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Domenica, 27 novembre 2022

LETTERE

Possibili soluzioni per l’effetto negativo sui conti delle imprese energetiche

Mercoledì, 26 ottobre 2022

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Gentile Redazione,
coglie nel segno la proposta del collega Biolchi (si veda “Gli extra profitti per gas e luce dovrebbero essere ristornati agli utenti”) di mutuare dal mondo cooperativo la tecnica dei ristorni, per restituire gli extra profitti delle aziende che commercializzano gas e luce a coloro che hanno sostenuto, stanno sostenendo e continueranno ancora per un bel po’ a sostenere gli “extra costi” di questo pazzo mercato energetico 2021/2022. Extra costi stimati a oggi in circa 127 miliardi di euro (studio della CGIA di Mestre).

Gli Stati si stanno organizzando in proprio per mettere a terra il principio mutualistico cui accennava il collega Biolchi: la Germania sembra propensa a scaricare sul debito pubblico (200 miliardi) il costo del “panem et circenses” per tenere buone popolazione e imprese, con ciò dando vita a un meccanismo di distribuzione della ricchezza dai giovani e futuri tedeschi verso le tasche delle compagnie energetiche, senza scalfirne gli extra profitti.
La Francia ha avviato la nazionalizzazione di EDF; l’operazione – non gratuita per le tasche dei francesi – è facilitata dal fatto che lo Stato già controlla il 78% di EDF.

In Italia non è così: lo Stato detiene quote di minoranza sia in Eni che in Enel (all’incirca 30% in ciascuna), entrambe quotate. A valori di Borsa attuali, nazionalizzare le due compagnie significa lanciare due OPA di almeno 60 miliardi in totale: cifre irraggiungibili per il nostro già sgangherato debito pubblico.
Tuttavia gli extra profitti delle compagnie energetiche si sono già trasformati in “extra profitti” di Stato, e altri se ne aggiungeranno: l’elevato maggior gettito IVA e accise (agganciato al caro energia) ha permesso al Governo Draghi di compiere manovre contro il caro bollette di circa 58 miliardi, senza intaccare il deficit.
Nella prossima primavera, il Ministero potrebbe incassare un altro miliardo di euro dalla distribuzione di dividendi operata da Eni/Enel (calcolo prudenziale effettuato sulla scorta del dividendo 2021).

Tralascerei la tassazione degli extra profitti perché mi pare che – a parte l’effetto annuncio, utile a calmare le folle – la strada per il suo incasso sia irta di ostacoli giuridici.
Certo non basta, ma va anche riconosciuto che qualsiasi misura di “prelievo” a carico delle imprese energetiche, o di calmieramento dei loro introiti, porterebbe inevitabilmente a una flessione delle loro quotazioni in Borsa, oltre che a una contrazione dei profitti, con conseguenze anche sugli altri detentori delle loro azioni (fondi pensione, fondi d’investimento, obbligazionisti... alla fine sempre noi, popolo di risparmiatori).

È probabile che il nuovo Governo prenda in considerazione anche provvedimenti di natura finanziaria a favore di famiglie e imprese: moratoria sui pagamenti, ad esempio.
Questo avrebbe comunque un effetto negativo sui conti delle imprese energetiche (blocco incassi crediti, mancanza di liquidità per continuare a finanziare l’acquisto di gas, petrolio, carbone, energia in genere). Per sopperire a questo inconveniente, potrebbe essere attivato un meccanismo già visto durante l’emergenza COVID: prestiti bancari alle imprese energetiche garantiti dallo Stato. Soluzione che sposta in avanti il pagamento delle bollette, senza incidere sui costi, che tiene in piedi un po’ alla meglio le imprese energetiche, caricandole però di nuovo debito.

E ancora: sul lato perdite su crediti registrate dalle imprese energetiche (molte famiglie e imprese non potranno pagare; ad altre sono già state staccate le utenze per morosità), potrebbe essere reintrodotto il meccanismo “spalma perdite” già sperimentato anni fa per le società calcistiche, così da evitarne (o ritardarne) il default. Sempre in tema di perdite, ricordo che anche per l’emergenza COVID è stato congegnato il meccanismo di sospensione degli effetti civilistici delle perdite oltre il terzo del capitale sociale.

Ultima annotazione: mantenere l’ora legale potrebbe farci risparmiare tra uno e 2,7 miliardi di euro all’anno di gas ed elettricità (fonte: Centro Studi Conflavoro PMI e Società Italiana di Medicina Ambientale).
Una rassegna insomma di piccole soluzioni per sopravvivere, non risolutive del problema. In attesa dei rigassificatori, degli accordi a livello Ue, e soprattutto della fine di questo secondo inverno di crisi energetica.


Marco Posocco
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Pordenone

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