Per la CNPADC, ruolo delle Casse e incongruenza della tassazione confermati dai dati sulle pensioni
Dall’ottava edizione del Rapporto su “Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2019”, curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e presentato ieri alla Camera, emergono dati “piuttosto preoccupanti e quanto mai dettagliati”.
Così ha commentato il Presidente della Cassa Dottori commercialisti Stefano Distilli, aggiungendo che, in particolare, i dati “che evidenziano come circa il 50% dei pensionati non sia stato in grado di versare neppure 15/17 anni di contributi regolari minimi e debba, quindi, essere assistito dallo Stato con prestazioni non finanziate da contributi e imposte, ma che gravano per circa 25,77 miliardi di euro sulla fiscalità generale e non sono soggette ad imposizione, impongono una profonda riflessione”.
Secondo Distilli, questi dati mettono ancora più in evidenza “il ruolo quanto mai meritorio svolto dalle Casse professionali a beneficio dell’intero sistema posto che, potendo far conto solo su risorse proprie derivanti dai contributi versati dagli iscritti e dai rendimenti generati dalla gestione del patrimonio e in un’ottica di tutela della sostenibilità prospettica, assicurano autonomamente il futuro previdenziale di centinaia di migliaia di professionisti, senza gravare sulla fiscalità generale e sul bilancio dello Stato”.
Le Casse professionali assicurano inoltre, sempre con le proprie risorse, funzioni assistenziali fondamentali nei confronti degli iscritti e delle loro famiglie. Ciò, per il Presidente della CNPADC, rende ancora più evidente “l’incongruenza del regime di tassazione dei patrimoni immobiliari e dei rendimenti dei patrimoni mobiliari a cui sono assoggettate, che le vede assimilate ad investitori speculativi, mentre contribuiscono anche con le rendite patrimoniali generate a garantire una funzione pubblica di natura costituzionale, la sostenibilità futura e l’adeguatezza delle prestazioni, senza gravare sulla finanza pubblica”.
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