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Mercoledì, 28 luglio 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Usufruttuario con detrazione al 110% anche con immobile in trust

L’assemblea condominiale può autorizzare il rifacimento della facciata e consentire all’unanimità che sia solo un condomino a sostenere le spese

/ Arianna ZENI

Giovedì, 22 luglio 2021

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Con due risposte a interpello pubblicate ieri, le nn. 498 e 499 del 21 luglio 2021, l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori precisazioni con riguardo al superbonus del 110% di cui all’art. 119 del DL 34/2020 e al c.d. “bonus facciate” di cui all’art. 1 comma 219 ss. della L 160/2019.

Nella risposta n. 498, in particolare, viene analizzato il caso di un usufruttuario su una unità abitativa residenziale segregata in un trust, il cui disponente e trustee è il figlio, che intende beneficiare del superbonus 110%.
I soggetti beneficiari del superbonus sono quelli elencati dal comma 9 dell’art. 119 del DL 34/2020. L’usufruttuario, pertanto, rientrando fra quelli previsti dalla lett. a) del menzionato comma, può beneficiare della detrazione fiscale a condizione che:
- sostenga le spese;
- l’usufrutto risulti al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio (tra le altre, circ. Agenzia delle Entrate n. 24/2020).

Rimane fermo che anche all’usufruttuario si applica la regola generale recata dall’Amministrazione finanziaria secondo cui la detrazione fiscale spetta soltanto ai possessori di redditi imponibili (a tal fine è sufficiente sussista il reddito fondiario derivante dal possesso dell’immobile ai sensi dell’art. 26 del TUIR). In assenza di redditi imponibili non è possibile esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito prevista dall’art. 121 del DL 34/2020.

Nella risposta n. 499, invece, viene ribadito che in deroga alle disposizioni civilistiche, l’assemblea condominiale può autorizzare l’esecuzione dei lavori (nel caso di specie il rifacimento della facciata condominiale) e consentire all’unanimità che sia soltanto un condomino (o soltanto alcuni) a sostenere le relative spese.

In generale, per gli interventi effettuati sulle parti comuni di un condominio, in applicazione del criterio legale di ripartizione delle spese condominiali previsto dall’art. 1123 c.c., “le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione”.

È possibile, tuttavia, avvalersi delle detrazioni fiscali utilizzando un criterio diverso da quello previsto dal menzionato art. 1123 c.c.
Si osserva al riguardo che, in relazione al “bonus facciate”, secondo l’Agenzia delle Entrate il diverso criterio di ripartizione delle spese deve essere approvato all’unanimità (con le difficoltà pratiche che ne conseguono). Le medesime conclusioni sono valide anche nei casi di c.d. “condomini minimi” ovvero di edifici composti da un numero non superiore a otto condomini dove, per i lavori realizzati sulle parti comuni, per poter beneficiare del “bonus facciate” può essere utilizzato il codice fiscale del condomino che ha effettuato i connessi adempimenti, in quanto i condomìni non sono obbligati a nominare un amministratore, né a richiedere il codice fiscale del condominio.

Si evidenzia, tuttavia, che nell’ambito della disciplina del superbonus al 110%, il secondo periodo del comma 9-bis dell’art. 119 del DL 34/2020, introdotto dall’art. 1 comma 66 lett. p) della L. 178/2020, stabilisce che le deliberazioni dell’assemblea del condominio, aventi per oggetto l’imputazione a uno o più condomini dell’intera spesa riferita all’intervento deliberato, sono valide se approvate con le stesse maggioranze richieste per la delibera degli interventi, purché i condomini ai quali sono imputate le spese esprimano parere favorevole. Nel caso di interventi che consentono di beneficiare del 110%, quindi, sarebbe possibile procedere a maggioranza (fermo restando il consenso dei condomini cui le spese sono addossate per intero) e non necessariamente all’unanimità.

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