il versamento per l’anno in corso dei soli saldi d’imposta IRPEF/IRES con scadenze posticipate almeno al 30 novembre e possibilità di rateizzo, oltre il consueto numero di rate).
Prima e meglio di me hanno già detto le singole associazioni e sigle sindacali, non solo contabili.

Mi rivolgo ai nostri vertici e al nostro Presidente: o si ottengono provvedimenti straordinari (ma realmente straordinari) di fronte a un evento unico per portata e durata o saremo noi stessi corresponsabili della nostra sopravvivenza. E qualcuno sarà pure responsabile dei problemi sanitari che da questo stato di cose potrebbe derivare.
Qui non stiamo parlando del “solito” ritardo di un paio di mesi nel rilascio degli applicativi: qui si parla di un evento che rivoluzionerà le nostre vite e il nostro lavoro per mesi o anni. Qui si parla di problemi che coinvolgono l’incolumità fisica di noi professionisti. Ipotizzare parentesi di 60 giorni per recuperare il periodo del lockdown (o addirittura scadenza ordinaria per il versamento delle imposte in autoliquidazione) non è assolutamente accettabile.

O questa volta riusciamo a imporre (sottolineo imporre) le nostre necessità, che, lo ricordo, riproducono anche quelle di tutte le imprese e i professionisti, o sarà chiaro a molti che il nostro Ordine nazionale non ha utilità. Tutte persone capaci e perbene, sia chiaro, ma questo non basta.

Personalmente, se questa dovesse essere la situazione che mi si prospetta, non esiterò a restituire il mio tesserino di iscrizione, per il tramite del mio Ordine territoriale.
E forse non sarò il solo.
Provocazione? No. Buonsenso, responsabilità e visione reale del momento storico.


Federico Sarti
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Prato


***


Gentile lettore,
comprendiamo la sua rabbia e la sua frustrazione, peraltro comuni alla quasi totalità dei commercialisti.
Pur non spettando a noi la difesa del Consiglio nazionale, sui temi che ha segnalato ci sembra che in questi mesi non sia mancata l’attenzione dei vertici di categoria, come abbiamo puntualmente raccontato sul nostro quotidiano.

Più che un problema di tesserino di iscrizione all’Ordine ci sembra che sia un problema di certificato elettorale, nel senso che le sacrosante istanze che lei vorrebbe portare avanti, tra l’altro di interesse generale, non sembrano trovare spazio nell’agenda politica.


Michela Damasco
Direttrice Eutekne.info

TORNA SU