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Mercoledì, 12 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Gestione dell’area di sosta accessoria a operazioni doganali non imponibile IVA

Ai fini dell’accessorietà, occorre che il servizio sia reso dal medesimo soggetto che svolge la prestazione principale

/ Corinna COSENTINO

Mercoledì, 15 luglio 2020

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Il servizio di gestione di un’area di sosta funzionale allo svolgimento di operazioni doganali è rilevante, ai fini IVA, nello Stato in cui è ubicata l’area medesima. Tuttavia, qualora il servizio risulti accessorio alle operazioni doganali, può essere assoggettato al regime di non imponibilità IVA ai sensi dell’art. 9 n. 4) del DPR 633/72.
Sono questi i principali chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 217 di ieri.

Il caso sottoposto all’esame dell’Amministrazione finanziaria riguarda una società che gestisce un’area attrezzata per la sosta di automezzi in Italia, dietro pagamento di una tariffa o, in taluni casi, di un canone mensile da parte dei trasportatori. Nella maggior parte dei casi, gli automezzi trasportano merci coinvolte in operazioni doganali e soltanto in via residuale accedono all’area senza effettuare tali operazioni.
Pertanto, secondo la società istante, il servizio di sosta avrebbe dovuto considerarsi accessorio alle operazioni doganali, e quindi rilevante ai fini IVA in Italia, ai sensi dell’art. 7-ter del DPR 633/72, soltanto ove reso a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato. L’Agenzia conferma in parte tale soluzione, ma opera alcune distinzioni.

Precisa, innanzitutto, che il servizio di sosta, autonomamente considerato, deve ricondursi alla categoria dei servizi relativi a beni immobili di cui all’art. 7-quater del DPR 633/72. Vengono richiamate, a tal proposito, le definizioni contenute nell’art. 31-bis del Reg. Ue 282/2011, nonché i principi espressi nella giurisprudenza comunitaria, secondo cui devono considerarsi tali i servizi che presentano un nesso sufficientemente diretto con beni immobili, come i servizi di gestione, compreso lo sfruttamento, di un immobile, per i quali il bene costituisce l’oggetto stesso della prestazione (cfr. Corte di Giustizia Ue, causa C-155/12).

Nel caso specifico, il servizio risulta collegato a un bene immobile espressamente determinato, essendo svolto nella ben individuata area attrezzata (dotata di telefoni, banco informazioni, internet point, zona ristoro, sistema di videosorveglianza ecc.). Pertanto, secondo l’Agenzia, esso è qualificabile come servizio relativo a beni immobili, territorialmente rilevante ai fini IVA in Italia, in quanto luogo di ubicazione dell’immobile stesso.

Tanto premesso, occorre però stabilire se la prestazione in parola possa essere assoggettata al regime di non imponibilità IVA in virtù di un rapporto di accessorietà con “i servizi relativi alle operazioni doganali” ex art. 9 n. 4) del DPR 633/72 (l’Agenzia non si pronuncia in merito all’applicazione del regime di non imponibilità ai sensi dell’ art. 9 n. 6) del DPR 633/72, poiché non è chiaro se l’area di sosta possa qualificarsi come “autoporto”).
Al riguardo, assumendo che l’ingresso e la sosta degli automezzi nell’area siano indispensabili per l’espletamento delle formalità doganali, come sostenuto dall’istante, l’Amministrazione finanziaria riconosce che il servizio di sosta può considerarsi accessorio, ai sensi dell’art. 12 del DPR 633/72, rispetto al servizio relativo all’operazione doganale, purché questa sia resa dalla medesima società, in qualità di spedizioniere.

Infatti, secondo una prassi amministrativa costante (cfr. ris n. 337/2008), affinché un’operazione possa considerarsi accessoria ai fini del tributo occorre che essa:
- integri, completi e renda possibile la prestazione principale;
- sia resa dal medesimo soggetto che effettua quest’ultima (anche a mezzo terzi, ma per suo conto e a sue spese);
- sia resa nei confronti del medesimo soggetto nei cui confronti viene effettuata l’operazione principale.
Tali indicazioni vanno integrate da quelle della giurisprudenza comunitaria, la quale specifica che la prestazione accessoria non costituisce un fine a sé stante, ma il mezzo per fruire al meglio della prestazione principale (Corte di Giustizia Ue, causa C-155/12).

Pertanto, tornando al caso oggetto della risposta n. 217/2020, il servizio di sosta potrà beneficiare del regime di non imponibilità IVA qualora anche le operazioni doganali (rilevanti ai fini IVA in Italia) siano rese dalla medesima società che presta il servizio in parola, ovvero laddove tali operazioni siano rese da uno spedizioniere diverso, purché la società agisca per conto e a spese di tale soggetto.

Infine, in merito alla certificazione delle operazioni, l’Agenzia precisa che la società può ricorrere alla fatturazione differita ex art. 21 comma 4 del DPR 633/72 purché il servizio sia individuabile mediante idonea documentazione, debitamente conservata. Allo scopo, è possibile utilizzare la documentazione commerciale peculiare del tipo di attività svolta, dalla quale devono essere individuabili con certezza, oltre all’avvenuto incasso del corrispettivo, la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti.

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