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Mercoledì, 28 luglio 2021 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Contributo integrativo non applicabile alla cessione di beni ammortizzabili

/ Mirco GAZZERA

Giovedì, 22 luglio 2021

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Il volume d’affari assume rilevanza non solo in ambito IVA (es. per l’acquisizione dello status di esportatore abituale), ma anche quale base di calcolo del contributo integrativo che gli iscritti agli Ordini professionali (es. dottori commercialisti) devono versare alla relativa Cassa di previdenza e assistenza. In caso di cessione di beni ammortizzabili, l’eventuale plusvalenza realizzata concorre a formare il reddito professionale sul quale si calcola il contributo soggettivo dovuto alla Cassa d’appartenenza. Tuttavia, all’operazione non è applicabile il contributo integrativo, in quanto la stessa non è compresa nel volume d’affari del professionista.

Ai sensi dell’art. 20 del DPR 633/72, per volume d’affari del soggetto passivo si intende l’ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate, registrate o soggette a registrazione con riferimento a un anno solare, tenuto conto delle variazioni di cui all’art. 26 del DPR 633/72.

Sono da ricomprendere anche le operazioni fuori dal campo di applicazione dell’IVA, in quanto prive del requisito della territorialità, per le quali deve essere emessa la fattura ai sensi dell’art. 21 comma 6-bis del DPR 633/72 (si vedano circ. Agenzia delle Entrate n. 12/2013, cap. IV, § 3 e “Soggette a contributo integrativo le parcelle ai soggetti non residenti” del 30 gennaio 2013). Come precisato nell’appendice delle istruzioni della dichiarazione annuale (da ultimo, il modello IVA 2021 per il 2020), sono altresì incluse nel volume d’affari le operazioni con IVA a esigibilità differita.

Non concorrono alla formazione del volume d’affari, invece:
- le cessioni di beni ammortizzabili, compresi quelli indicati nell’art. 2424 c.c., voci B.I.3) e B.I.4) dell’attivo dello stato patrimoniale (diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere d’ingegno nonché concessioni, licenze, marchi e diritti simili);
- i passaggi interni fra contabilità separate (art. 36 del DPR 633/72);
- le operazioni effettuate in anni precedenti, ma con IVA esigibile nel periodo d’imposta di riferimento.

Per ragioni di ordine sistematico, non sembrano da includere nel volume d’affari neppure le operazioni escluse dal computo della base imponibile IVA ai sensi dell’art. 15 del DPR 633/72.
Come anticipato, la nozione di volume d’affari è rilevante, fra l’altro, ai fini del calcolo del contributo integrativo che l’iscritto all’Ordine professionale deve versare alla Cassa d’appartenenza. A titolo esemplificativo, secondo l’art. 9 del regolamento unitario della Cassa dei dottori commercialisti, gli iscritti all’Albo devono applicare “una maggiorazione in misura del 4% su tutti i corrispettivi rientranti nel volume d’affari IVA e versarne annualmente alla Cassa l’ammontare, indipendentemente dall’effettiva riscossione”.

Ai fini del calcolo del contributo soggettivo, invece, rileva il reddito professionale netto di cui all’art. 53 comma 1 del TUIR prodotto nell’anno precedente (art. 8 del regolamento unitario). Alla determinazione del reddito di lavoro autonomo concorrono anche le plusvalenze dei beni strumentali (esclusi gli oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione) realizzate mediante (art. 54 comma 1-bis del TUIR):
- la cessione a titolo oneroso;
- il risarcimento, anche in forma assicurativa, per la perdita o il danneggiamento dei beni;
- la destinazione dei beni al consumo personale o familiare dell’esercente l’arte o la professione oppure a finalità estranee a queste ultime.
Le minusvalenze dei beni strumentali sono deducibili, invece, solo se realizzate nelle prime due fattispecie sopra elencate (art. 54 comma 1-bis1 del TUIR).

Nel caso di una cessione a titolo oneroso di un bene ammortizzabile (o della destinazione ad “autoconsumo”) da parte di un dottore commercialista, quindi, l’eventuale plusvalenza realizzata concorre a formare il reddito professionale netto sul quale si calcola il contributo soggettivo da versare alla Cassa (le plusvalenze non rilevano per i contribuenti che applicano il regime forfetario, cfr. circ. Agenzia delle Entrate n. 10/2016, § 4.3.1). In questo caso, tuttavia, l’operazione non sembra soggetta alla maggiorazione del 4% a titolo di contributo integrativo, considerata l’esclusione dal computo del volume d’affari.

Non applicabile la ritenuta a titolo di acconto

Il cessionario sostituto d’imposta non è tenuto a operare la ritenuta a titolo d’acconto ex art. 25 del DPR 600/73 all’atto del pagamento del corrispettivo, poiché quest’ultimo non è qualificabile propriamente come un compenso per prestazioni di lavoro autonomo.

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