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Sabato, 10 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Fissate le retribuzioni convenzionali per il 2021

Le retribuzioni convenzionali trovano applicazione per i lavoratori operanti all’estero e sono rilevanti sia ai fini fiscali sia ai fini contributivi

/ Massimo NEGRO e Daniele SILVESTRO

Giovedì, 8 aprile 2021

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Con il decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali del 23 marzo 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 di ieri, sono state finalmente definite le retribuzioni convenzionali, di cui all’art. 4 del DL 317/87, applicabili ai lavoratori italiani operanti all’estero per l’anno 2021.

La determinazione delle retribuzioni convenzionali produce effetti sia sotto il profilo fiscale sia sotto il profilo contributivo.
Sul piano fiscale, le retribuzioni convenzionali sono rilevanti ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente secondo il regime previsto dall’art. 51 comma 8-bis del TUIR, riservato ai dipendenti che prestano la loro attività all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco dei 12 mesi, sostituendosi alle retribuzioni effettivamente erogate.

Sul punto, con la C.M. del 16 novembre 2000 n. 207 (§ 1.5.7) è stato chiarito che il regime di cui all’art. 51 comma 8-bis del TUIR riguarda quei lavoratori che, pur svolgendo l’attività lavorativa all’estero, in base all’art. 2 dello stesso TUIR continuano ad essere qualificati come fiscalmente residenti in Italia e si applica a condizione che venga stipulato uno specifico contratto che preveda l’esecuzione della prestazione in via esclusiva all’estero e che il dipendente venga collocato in uno speciale “ruolo estero”. Le retribuzioni convenzionali sono però applicabili anche nel caso di un soggetto residente in Italia che lavori come dipendente all’estero presso un datore di lavoro estero (cfr. circ. Agenzia Entrate nn. 50/2002 § 18 e 11/2014 § 1.5).

Non è inoltre un ostacolo all’applicazione del regime di cui all’art. 51 comma 8-bis del TUIR la circostanza che la prestazione lavorativa venga svolta in più Stati esteri (interpello DRE Emilia Romagna 909-4/2019).
Con riguardo al computo dei giorni di effettiva permanenza all’estero del lavoratore, la citata circolare n. 207/2000 ha chiarito che il periodo da considerare non deve necessariamente risultare continuativo, per cui è sufficiente che lo stesso lavoratore presti la propria opera all’estero per un minimo di 183 giorni nell’arco di 12 mesi. Per il computo dei 183 giorni rilevano, in ogni caso, il periodo di ferie, le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi, indipendentemente dal luogo in cui sono trascorsi.

Inoltre, l’espressione “nell’arco di dodici mesi” non fa riferimento al periodo d’imposta, ma alla permanenza del lavoratore all’estero stabilita nello specifico contratto di lavoro, che può anche prevedere un periodo a cavallo di due anni solari.
Il regime in argomento non trova invece applicazione sia per i dipendenti in trasferta, in virtù dell’assenza del requisito della continuità ed esclusività dell’attività lavorativa all’estero, derivante da uno specifico contratto, sia nell’ipotesi in cui il dipendente presti la propria attività lavorativa in uno Stato con il quale l’Italia ha stipulato un accordo per evitare le doppie imposizioni e lo stesso preveda per il reddito di lavoro dipendente la tassazione esclusiva nel Paese estero.

Le retribuzioni in argomento rilevano anche ai fini del calcolo dei contributi dovuti per le assicurazioni obbligatorie nei confronti dei lavoratori italiani che prestano l’attività all’estero in Paesi extracomunitari con cui non sono in vigore accordi di sicurezza sociale oppure in Stati con accordi di sicurezza sociale, in relazione alle assicurazioni non contemplate negli accordi esistenti. Di conseguenza, restano esclusi dall’applicazione delle retribuzioni convenzionali ai fini contributivi i lavoratori che prestano la loro attività in Paesi dell’Unione europea.

Con riguardo al contenuto del decreto in commento, le retribuzioni convenzionali sono suddivise tenendo conto:
- del settore produttivo (industria; industria edile; artigianato; industria cinematografica; spettacolo; autotrasporto e spedizione merci; commercio; credito; assicurazioni; trasporto aereo; agricoltura);
- della qualifica del lavoratore (operaio; impiegato; quadro; dirigente);
- della fascia retributiva del lavoratore.

Specifiche retribuzioni convenzionali sono poi fissate per il settore giornalistico.
Come previsto espressamente dal decreto in commento, in caso di assunzione, risoluzione del rapporto di lavoro, trasferimento da o per l’estero, nel corso del mese, le retribuzioni convenzionali sono divisibili in ragione di 26 giornate.
Infine, sulle retribuzioni convenzionali deve essere liquidato il trattamento ordinario di disoccupazione in favore dei lavoratori italiani rimpatriati.

Le retribuzioni convenzionali riguardano anche gli obblighi del datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta che deve operare le ritenute sui redditi di lavoro dipendente.
In considerazione del ritardo con cui è stato pubblicato il DM di approvazione delle retribuzioni convenzionali per il 2021, si ricorda che la circ. Agenzia delle Entrate 26 gennaio 2001 n. 7 (§ 7.4) aveva chiarito che nel caso in cui vengano corrisposte retribuzioni prima dell’entrata in vigore del decreto relativo all’anno di competenza, si deve fare riferimento al decreto dell’anno precedente, salvo conguaglio.

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