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Sabato, 10 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

L’interpello può estendersi alle controparti contrattuali

Il caso sottoposto alla Cassazione riguardava l’aliquota IVA da applicare a una cessione di beni

/ Alice BOANO

Giovedì, 8 aprile 2021

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Il terzo comma dell’art. 11 dello Statuto del contribuente dispone che la risposta ad interpello, scritta e motivata, vincola ogni organo della amministrazione con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza e limitatamente al richiedente.

L’adozione della condotta suggerita, pur non essendo a carattere vincolante (circolare Agenzia delle Entrate 5 agosto 2011 n. 42), comporta la mancata irrogazione di sanzioni o di richieste di interessi moratori ai sensi dell’art. 10 comma 2 della legge 212/2000.

In relazione ai contribuenti diversi dall’istante che hanno adottato una condotta fiscale coerente con l’interpretazione fornita dall’agenzia delle Entrate, per sostenere una sostanziale equiparazione con il soggetto istante e, dunque, la copertura rispetto a sanzioni ed interessi, viene solitamente invocato il principio del legittimo affidamento ai sensi dell’art. 10 comma 2 della legge 212/2000.

Nel dibattito può essere utile analizzare quanto recentemente affermato dalla Cassazione in occasione dell’ordinanza n. 8740 del 30 marzo 2021.
Il caso riguardava una società destinataria di un avviso di accertamento con il quale veniva disconosciuta l’applicazione dell’IVA agevolata al 10% a seguito della cessione di moduli fotovoltaici.

La determinazione dell’aliquota ha riflesso sia per il cedente che per il cessionario, avendo riguardo al modularsi degli obblighi di fatturazione, di versamento dell’imposta e di rivalsa dell’imposta applicata.
Il contribuente, nell’individuazione della condotta da mantenere, si era adeguato a precedenti interpelli, invocando l’effetto vincolante ad esse annesso.

L’ufficio evidenziava che le istanze di interpello richiamate fossero state proposte da altri soggetti, per cui non ricorreva il presupposto rappresentato dall’identità del soggetto, richiesto per l’operatività dell’effetto vincolante posto a fondamento della decisione.

I giudici di legittimità, confermando i due precedenti gradi di giudizio, respingono le doglianze dell’Agenzia.
In prima battuta viene richiamato il criterio generale secondo cui la risposta resa a seguito di interpello ha di norma valenza con riguardo alla parte istante.

Tale principio, tuttavia, soffre di un’eccezione, potendo “estendersi anche a soggetti, diversi da quest’ultimo, che, in relazione all’atteggiarsi e alla struttura della fattispecie impositiva, nonché all’allocazione dei relativi obblighi, sono indissolubilmente legati alla questione investita dall’interpello (e della relativa risoluzione o circolare dell’Amministrazione)“.

Riflessi sia per il cedente che per il cessionario

La determinazione dell’aliquota ha riflesso sia per il cedente che per il cessionario, avendo riguardo al modularsi degli obblighi di fatturazione, di versamento dell’imposta e di rivalsa dell’imposta applicata. L’individuazione della corretta aliquota IVA in risposta ad un interpello avanzato da uno dei soggetti parte di una determinata operazione, proseguono i giudici di legittimità, non consente una diversa valutazione del dato nei confronti dell’altro contraente.

La soluzione adottata dalla Suprema Corte risulta condivisibile in quanto attenta alle istanze dei contribuenti, oltre che rispettosa del legittimo affidamento, senza dimenticare da ultimo la finalità deflativa del contenzioso.

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