L’ANC chiede di modificare la norma sul blocco dei pagamenti ai professionisti
La norma che prevede il blocco automatico dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni ai professionisti aventi debiti iscritti a ruolo superiori a 5 mila euro, entrata in vigore lo scorso 15 giugno, continua a far discutere. Tramite una nota stampa diffusa ieri, l’Associazione nazionale commercialisti si è fatta portavoce delle “forti preoccupazioni” di tanti rappresentanti di categoria, chiedendo un intervento correttivo dell’art. 48-bis del DPR n. 602/1973 (come modificato dalla legge di bilancio 2026), finalizzato a rendere il sistema di riscossione più equo, sostenibile ed efficace.
Ribadendo che la nuova norma ha determinato una “grave disparità di trattamento” tra lavoratori autonomi e altre categorie di creditori della P.A., l’associazione guidata da Marco Cuchel segnala tre criticità in particolare: il recupero di somme che non costituiscono reddito, quali IVA e contributi previdenziali integrativi; la possibile sottrazione di gran parte del compenso maturato, con conseguenti difficoltà nel sostenere i costi indispensabili per l’esercizio della professione; i possibili effetti sulla continuità dell’attività lavorativa e sulla capacità di produrre nuovo reddito.
Per questo, l’ANC propone tre modifiche alla normativa: innanzitutto, escludere l’IVA, i contributi previdenziali e le anticipazioni ex art. 15 del DPR n. 633/1972 dalle somme assoggettabili al recupero; introdurre un limite massimo della trattenuta nella misura di un quinto del compenso imponibile netto; e, infine, prevedere la sospensione del recupero in presenza di procedure di regolazione della crisi o di rateazioni regolarmente rispettate.
“Una riscossione efficace – conclude la nota – non può compromettere la capacità del professionista di continuare a lavorare. Garantire la continuità degli studi professionali significa tutelare il lavoro, favorire il risanamento delle posizioni debitorie e assicurare, nel tempo, un recupero più stabile ed efficace delle entrate erariali”.
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