Definiti i settori e le professioni con rilevante disparità uomo-donna
Con il DM 16 ottobre 2020 n. 234, i Ministeri del Lavoro e dell’Economia hanno reso noto, con riferimento all’anno 2021, i settori e le professioni caratterizzati da un tasso di disparità occupazionale uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna.
Sul punto, si ricorda che l’individuazione di tali settori rileva sia ai fini della definizione di lavoratore svantaggiato di cui al Regolamento Ue 651/2014, sia ai fini della concessione, nel prossimo anno, dello sgravio contributivo del 50% riconosciuto ai sensi dell’art. 4 comma 11 della L. 92/2012, destinato ai datori di lavoro che assumono donne di qualsiasi età, ovunque residenti, e prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovvero da almeno 6 mesi se residenti in aree svantaggiate e impiegate in una professione o in un settore economico caratterizzati da una accentuata disparità occupazionale di genere.
I dati occupazionali in questione, si precisa nel decreto interministeriale, sono stati ricavati sulla base delle elaborazioni effettuate dall’ISTAT, in relazione alla media annua del 2019, e sono disponibili in apposite tabelle allegate al decreto medesimo.
A titolo esemplificativo, si segnala un tasso di disparità uomo-donna pari al 49,2% nel settore dell’agricoltura, mentre un picco rilevante si evidenzia nel settore industria-costruzioni dove il valore sale all’83,6%, per poi scendere al 46,9% nel settore dell’Industria manifatturiera.
Per quanto concerne il settore dei servizi, il tasso di disparità più elevato ammonta al 56,4% e riguarda il comparto del trasporto e magazzinaggio.
In ogni caso, tenendo conto anche dei settori con disparità uomo-donna con tasso inferiore al 25% (non riportati in tabella), il tasso medio per il 2019 si attesta allo 9,3%.
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