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Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Per i rider un CCNL lontano dal modello legislativo

L’accordo sottoscritto da Assodelivery e UGL non rispetta i requisiti previsti dal DLgs. 81/2015

/ Luca NEGRINI

Giovedì, 24 settembre 2020

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Il 15 settembre 2020 Assodelivery e UGL hanno sottoscritto un contratto collettivo destinato a regolare il rapporto di lavoro dei rider che prestino la loro attività con contratti di lavoro autonomo, al dichiarato scopo di dare attuazione alle norme del DLgs. 81/2015 che consentono alle parti sociali di derogare alle disposizioni in materia di qualificazione del rapporto di lavoro e di determinazione del compenso, ma i dubbi sulla effettiva maggior rappresentatività della UGL nel settore rischiano di rendere l’operazione sostanzialmente inutile e fonte di contenzioso.

Ricordiamo, infatti, che il DLgs. 81/2015 attribuisce tali poteri di deroga solo agli accordi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In particolare, l’art. 2, comma 2, lett. a) del DLgs. 81/2015 esclude l’applicazione della disposizione di cui al comma 1, che estende la disciplina del lavoro subordinato alle collaborazioni le cui modalità di esecuzione siano determinate dal committente, qualora vi sia un accordo collettivo nazionale, sottoscritto da tali associazioni sindacali, che preveda una disciplina specifica riguardante il trattamento economico e normativo.

Analogamente, l’art. 47-quater, introdotto nel 2019 unitamente alle altre disposizioni del nuovo Capo V-bis sulla tutela del lavoro tramite piattaforme digitali, la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo 3 novembre, consente agli accordi collettivi di qualsiasi livello, ma sempre sottoscritti da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, di definire criteri di determinazione del compenso complessivo che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dell’organizzazione del committente. In difetto, deve essere riconosciuto ai rider un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti dai contratti collettivi di settori affini o equivalenti, con l’esclusione di una retribuzione in base alle consegne effettuate.

In altre parole, solo a una contrattazione collettiva che potremmo definire qualificata è stato attribuito il potere di evitare l’estensione ai ciclofattorini della disciplina del lavoro subordinato in quanto eterodiretti, secondo quanto affermato in giurisprudenza (cfr. Cass. n. 1663/2020), nonché di escludere anche per rider autonomi l’obbligo di un compenso orario parificato a quello dei lavoratori subordinati di settori analoghi, a partire dal prossimo 3 novembre, una volta decorsi i dodici mesi che la L. 128/2019 aveva concesso alle parti sociali per trovare un’intesa.

Il confronto sindacale destinato alla ricerca di un accordo, anche con l’ausilio del Ministero del Lavoro, non ha portato a risultati concreti con CGIL, CISL e UIL e l’associazione datoriale che rappresenta le principali società che operano nel settore, sottoscrivendo un accordo con l’UGL, sembra aver scelto una strada che difficilmente può essere considerata nel solco delle previsioni del DLgs. 81/2015.
Lo stesso Ministero del Lavoro, con una nota del suo Ufficio legislativo diffusa il giorno dopo aver ricevuto il testo del nuovo contratto collettivo, ha già rilevato l’assenza del requisito della maggiore rappresentatività comparativa in capo alla sola organizzazione firmataria, evidenziando più in generale come il presupposto della maggiore rappresentatività comparata sembri escludere che la sottoscrizione da parte di una sola sigla sindacale soddisfi il requisito, a meno che non si possa dimostrare che tale organizzazione sindacale abbia individualmente una rappresentanza largamente maggioritaria.

Per il Ministero del Lavoro, quindi, l’accordo collettivo sottoscritto non è idoneo a derogare alle regole poste dall’art. 47-quater di cui si è detto, ma ovviamente analoghe considerazioni valgono anche per la disposizione di cui all’art. 2 del DLgs. 81/2015 in tema di estensione delle regole del lavoro subordinato alle collaborazioni eterodirette.

Il rischio è che si possa aprire lo spazio per un contenzioso giudiziale

Se nel breve lasso di tempo che manca all’entrata in vigore delle disposizioni di cui al Capo V-bis del DLgs. 81/2015 le parti sociali non riusciranno a trovare un’intesa che porti alla conclusione di un nuovo contratto collettivo conforme alle previsioni normative e l’accordo collettivo firmato con l’UGL resterà l’unico del settore il rischio è che si possa aprire lo spazio per un contenzioso giudiziale, nell’ambito del quale sarà demandato alla magistratura stabilire se i requisiti di maggiore rappresentatività siano o meno rispettati.
Una soluzione sicuramente non auspicabile, anche perché lascerebbe un settore in cui sono evidenti i rischi di sfruttamento della manodopera in una situazione di incertezza destinata a durare anni.

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