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Mercoledì, 28 luglio 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Amministratore giudiziario tenuto agli adempimenti fiscali in nome del de cuius

Nel caso di impresa individuale oggetto di confisca non definitiva, resta esonerato l’erede che accetta con beneficio d’inventario

/ Massimo NEGRO e Antonio NICOTRA

Giovedì, 22 luglio 2021

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L’Agenzia delle Entrate, con la risposta a interpello n. 496 pubblicata ieri, ha chiarito che l’amministratore giudiziario di un’impresa individuale oggetto di confisca non definitiva, il cui titolare sia deceduto e in conseguenza di ciò, aperta la successione, l’erede abbia accettato con beneficio di inventario, è tenuto, per il periodo d’imposta relativo al decesso, ad assolvere gli obblighi dichiarativi, di versamento e di fatturazione in nome del de cuius.

Nel caso oggetto delle risposta, deceduto il titolare di un’impresa individuale oggetto di confisca – ma il cui giudizio è ancora pendente – il soggetto chiamato all’eredità accettava con beneficio di inventario.
L’amministratore giudiziario dell’impresa confiscata chiede, quindi, chiarimenti circa la corretta interpretazione dell’art. 187 del TUIR e dell’art. 5-ter del DPR 322/98 con riguardo agli adempimenti fiscali e in particolare se, in seguito al decesso dell’imprenditore, per il relativo periodo d’imposta (2020), l’amministratore possa:
- adempiere agli obblighi dichiarativi afferenti all’impresa individuale, presentando le dichiarazioni a nome del defunto;
- assolvere gli obblighi di versamento tramite modello F24 (sempre a nome al defunto);
- emettere, per le relative operazioni, fattura elettronica con indicazione della partita IVA dell’azienda e del codice fiscale del defunto.

Già con la risposta a interpello n. 276/2021, l’Agenzia è intervenuta circa gli adempimenti fiscali a carico dell’amministratore giudiziario con riferimento agli immobili oggetto di “sequestro antimafia”, chiarendo che, per i relativi redditi – conformemente alla circ. n. 156/2000 – è applicabile la disciplina prevista per l’eredità giacente (artt. 187 del TUIR e 5-ter del DPR 322/98).
A sostegno di tale indirizzo, milita il carattere provvisorio della situazione in pendenza di sequestro: in attesa della confisca o della restituzione al proprietario, il titolare dei beni non è individuato a titolo definitivo e non ne ha la disponibilità. La veste di soggetto passivo d’imposta spetta a colui che – a posteriori - assume con effetto retroattivo la titolarità dei beni sequestrati: lo Stato o l’indiziato, a seconda che il procedimento si concluda con la confisca o con la restituzione dei beni (ris. n. 114/2017).

L’amministratore giudiziario, poiché in pendenza di sequestro opera nella veste di rappresentante in incertam personam, curando la gestione del patrimonio per conto di un soggetto non ancora individuato, utilizza il codice fiscale del titolare dei beni (così anche la circ. n. 156/2000, dove si esclude l’apertura di una nuova partita IVA per le aziende).
Al fine di assolvere, per conto di ciascuno dei titolari, gli obblighi fiscali relativi agli immobili sequestrati, incluso l’obbligo di fatturazione dei proventi riferibili agli immobili delle società, l’amministratore deve utilizzare il codice fiscale e la partita IVA (se esistente) di ciascun soggetto e assolvere per essi agli obblighi dichiarativi dei redditi immobiliari, indicando il codice carica 5 – “Commissario giudiziale (amministrazione controllata) ovvero custode giudiziario (custodia giudiziaria), ovvero amministratore giudiziario in qualità di rappresentante dei beni sequestrati”.

Il modello dichiarativo, invece, è individuato in base alla natura giuridica del soggetto (persona fisica o giuridica) titolare del bene.

Nel caso di specie, con la compilazione del quadro D del modello AA9 “Dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA (Imprese individuali e lavoratori autonomi)”, è stata comunicata l’intenzione dell’erede di non proseguire l’attività d’impresa, senza procedere alla contestuale cessazione dell’attività e chiusura della partita IVA in ragione dell’indisponibilità dei beni confiscati. L’erede non può, quindi, dirsi titolare dell’attività sottoposta a vincolo, sia pure nella veste di coobbligato verso i terzi.

Pertanto, secondo l’Agenzia delle Entrate, l’amministratore giudiziario è tenuto ad assolvere agli obblighi dichiarativi per il periodo d’imposta in cui si è avvenuto il decesso, intestando le dichiarazioni al de cuius (codice fiscale del defunto e partita IVA dell’impresa individuale) e inserendo i propri dati anagrafici in qualità di dichiarante e di amministratore giudiziario (codice carica 5). Con riferimento al modello REDDITI PF 2021, nella sezione “DATI DEL CONTRIBUENTE”, deve essere barrata la casella 7 (tutelato) relativa alla dichiarazione presentata dall’amministratore giudiziario in qualità di rappresentante per i beni sequestrati.

L’amministratore assolve anche agli obblighi di versamento per le imposte afferenti all’impresa individuale, mediante modello F24 intestato a nome del de cuius – inserendo il relativo codice fiscale – con l’ulteriore indicazione, nel frontespizio, del codice fiscale dell’erede, quale coobbligato, e del codice carica 7 (erede).

Infine, l’amministratore giudiziario assolve gli obblighi di fatturazione elettronica con indicazione della partita IVA dell’impresa sequestrata e del codice fiscale del defunto.

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