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De Luca: «Un Festival per affrontare le nuove sfide del lavoro»

Il Presidente dei consulenti del lavoro presenta l’evento che si aprirà fra 2 giorni a Roma, soffermandosi anche sull’attualità politica

/ Savino GALLO

Martedì, 19 maggio 2026

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“Sicurezza, innovazione, produttività”. Sono le tre parole chiave attorno alle quali si articolerà il Festival del Lavoro 2026, che si terrà al Centro Congressi “La Nuvola” di Roma. A due giorni dall’apertura dei lavori, in programma giovedì 21 maggio, il Presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, ha spiegato a Eutekne.info (che sarà presente all’evento con un proprio stand) quali sono “Le nuove sfide del lavoro”, titolo scelto per l’evento, soffermandosi, però, anche sull’attualità politica: dagli ultimi interventi in materia di lavoro dipendente al blocco automatico dei compensi dei professionisti in presenza di debiti fiscali o contributivi, passando per la riforma degli ordinamenti professionali.

Presidente De Luca, in risposta al dibattito sul salario minimo, che va avanti da tempo, il Governo ha deciso di introdurre, con il decreto 1° maggio, il concetto di salario giusto. È una scelta che la convince?
“È una scelta condivisibile, perché sposta il confronto dal semplice tema della paga minima oraria a una visione più ampia e più aderente al nostro sistema di relazioni industriali. Il decreto, infatti, richiama il valore della contrattazione collettiva e del trattamento economico complessivo. Il salario giusto non è fatto solo di paga base, ma anche di TFR, mensilità aggiuntive, welfare, ferie, permessi e tutele. È un’impostazione più coerente con l’articolo 36 della Costituzione, che parla di una retribuzione proporzionata e sufficiente. Inoltre, si introducono criteri più chiari per individuare i contratti collettivi realmente qualificati, rafforzando quelli seri e contrastando il dumping contrattuale. In questo quadro, però, è importante che, nel rispetto dell’articolo 39 della Costituzione, vengano riconosciuti e valorizzati anche i contratti collettivi cosiddetti minori che garantiscono trattamenti economici e normativi equivalenti”.

Il 7 giugno scatterà l’obbligo di trasparenza salariale. Cosa comporterà per le imprese? È abbastanza per ridurre il gender pay gap?
“Contrastare le discriminazioni e ridurre il gender pay gap sono principi da sostenere ma la direttiva non potrà essere efficace perché interviene a valle del problema. Bisogna infatti chiedersi i motivi di queste differenze. Mancano ancora servizi adeguati alle famiglie e per questo serve un investimento strutturale sul lavoro femminile. Bisogna rafforzare asili nido, servizi di supporto e sostegni economici per i carichi di cura, insieme a politiche di conciliazione, incentivi all’occupazione stabile delle donne e percorsi di reinserimento dopo la maternità, valorizzando al tempo stesso merito e flessibilità contrattata. Inoltre, il principio della trasparenza salariale va adattato alla realtà italiana, composta in gran parte da micro e piccole imprese, dove una trasparenza troppo rigida rischia di entrare in conflitto con la tutela della privacy. Nelle aziende più strutturate, invece, dati aggregati e report retributivi possono funzionare meglio e favorire maggiore equità”.

In questo contesto di significativi interventi per i lavoratori dipendenti, forse stride ancora di più la norma che prevede la trattenuta automatica, da parte della P.A., dei compensi dei professionisti in presenza di debiti fiscali o contributivi iscritti a ruolo. Cosa pensa di questa norma che entrerà in vigore, ancorché mitigata rispetto alla versione originale, dal 15 giugno?
“Accogliamo con favore l’approvazione dell’emendamento al DL fiscale, introdotto in sede di conversione, che prevede una soglia minima di 5 mila euro di debito per l’attivazione del prelievo automatico sui compensi dei professionisti. Abbiamo però chiesto al Ministero dell’Economia chiarimenti puntuali sulle modalità applicative della norma. Il concetto di «inadempienza», infatti, non può essere interpretato in maniera generica, ma deve riferirsi esclusivamente a debiti certi, esigibili e non sospesi, tenendo conto anche delle eventuali rateizzazioni regolarmente in corso. Resta inoltre poi un problema concreto di sostenibilità: trattenere compensi lordi rischia di creare effetti distorsivi e problemi di liquidità agli studi professionali, oltre a rallentare ulteriormente i pagamenti della P.A.”.

Nel corso dei diversi iter di approvazione delle riforme delle professioni, è già emersa più di una criticità in materia di competenze concorrenti. Su tutti, ricordiamo il caso della consulenza legale, poi rientrato con la presentazione di un nuovo emendamento al Ddl. delega per la riforma della legge forense. C’è il rischio che possano ripresentarsi casi simili e che, alla fine, si crei un po’ di confusione?
“Il rischio di sovrapposizioni tra competenze professionali esiste sempre quando si mette mano a riforme così ampie e strategiche. Proprio per questo riteniamo molto importante il chiarimento arrivato con l’emendamento approvato sulla riforma forense, che ha delimitato in modo più preciso la riserva di consulenza legale. È un intervento che riafferma un principio fondamentale: ogni professione deve poter esercitare pienamente la consulenza nelle materie che le sono proprie, senza invasioni di campo. La riforma degli Ordini professionali rappresenta un’occasione importante di modernizzazione, ma sarà decisiva la fase dei decreti attuativi. Servirà un confronto costante con le categorie professionali per evitare ambiguità o conflitti interpretativi che rischierebbero di creare confusione tra cittadini, imprese e professionisti stessi. L’obiettivo deve essere quello di rafforzare il sistema ordinistico, valorizzando competenze, specializzazioni e qualità delle prestazioni, non certo creare sovrapposizioni”.

Veniamo al Festival del Lavoro che si aprirà fra 2 giorni. L’edizione 2026 si intitola “Le nuove sfide del lavoro”. Quali sono?
“Sono quelle che stanno già trasformando profondamente il mercato occupazionale e il modo stesso di fare impresa. Penso innanzitutto all’impatto dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione, che stanno cambiando organizzazione del lavoro, competenze richieste e modelli produttivi. Poi c’è il tema demografico: l’invecchiamento della popolazione, il calo dei giovani e la difficoltà di reperire professionalità adeguate impongono una riflessione seria sulle politiche attive, sulla formazione e sull’attrattività del lavoro. Accanto a questo, restano centrali la sicurezza sul lavoro, la qualità dell’occupazione, la sostenibilità sociale delle imprese e la necessità di costruire un equilibrio tra flessibilità e tutela. Oggi il lavoro cambia più rapidamente delle norme che lo regolano e il compito dei Consulenti del Lavoro è proprio quello di accompagnare imprese e lavoratori in questa transizione”.

Come sarà articolato l’evento e cosa si aspetta che venga fuori?
“Sarà un grande spazio di confronto aperto e multidisciplinare. Accanto alle sessioni plenarie nell’Auditorium, avremo 10 Aule tematiche, laboratori, workshop e momenti di approfondimento dedicati ai temi che oggi stanno trasformando il lavoro: intelligenza artificiale, sicurezza, welfare, competenze, sostenibilità e nuove dinamiche demografiche. Abbiamo voluto costruire un modello che favorisca il dialogo tra mondi diversi: istituzioni, professionisti, imprese, università e parti sociali. L’obiettivo non è soltanto analizzare i cambiamenti in atto, ma provare a individuare soluzioni concrete e condivise. Mi aspetto che emerga soprattutto una maggiore consapevolezza del fatto che il lavoro sta cambiando molto rapidamente e che servono strumenti nuovi per accompagnare questa trasformazione. Il Festival vuole essere proprio questo: un luogo in cui si costruiscono idee, proposte e visioni per un mercato del lavoro più moderno, inclusivo e sostenibile”.

Ancora una volta dedicherete spazio al tema dell’intelligenza artificiale, che era al centro dell’ultimo Festival. Nel frattempo è arrivata la legge che ne regolamenta l’utilizzo. Pensa che i professionisti si stiano muovendo nel modo giusto per sfruttarne le potenzialità di questo strumento o sono ancora un po’ indietro?
“Credo che il mondo delle professioni abbia ormai compreso che l’intelligenza artificiale non rappresenta una minaccia, ma uno strumento che può migliorare il lavoro, semplificare attività ripetitive e aumentare la competitività di imprese e professionisti. Certamente esistono ancora differenze nei livelli di preparazione e di utilizzo delle nuove tecnologie, ma il percorso di adattamento è già iniziato e sta accelerando. La vera sfida oggi è accompagnare questa transizione con formazione continua, competenze strategiche e regole chiare. La legge sull’intelligenza artificiale va proprio in questa direzione: innovare senza rinunciare a principi fondamentali come trasparenza, etica, tutela dei dati e responsabilità professionale. Per i professionisti sarà sempre più importante integrare l’IA nella propria attività mantenendo però centrale il valore umano della consulenza, della competenza e del rapporto fiduciario con cittadini e imprese. In questo contesto si inserisce anche la figura del supervisore aziendale, chiamata a garantire trasparenza e corretto utilizzo dei sistemi intelligenti nelle imprese, soprattutto nelle PMI. Un ruolo che i consulenti del lavoro possono svolgere grazie alla loro esperienza diretta accanto a imprese e lavoratori”.

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