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Domenica, 9 agosto 2020

FISCO

Per i contributi a fondo perduto niente elenco esaustivo dei Comuni calamitati

Il contribuente deve verificare se per il Comune nel quale ha domicilio o sede operativa era stato dichiarato lo stato di emergenza in corso al 31 gennaio

/ Pamela ALBERTI

Venerdì, 10 luglio 2020

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Con una risposta ad interpello della DRE Sicilia viene confermato che non esiste un elenco esaustivo dei Comuni colpiti da eventi calamitosi i cui stati di emergenza erano in atto alla data del 31 gennaio 2020 e che occorre fare riferimento alla circostanza che tali eventi risultino da provvedimenti amministrativi.

Riepilogando i termini della questione, il contributo a fondo perduto spetta in assenza del requisito del calo del fatturato, oltre che per i soggetti che hanno iniziato l’attività dal 1° gennaio 2019, anche per i “soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza COVID-19” (art. 25 comma 4 del DL 34/2020).

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 230439/2020 ha precisato che nell’istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto occorre indicare “se il soggetto al 31 gennaio 2020, data di dichiarazione dello stato di emergenza «COVID-19», aveva il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti da eventi calamitosi con stato di emergenza ancora in atto”.

Inoltre, il provvedimento (§ 2.4) prevede che, qualora il soggetto richiedente abbia avuto il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti da eventi calamitosi con stato di emergenza ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza “COVID-19” (31 gennaio 2020), se la differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 risulti negativa (cioè il dato del 2020 è inferiore al dato del 2019), a tale differenza si applicherà la percentuale del 20, 15 o 10% a seconda dell’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati nel 2019, fermo restando il riconoscimento del contributo minimo qualora superiore; nel caso in cui la differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e quello di aprile 2019 risulti positiva o pari a zero, il contributo è pari a quello minimo (1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche).

Secondo quanto chiarito dalla circ. Agenzia delle Entrate n. 15/2020 (§ 2.1), “in altri termini, il contributo a fondo perduto COVID-19 spetta anche ai soggetti (…) che hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni che già versavano in uno stato di emergenza per eventi calamitosi alla data di insorgenza dell’emergenza COVID-19 e per i quali, date le difficoltà economiche, non è necessaria la verifica del calo di fatturato (come ad esempio per i comuni colpiti dagli eventi sismici alluvionali o di crolli di infrastrutture che hanno comportato le delibere dello stato di emergenza, a prescindere dal realizzarsi del suddetto requisito del calo del fatturato)”.

Sul piano pratico possono emergere tuttavia alcune difficoltà al fine di individuare tali soggetti.
Le istruzioni alla compilazione del modello per la richiesta del contributo riportano “a titolo indicativo e non esaustivo” una lista dei Comuni colpiti da eventi calamitosi, i cui stati di emergenza erano in atto alla data del 31 gennaio 2020.

Secondo quanto affermato dalla DRE Sicilia nella risposta ad interpello, varie sono state le istanze volte a rendere tale elenco il più completo possibile; conseguentemente, si è provveduto ad una sua integrazione che, purtroppo, non ha potuto essere esaustiva in considerazione dei tempi piuttosto ristretti entro i quali presentare l’istanza e, soprattutto, in considerazione della numerosità degli eventi calamitosi succedutisi e dei provvedimenti emergenziali posti in essere per ridurne gli effetti.

Evento riscontrabile in provvedimenti amministrativi

Secondo la DRE, dall’analisi della prassi vigente, i punti determinanti sono che l’evento calamitoso sia avvenuto precedentemente all’emergenza COVID e che tale evento sia stato “attestato”, ovvero chiaramente riscontrabile in provvedimenti amministrativi.

In una precedente risposta a interpello, ancorché relativa alla cedolare secca, era stato affermato che occorre fare riferimento “ai provvedimenti dei Commissari Delegati che, oltre a indicare i criteri e le modalità attuative per far fronte alle emergenze, individuano anche i Comuni colpiti dagli eventi calamitosi” (cfr. risposta a interpello Agenzia delle Entrate n. 470/2019).

La DRE conclude che, nella considerazione che difficilmente verranno prodotti ulteriori aggiornamenti al suddetto elenco, rimane l’indicazione che quest’ultimo non può essere, per sua natura, esaustivo, e che può essere barrata la relativa casella dell’istanza qualora il contribuente verifichi che per il Comune nel quale ha domicilio fiscale o sede operativa era stato dichiarato stato di emergenza in corso alla data del 31 gennaio 2020.

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