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Mercoledì, 12 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Sanzione per indebite percezioni con tetto massimo pari al triplo del beneficio

Se la sanzione ex art. 16 della L. 689/81 è superiore al triplo del beneficio conseguito occorre far riferimento a quest’ultimo come parametro

/ Mario PAGANO

Mercoledì, 15 luglio 2020

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Il triplo del beneficio indebitamente conseguito rappresenta il tetto massimo per la sanzione amministrativa applicabile ai sensi dell’art. 316-ter c.p. e non può essere ulteriormente ridotto. Questo è il rilevante chiarimento che l’Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito con la nota n. 414 pubblicata ieri, mediante la quale viene nuovamente esaminato il corretto meccanismo sanzionatorio della disposizione in questione.

Si ricorda che l’art. 316-ter introduce un complesso sistema punitivo nei confronti dei soggetti che percepiscono indebitamente erogazioni ai danni dello Stato.
Più in particolare, il comma 1 della citata norma, non a caso collocata all’interno del codice penale, prevede, salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall’art. 640-bis, che chiunque, mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee, sia punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è della reclusione da uno a quattro anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità o dei suoi poteri. In buona sostanza parliamo, a tutti gli effetti, almeno in prima istanza, di un reato.

Tuttavia, il comma 2 della medesima disposizione introduce un’ipotesi più attenuata, meritevole di una reazione punitiva esclusivamente di carattere amministrativo.

Più precisamente è stabilito che, quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a 3.999,96 euro, si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da 5.164 a 25.822 euro. Inoltre, il legislatore, per rendere maggiormente proporzionata l’incidenza della sanzione alla gravità effettiva della condotta, attesi i rilevanti importi sanzionatori previsti dalla cornice edittale, nell’ultimo periodo di tale comma ha previsto che la sanzione finale da applicare non possa, comunque, superare il triplo del beneficio conseguito.
In altre parole, riassumendo, l’art. 316-ter contiene al suo interno due distinte fattispecie, una di natura penale, prevista per le indebite percezioni superiori a 3.999,96 euro, e una di natura esclusivamente amministrativa, per le condotte illecite che comportano un arricchimento al di sotto di detta soglia.

È proprio in relazione alla fattispecie amministrativa che si pone l’ultimo intervento dell’INL, che fa seguito ai chiarimenti già forniti dal Ministero del Lavoro con le note nn. 3674/2016 e 18746/2016 della Direzione Generale per l’attività ispettiva.
Con la prima nota, il Ministero aveva spiegato che la sanzione amministrativa doveva essere contestata ai sensi dell’art. 14 della L. 689/81, ma, quel che più conta, assicurando il rispetto del limite dell’importo massimo della sanzione. In considerazione della cornice edittale da un minimo di 5.164 euro a un massimo di 25.822 euro, l’importo della sanzione “ridotta”, ai sensi dell’art. 16 della L. 689/81, doveva essere “pari ad 1/3 del massimo edittale previsto dalla norma – euro 8.607,33 – ovvero pari al triplo del beneficio indebitamente percepito, ove quest’ultimo risulti inferiore alla sanzione così definita”. Veniva, inoltre, esclusa l’applicabilità della procedura di diffida ex art. 13 del DLgs. 124/2004, atteso che la configurazione dell’illecito determina il realizzarsi di un danno mai completamente recuperabile e, quindi, sanabile.

Non è possibile applicare nuovamente la riduzione di cui all’art. 16

Con la nota in commento l’Ispettorato ritorna ancora una volta sul meccanismo sanzionatorio, facendo una rilevante precisazione. Nell’ipotesi in cui la sanzione, determinata ai sensi dell’art. 16 della L. 689/81, ossia 8.607,33 euro, risulti superiore al tetto massimo previsto dall’ultimo periodo del comma 2 dell’art. 316-ter c.p., pari al triplo del beneficio conseguito, ovviamente sarà quest’ultimo il riferimento per la determinazione in concreto dell’importo sanzionatorio applicabile, senza la possibilità di applicare nuovamente a tale importo la riduzione di 1/3 prevista dallo stesso art. 16.

Pertanto, non sarà mai possibile per il personale ispettivo, ove accerti, ad esempio, l’indebito conguaglio, per un importo mensile inferiore a 3.999,96 euro, di contributi per prestazione previdenziali, di fatto, mai erogate ai lavoratori, ipotesi perfettamente rientrante nell’ambito dell’art. 316-ter c.p. (si veda il menzionato parere n. 18746/2016), applicare una sanzione in concreto pari al solo importo dell’indebito conguaglio, ossia del beneficio conseguito. La sanzione, quindi, sarà pari a 8.607,33 euro ovvero a tre volte l’ammontare dell’indebito conguaglio, ove inferiore.

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