X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Martedì, 7 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

EDITORIALE

Il dito più veloce d’Italia

/ Giancarlo ALLIONE

Lunedì, 25 maggio 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

Scrivo queste poche righe per rendere onore a una signora, titolare di un negozio di abbigliamento di Sanremo. Sì, per rendere onore a lei, oppure ad una sua collaboratrice oppure ancora al suo commercialista. Insomma, per celebrare il dito di chi, impiegando 9,213 decimi di millesimo di secondo, ha piazzato (primo fra le persone fisiche) la sua impresa al 13° posto nella speciale classifica di quelle autorizzate a presentare domanda di rimborso per le spese per l’acquisto di DPI, finalizzati al contenimento e al contrasto dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (Bando Impresa Sicura).

Grazie al famigerato meccanismo del Click Day, per stilare la classifica delle 3.150 imprese ammesse, sulle 194.175 che ci hanno provato, si è dovuto ricorrere ai millesimi di millesimo di secondo. La prima esclusa ha cliccato alle 09:00:01.046851. Ben 1,02 decimi di millesimo di secondo dopo l’ultima ammessa, che ha cliccato alle 09:00:01.046749.

Non credevo che esistesse una frazione di tempo così ridotta. È un entità meramente astratta e come tale assolutamente dipendente dallo strumento usato per misurarla, confutabile e inconfutabile per definizione.

Invece le potenzialità delle procedure italiche le aveva già capite Zenone di Elea, quando enunciò il paradosso di Achille e la tartaruga.
L’uomo più veloce della storia non raggiungerà mai la tartaruga, perché prima di arrivare alla tartaruga deve raggiungere la metà della distanza che lo separa dalla tartaruga. Una volta raggiunta la metà, dovrà poi raggiungere la metà della nuova distanza, e così via. Mentre Achille è impegnato a raggiungere la metà della metà della metà della metà, la tartaruga se ne è andata. Esattamente come è capitato alle 191.025 imprese che sono rimaste a bocca asciutta.
L’implacabile legislatore Zenone infatti non lascia scampo, anche quando legifera mosso dall’urgenza di fronteggiare un’emergenza. Aggiunge imperturbabile step su step, e ancora step intermedi, in modo che Achille non riesca mai a raggiungere la tartaruga.

Ad esempio, per la cassa integrazione in deroga, dopo aver acquisito il benestare (?) dei sindacati (step -1), si deve presentare la domanda sul sito della regione (step 0) dove trovi questa ineffabile precisazione, dettagliabile in soli ulteriori 10 passaggi:
“1 La Regione istruisce le domande pervenute seguendo l’ordine cronologico di arrivo:
2 queste vengono autorizzate quando il rendiconto è stato interamente caricato, con un provvedimento che raggruppa ogni volta un centinaio di istanze,
3 dandone notizia ai diretti interessati
4 trasmettendo all’INPS in formato telematico tramite l’apposita funzionalità […].
5 Le istanze vengono girate alla Direzione INPS regionale
6 e smistate alle sedi INPS territoriali competenti.
7 Quando la sede territoriale INPS vede le istanze con gli estremi del provvedimento regionale,
8 comunica via PEC a ogni datore di lavoro o suo intermediario l’avvenuta autorizzazione e il numero del provvedimento regionale.
9 Il numero del provvedimento regionale andrà riportato sul modulo individuale SR41
10.che deve essere trasmesso all’INPS come richiesta formale di pagamento [ndr: ma il pagamento non è lo scopo dell’istanza?] È necessario inviare un modulo per ogni dipendente in CIGD ….”.

Risultato: dopo mesi dall’inizio dell’iter, molti dipendenti in cassa non hanno ancora preso un euro. Achille ha perso ancora. Niente tartaruga.

Ma non dappertutto sembra andare così, sempre che sia tutto vero, naturalmente.

Nei giorni scorsi, una collega mi ha riferito che un suo amico parlando delle difficoltà italiane con il sorrisetto beffardo che conosciamo bene (tradotto: è vero che è tutto molto complicato, ma non è che anche tu ci stai mettendo del tuo?) ha mostrato il bonifico della cassa integrazione liquidata ad un suo dipendente in Francia:
- data di richiesta 13/5/2020;
- data della mail di risposta dell’Ufficio 13/5/2020;
- data del bonifico 19/5/2020.

Ma allora, noi siamo davvero condannati a non arrivare mai alla tartaruga? Dobbiamo rassegnarci?

No, certo che no. E la risposta come sempre arriva dal basso.

Un paio di giorni fa nel mio comune è stata finalmente domata la madre di tutte le “telenovela COVID”.
Il Comune ha distribuito ad ogni cittadino una mascherina cadauno, fornite dalla Regione. Non ha timbri, ma è bianca e dichiarata lavabile fino a 10 volte. Taglia un po’ le orecchie, ma, tutto sommato, alla vista va bene.

La distribuzione è stata curata dagli scout del mio paese. Fra le migliaia di dipendenti regionali e le decine di dipendenti comunali non si è trovato nessuno con rango sufficientemente basso e coraggio sufficientemente alto per assolvere a questo compito. Meglio ricorrere a quattro deliziosi e commoventi ragazzini vestiti da palombari.

Eccola qui allora la soluzione. Se al posto delle tartarughe mettiamo una schiera di ingenui somarelli volontari, Achille finalmente li potrà raggiungere e le tartarughe rimanere al sicuro in smart working a stipendio pieno. Tutto è bene ciò che finisce bene. 

TORNA SU