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Giovedì, 12 marzo 2026 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Ancora polemiche sulla consulenza legale

I chiarimenti di de Nuccio e Greco non convincono Professioni Italiane e ANC, che spiegano: «È un’attività libera su cui non esiste riserva di legge»

/ Savino GALLO

Giovedì, 12 marzo 2026

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Gli interventi di Elbano de Nuccio, Presidente dei commercialisti e di Professionisti Insieme, e Francesco Greco, numero uno degli avvocati, non sono riusciti a placare le polemiche degli ultimi giorni in merito alle disposizioni contenute nel disegno di legge delega per la riforma forense, che assegnerebbero una esclusiva agli avvocati in materia di consulenza legale.

Nella giornata di ieri, infatti, sia Professioni Italiane che l’Associazione nazionale commercialisti sono tornate ad esprimere le proprie perplessità, a cui si sono aggiunte quelle di Confprofessioni, che ha chiesto alla politica di favorire un processo di riforma “realmente partecipato” proprio per evitare le “contrapposizioni” tra le diverse categorie professionali.

Il tema gira tutto attorno a quanto previsto dall’art. 2, comma 1, lett. a) punti 3 e 4 del disegno di legge delega, secondo cui il decreto delegato dovrà sancire l’esclusiva a favore degli avvocati per “le attività di consulenza legale, svolte in modo continuativo, sistematico e organizzato e dietro corrispettivo, ove connesse all’attività giurisdizionale”. Dopo le critiche espresse da Professioni Italiane e ANC, che facevano seguito al ritiro degli emendamenti di maggioranza, de Nuccio e Greco parlavano di preoccupazioni infondate, perché basate su un “falso presupposto”.

La disposizione, spiegava il Presidente dei commercialisti, contiene una una clausola di riserva di legge in favore delle professioni regolamentate (“ferme restando le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni regolamentate”) e proprio tale clausola non permetterebbe di “intaccare o scardinare le competenze e le prerogative attribuite dalla legge ad altre professioni regolamentate” (si veda “De Nuccio: «Sulla consulenza legale dibattito su falsi presupposti»” dell’11 marzo 2026).

Il problema, scrive Professioni Italiane in una lettera inviata ai componenti della Commissione Giustizia della Camera, è che “la consulenza legale è oggi attività libera, non attribuita dalla legge ad alcuna professione regolamentata e, come tale, non rientra nella clausola di riserva prevista dal Ddl”.

Nella missiva, i rappresentanti di 22 Ordini professionali si chiedono perché si sia deciso di ritirare gli emendamenti presentati dalla maggioranza di Governo: “Se, come affermato dal CNF, il Ddl non intacca le competenze oggi attribuite alle altre professioni regolamentate, perché non chiarirlo in via definitiva approvando gli emendamenti che erano stati depositati? Purtroppo, i lavori parlamentari hanno acuito, anziché risolvere, i problemi e i dubbi alimentati dalle previsioni del Ddl”.

Le stesse argomentazioni sono state espresse, via comunicato stampa, dall’ANC: “A noi sembra – scrive il sindacato guidato da Marco Cuchel – che la consulenza sia oggi attività libera e come tale svolta dai professionisti, come i commercialisti, in possesso di specifiche competenze per esercitarla. Per questo, la clausola di salvezza non trova applicazione nel caso della consulenza che, infatti, diventerà riservata in via esclusiva agli avvocati dopo l’approvazione del ddl di riforma forense. E questo nel totale silenzio del Consiglio Nazionale che dovrebbe tutelare gli iscritti”.

Confprofessioni, invece, ne fa una questione di metodo, esprimendo “forte preoccupazione per l’iter parlamentare in corso sulla riforma delle professioni, dove l’accelerazione impressa ai lavori parlamentari – con il ritiro degli emendamenti al Ddl. dell’ordinamento forense – rischia di generare riforme incomplete e poco equilibrate, con effetti negativi sull’intero sistema professionale”.

L’errore, secondo la confederazione, è aver deciso di procedere con le riforme dei vari ordinamenti professionali non coordinandole tra loro, con il rischio, come dimostra proprio la questione della consulenza legale, di “alimentare una corsa all’attribuzione di competenze da parte di alcuni ordini a scapito di altri”. Per questo Confprofessioni auspica un processo legislativo “effettivamente partecipato, che tenga conto nella definizione dei testi di riforma delle numerose proposte migliorative giunte dal mondo professionale”.

“È fondamentale – ha spiegato il Presidente Marco Natali – lasciare al Parlamento il tempo e lo spazio necessari per intervenire sui testi attraverso emendamenti che consentano di correggere e migliorare l’impianto normativo. Ciò che sta accadendo oggi sulla consulenza legale potrebbe domani riproporsi su altre competenze professionali, innescando ulteriori conflitti tra categorie con probabili enormi ripercussioni in termini previdenziali tra le Casse delle diverse categorie professionali”.

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